venerdì 28 luglio 2017

Il piatto d'argento del Tesoretto di Isola Rizza

Ecco il piatto d'argento, parte significativa del tesoretto di Isola Rizza trovato dal mio bisnonno in località Casalino, oggi conservato nel sacello, costruito da Scarpa, del Museo di San Martino in Aquaro a Verona. Il prezioso reperto, probabilmente opera di maestri orefici di costantinopoli, rappresenta
 una scena di guerra, dove è immortalato un gueriero longobardo che sta colpendo con la lancia un fante avverso.

giovedì 27 luglio 2017

Franz Bardon


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Ripreso da: http://lagrandepiramide.forumcommunity.net/?t=11610122

Franz Bardon apparentemente nella sua vita era un comune cittadino.
Egli su ordine della "Loggia Bianca" scrisse i libri che oggi sono pietre miliari della magia.
Purtroppo di questi libri, in Italia è arrivato solo il primo (Iniziazione all’Ermetica): Mancano ad oggi il secondo ed il terzo, rispettivamente sull’Evocazione magica e la Cabala.

Egli era guidato dalla Divina Provvidenza per rivelare all'umanità il significato nascosto dei primi quattro arcani maggiori dei Tarocchi. Purtroppo solo le rivelazioni delle prime tre carte sono state pubblicate (I primi tre libri appunto) perchè il quarto libro pressoché finito cadde nelle mani della polizia cecoslovacca negli anni del comunismo. Di questo quarto libro (alchimia) ci sono rimasti solo dei frammenti peraltro in alcuni punti indecifrabili.

Il significato della prima carta dei tarocchi, il Mago, è stato rivelato nel libro "Iniziazione all'Ermetica"; la seconda carta, la Papessa, nella” Pratica della magia evocativa” e la terza carta, l'Imperatrice, nella “Chiave della vera Cabala.”

Troviamo poi due opere postume su Franz Bardon: Frabato che ne è la sua biografia, scritto dalla sua segretaria Otti Votavova ed il “domande a risposte fra Bardon ed i suoi allievi”. Del “libro d’oro della saggezza”, abbiamo solo tre capitoli su dieci, gli unici che si sono salvati, comunque molto interessanti. Come già detto, si riferiscono alla quarta carta dei tarocchi. I frammenti sono contenuti nel libro “domande e risposte”.

Se di alcuni scrittori dell'occulto, noi conosciamo ogni dettaglio della loro vita, di Franz Bardon le uniche notizie CERTE si riferiscono alla sua nascita ed alla sua morte.
Bardon era molto devoto alla Divina Provvidenza, ed in tutte le sue opere se ne fa continua menzione. E così dovrebbe in effetti fare qualsiasi Adepto di magia bianca. Inoltre, tutti i suoi studenti, anche chi non lo ha mai conosciuto (la maggioranza), ma che studia e pratica seriamente i suoi insegnamenti sono sotto la protezione della DIVINA PROVVIDENZA. Fu il Maestro ad asserire ciò.

Sappiamo che è nato ad Opava, (nella Repubblica Cecoslovacca) nel 1909 e morto in prigione nel 1958. Era il primo di 13 figli, unico maschio. Secondo la leggenda, lo Spirito di un Grande Iniziato (Bardon appunto), con il consenso della primitiva “anima” che ne trasse benefici immensi, s’incarnò nel corpo del ragazzo, quando questi non aveva compiuto 16 anni. Ciò per rispondere alle preghiere del padre, Victor che ardentemente desiderava la guida di un Maestro Spirituale. La sua richiesta fu dunque esaudita.

Non ci si meravigli più di tanto questa pratica: essa in Tibet rappresenta un’esperienza “comune” fra molti Iniziati.

