venerdì 2 marzo 2018

La grande Quercia di Tregnago, un sacrario vivente nata nel periodo rinascimentale e morta pochi anni or sono.




Simulacro della divinità, nella mia gioventù si andava in pellegrinaggio e ai suoi piedi si passavano le notti fra canti e spensierata armonia.
Queste righe vogliono essere un omaggio a quel “altare” che rappresentava, l’altra religiosità legata alle antiche tradizioni contadini che veneravano gli alberi maestosi con le medesime liturgie adattate nei riti delle religioni orientali.
Allego questo articoletto che ho trovato in rete e che puntualizza in maniera garbata e precisa la storia di un albero sacro e che era venerato!
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Gli ultimi anni della Roara

La roara, la grande quercia che per secoli era stata quasi un monumento per Tregnago, fu più volte danneggiata da fulmini.
Per questo, uno dei più recenti proprietari del terreno dove essa si trovava, il generale Francesco Pellegrini, negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, volle prendersene cura  incaricando un suo dipendente, Augusto Piccoli – nonno di Roberto Piccoli che ha fornito questa informazione – di proteggere il “cuore” dell’albero con una copertura di lamiera e cemento che veniva rinnovata ogni marzo e ottobre. Questa misura protettiva fu realizzata fino al 1954 circa.
Tempo dopo, il terreno – e l’albero con esso – fu venduto ma i nuovi proprietari non furono altrettanto attenti alla salute della pianta, che fu duramente provata dalle estati calde e asciutte del 1983 e degli anni seguenti. Alcuni dei rami più grandi si seccarono.
Nel 1986, le parti secche furono attaccate da un insetto parassita del legno che in pochi anni proliferò attaccando anche il fusto principale.
Nell’ottobre 1989 il  gruppo” Cultura e Territorio” di Tregnago pubblicò e affisse in paese un manifesto dal titolo “La roara sta morendo” allo scopo di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica e di sollecitare un intervento urgente, che avrebbe forse consentito alla pianta di sopravvivere. Tuttavia non fu messo in atto alcun intervento pratico.
In seguito, dopo un ulteriore cambio di proprietà, il terreno fu recintato interrompendo il percorso pedonale storico che saliva dalla valle e, nel 2010, la pianta venne tagliata.
Purtroppo nessuno si curò di verificare l’età dell’albero, che era stimata intorno ai settecento anni.
E’ interessante notare che presso il sito dove cresceva albero vi sono altre due querce abbastanza grandi, e che altre si trovano, più o meno alla stessa quota, sulla colline di Cogollo e in val Tramigna. E’ possibile che questi grandi alberi avessero un significato, per esempio segnalate il passaggio di una via di comunicazione.
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