In gioventù il giovane Franz calcò la scena di molti palcoscenici con il nome appunto di “Frabato”. Girò in lungo e largo l’Europa e soprattutto la Germania. Qui, come ci viene narrato nel libro “Frabato il mago”, iniziarono i suoi guai con il regime nazista. Mentre tutti pensavano che fosse un ottimo illusionista, in verità Egli mostrava le sue doti occulte non comuni. Purtroppo “qualcuno” si accorse di lui, cosa che lo costrinse a fuggire fuori dai confini della Germania. Ma per breve tempo: fu catturato dai nazisti, sottoposto a torture di ogni genere (si dice che senza anestesia, gli fu applicata una catena all’anca, con un peso all’altra estremità che gli impediva di fuggire). Ci si chiederà: ma cosa volevano i nazisti da lui? La risposta ci viene data dai suoi scritti e dai suoi eredi spirituali: la Conoscenza. La sua notorietà, la sua fama, era arrivata ai seguaci della F.O.G.C. di cui a detta dello stesso Bardon facesse parte, o fosse un simpatizzante anche Hitler. D’altronde è risaputo dell’interesse di questi per l’occulto. Niente di nuovo, niente di cui meravigliarsi. Per non dilungarci in materie che non sono l’oggetto di questa breve recensione della sua vita, vi diremo che la F.O.G.C. rappresentava una potente “loggia nera”, cui aderivano uomini potenti, ognuno dei quali aveva un “diavolo servitore”. (Maggiori dettagli, potranno essere letti nel libro: “Frabato il Mago”). Dopo circa quattro anni, con uno stratagemma, riuscì ad evadere.

Ritornò in Cecoslovacchia, stanco e provato, ancora una volta sotto una dittatura; questa volta comunista. Ma si sa che gli estremi si equivalgono.
Svolse l’attività di naturopata, curando e guarendo anche malati di cancro.

Riprese la stesura dei suoi libri, a suo tempo ordinatogli dall’alto della Loggia Bianca, a cui capo c’è il Primo e più anziano Iniziato della storia; insegnava inoltre la magia a pochi ma fedeli allievi, tra cui il Dr. Kumar.

Si narra, che gli fu imposto di scrivere i “libri della saggezza” (appunto i suoi libri) per rispondere ad una precisa esigenza manifestata da quelli che “lamentavano” di non aver avuto in vita la possibilità di avere un vero Maestro. A questo la Grande Loggia Bianca pose rimedio: scelse Bardon per la compilazione di questi libri.
Intanto le sue guarigioni miracolose, attiravano sempre più persone alla sua casa, ed il Maestro stanco e pressato elargiva rimedi e guarigioni a tutti, a scapito anche della sua salute. Tutto ciò che si concedeva era il fumo: era infatti un accanito fumatore.
Purtroppo ciò attirò anche l’attenzione della polizia comunista, la quale con l’accusa di esercizio abusivo della professione, arrestò Bardon che da li a pochi mesi morì in prigione nel più fitto mistero.

Lasciò una moglie, una figlia ed un figlio. Proprio in questo periodo suo figlio Lumir, ha dato alle stampe un libro (ricordi di Franz Bardon) con materiale inedito.

La moglie assicurava che quasi tutte le notti, dopo aver bevuto un forte caffé, Bardon munito della sua spada uscisse di casa. Nessuno seppe mai il motivo, ma negli ambienti iniziatici praghesi si racconta che Egli andasse a fronteggiare le forze negative che ostacolano e sono causa di rovina per il genere umano. Ove avvenissero questi incontri (…o scontri), non lo si è saputo mai………… :blink:

Nella vita di tutti i giorni, egli era un uomo umile, sincero e buono. Non si è mai proclamato L’unico, il grande o addirittura il più grande di tutti.

Sotto il profilo “umano” fumava, aveva problemi di salute derivanti dai terribili anni di prigionia e aveva soprattutto una famiglia, cosa alquanto discussa per essere un iniziato. Personalmente ritengo che egli ci abbia voluto lasciare una traccia della via da percorrere per arrivare alla 2ª “Realizzazione”. Non pratiche mortificatorie, non sofferenze fisiche che creano sempre squilibri, non eccessi, ma TEMPERANZA, BONTA’, VOLONTA’, FEDE.
E’ certo che colui che si desse a seguire con regolarità e costanze le pratiche di Bardon, pur impiegando degli anni (e non potrebbe essere diversamente) in un insegnamento così vasto e completo, raggiungerebbe dei risultati non comuni.

Taluni scrissero (i critici non mancano mai) che il suo “sistema” fosse copiato di qua e di là. Probabilmente chi scrisse o disse ciò aveva una scarsa conoscenza della materia, perché MAI fu pubblicata un’opera così completa sull’Ermetismo, la Magia e la Cabala, e anche se ne sono rimaste solo poche pagine, sull’Alchimia (il quarto libro). Chiunque abbia esperienza in materia, potrà ben percepire la differenza della sua magia, del suo ermetismo e della sua Cabala dalle opere classiche.

Un libro che influenzò Bardon e che privatamente tradusse dal tedesco al cecoslovacco per beneficio dei suoi allievi, fu “Le sette lettere ermetiche” di George Lomer.

L’unicità del metodo Bardon, la si ritrova nella Cabala (terzo libro) completamente diversa dalla cabala classica, La Cabala di Franz Bardon non richiede neppure una conoscenza dell’ebraico.
Certo, alcune analogie e parallelismi con altre scuole iniziatiche ce ne sono e ce saranno sempre. Ma si sa: ciò che è efficace, è efficace per tutti e non deve essere ad appannaggio solo di tizio o di Caio. Ma asserire che fu copiato è altra cosa.
Un sincero ringraziamento gli studenti di Bardon devono farlo a Dieter Ruggeberg, il quale con duro ed arduo lavoro, costatogli anni di fatica, è riuscito a farci arrivare pressoché intatte le sue opere, tradotte in tantissime lingue.

domenica 23 luglio 2017

Testa da porton

'Marcolfe', è il nome con cui vengono indicati i visi di pietra caratteristici del Frignano, nell'Appennino modenese.
Solitamente incise sull'architrave, all'uscio delle case, sembra quasi siano messe lì per proteggere l'ingresso da eventuali intrusi, sorvegliandolo con quello sguardo antico e severo.
La loro origine è discussa, c'è chi sostiene provenga da un'antica tradizione ligure di rappresentare gli antenati a protezione dei focolari domestici, o dall'abitudine delle popolazioni celtiche lì insediatesi di conservare le teste dei nemici uccisi, qualcun'altro parla di una funzione apotropaica evolutasi nel corso dei secoli, all'interno di un contesto chiuso dalla barriera naturale delle montagne e delle vallate frignanesi.
Questa usanza, radicata così profondamente nei nostri costumi, è una caratteristica distintiva, una peculiarità propria di una civiltà contadino-pastorale, avvezza alle difficoltà di un territorio non sempre gentile; una usanza arcaica, che già a poche decine di chilometri potrebbe risultare bizzarra, a dimostrazione che noi emiliani, italiani ed europei non abbiamo bisogno di esotismi, in chiave di "arricchimento", per colmare il vuoto lasciato da settant'anni di americanizzazione e dimenticanza della nostra cultura.
Il nostro obbiettivo è riappropriarci di ciò che è nostro, per continuità di stirpe, per tradizione, in barba a quelle oligarchie che si baloccano nel rendersi responsabili di movimenti migratori di milioni di disperati, di guerre fratricide, di genocidi, nel perseguire il loro piano di "Grande Sostituzione" del nostro popolo (e di tutti i Popoli).
Che lo sguardo delle Marcolfe, fissato nella pietra delle nostre montagne, possa proteggere le nostre terre, le nostre vette, le nostre pianure, i fiumi e i laghi, i villaggi e le città, il mare e la terra che a noi appartengono di Diritto!

La ritualità bellica

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Che sia un caso che Napoleone prima e Hitler poi invasero la Russia lo stesso giorno: il 24 giugno 
Éric Rohmer

sabato 22 luglio 2017

Ogni sera su uno dei canali Rai troviamo Hitler o Mussolini: siamo nauseati!

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Ogni sera, sera dopo sera su uno dei canali della RAI si parla di Mussolini o di Hitler, e giù parole, documenti e testimonianze delle atrocità, dei disastri, delle fobie dei due dittatori. Da quando la storia in Rai e curata da quell'incompetente di Mieli il degrado si è accelerato. Ieri abbiamo assistito alla tentata dimostrazione che Hitler era in balia di un medico (oltre che paranoico) che arrivò a drogarlo. Ho sentito un sacco di scemenze. Hitler promosse l'agricoltura biologica e lui stesso da sempre era un vegetariano, questi sono dati di fatto. Vogliono farci passare il dittatore tedesco come un invasato che in ultima diventa pazzo furioso. Hitler credo fosse lucidissimo fino all'ultimo, tanto lucido che riusci a dileguarsi arrivando ad rendere introvabile il suo corpo, o a fuggire.
La Rai condotta da Mieli ci ha nauseato , ogni sera incessantemente su questa storia, legata sopratutto ai due dittatori, si da slancio e sotto sotto si arriva a creare una  esaltazione verso il fascismo e il nazismo. Mieli sei l'ignorante di turno  scelto erroneamente perché funzionale a questa Europa vicina al collasso. Sono i falsi intellettuali come te Mieli che preparano le dittature e a più di settanta anni vi fanno ancora paura perchè erano fortemente voluti dal popolo ed erano rivoluzioni e come tutte le rivoluzioni finiscono male......

L'introduzione al testo. IL PIANO DI FONDAZIONE DI VERONA ROMANA

introduzione al testo di Umberto Grancelli redatta, da Luigi Pellini, in occasione della  seconda ristampa del IL PIANO DI FONDAZIONE DI VERONA ROMANA
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“IL Piano di Fondazione di Verona Romana” è ormai un testo introvabile, e chi ha la fortuna di possederne ancora una copia la conserva gelosamente. Per molti anni ho cercato di poterne acquistare una originale, interpellando librerie, conoscenti vari, ma la risposta era sempre la stessa<>. Solo pochi mesi fa uno degli amici più cari mi ha fatto dono dell’unica copia che aveva, forse impietosito dalla mia vana ricerca. Aperto il testo sulle prime pagine notai un appunto a matita:<>. Credo che queste poche righe sintetizzino una delle tante riflessioni che possono scaturire dopo aver letto questo meraviglioso libro che ci accompagna nei mondi tenebrosi e incantati alla scoperta dei poteri latenti che sussistono in ognuno di noi.Grancelli nella fondazione di Verona ci svela il mondo dimenticato e sconosciuto di una città magica, espressa dalle proprie sacre misure ,dagli antichi riti , dagli allineamenti astronomici, ma soprattutto, lasciando che le pietre stesse ci parlino, oltre dalle scontate geometrie legate al cardo e al decumano , anche se la forma reticolare colpisce al primo sguardo e le strade principali seguono gli assi cartesiani dove l’organismo cittadino ordinario troverà la sua forma palese . Una geometri occulta ci è lentamente svelata, concepita per restare nei secoli così che nessuno la possa scalfire, tenendosi sottotraccia e mantenendo l’equilibrio del cerchio e del quadrato.La parte razionale è quella sviluppatasi dentro l’ansa protettiva dell’Adige, lineare e allineata, così la città conosciuta e la sconosciuta convivono: una dentro l’ansa disposta a reticolo e l’altra, sacra, che è all’origine trova la sua sede sul colle di S. Pietro, dove è il “palatium” del potere e il luogo della forza spirituale , dove il cielo comunica con la terra. Attraverso punti riconducibili ad un disegno mandalico ripresi da templi cristiani ci appare una città composta non solo di assi reticolati ma anche di cerchi e di allineamenti tuttt’ora rintracciabili fissati sul cammino annuale del sole. Lentamente ci viene svelata una città incantata fra la sapienza dell’oriente e dell’occidente,. Luogo fondato su principi eterni e trascendenti, frutto di conoscenze pressoché a noi sconosciute e immemorabili , l’incessante alternarsi della luce e del buio, del terrestre e del sotterraneo.Il colle di San Pietro con i suoi pozzi e le sue cavità e con il teatro ai suoi piedi, è la montagna sacra a cui tutta la città si volge, forse è qui che si tracciò il pomerio come nella fondazione di (segnato da un fulmine inviato dalla divinità più alta), con l’aratro mosso da due buoi , uno di manto bianco e l’altro nero, un aratro a versoio che in qualche museo dell’Etruria è ancora possibile vedere, con l’ala in bronzo che permetteva alla zolla mossa di essere capovolta, in maniera che il sotto diventasse il sopra e viceversa. Liturgie rituali indispensabili per creare la città, gesti compiuti non solo per delimitare , ma anche per orientare verso il cammino annuale del sole e verso le stelle o le costellazioni che da sempre hanno determinato gli atti umani fondamentali, e non esiste cattedrale che non abbia il suo zodiaco e non fanno eccezione le principali chiese di Verona,la Basilica di San Zeno e il Duomo che conservano pareti istoriate di queste dodici figure. Le stesse cattedrali sono la continuazione medioevale di questo sapere arcano, trasposto in simboli, immagini e allegorie. Vivere morire e rinascere, la morte è effettivamente un passaggio, un cambiamento di stato, ogni città ha una sua individualità è una creatura un organismo che nasce e muta. Il colle di S. Pietro era l’acropoli dove più alto sorgeva il tempio dedicato al dio Giano, che chiudeva e apriva ogni ciclo, due facce opposte di una divinità indivisibile che incarna il mistero dell’uomo come unità viva e creatrice, composta da aspetti contrastanti e complementari che si influenziano vicendevolmente.Non a caso Ops Consiva è la paredra di saturno ,ma anche consorte di Giano, è una divinità femminile preposta alla fertilità, alle acque sorgive e feconde, ai granai e alla conservazione del farro base alimentare dei romani, grano particolare selezionatosi nel Lazio, legato anch’esso ai misteri del grano, alla morte resurrezione, e già gli egizi solevano ricoprire il dio dei morti Osiride di cariossidi e farle germinare, perché il grano deve morire, trasformarsi e infine germinare nelle viscere delle madre terra, solo cosi potrà nutrire gli uomini e il pane era legato intimamente ai misteri Eleusini come il vino era legato ai misteri di Dioniso, e nella messa cattolica ritroviamo questi alimenti che ulteriormente si trasformano in carne e sangue. Il colle di San Pietro è l’inizio e la fine di un viaggio eterno di morte e di rinascita, dove le facce di Giano della soglia osservano in opposte direzioni la partenza e l’arrivo, questa divinità italica, come l’apostolo Pietro è munita di chiavi per aprire o chiudere la porta della salvezza. Umberto Grancelli ci ha aperto e accompagnato verso una diversa conoscenza, ma anche verso la speranza che una seppur piccola parte di noi troverà la liberazione eterna.

venerdì 21 luglio 2017

La distruzione delle templi imperiali da parte del papato


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Il porfido di questa fonte battesimale, in Vaticano, è il coperchio del sarcofago dell'Imperatore Adriano.
La parte inferiore del sepolcro venne utilizzata per la sepoltura di un papa ,papa Bonifacio nel 608 ,poi per Innocenzo II e poi nel 1308 a seguito di un incendio nella basilica Petrina andò distrutto ,so che fino all'anno 800 la Roma imperiale era pressochè intatta ,ma poi i papi e non solo hanno distrutto un patrimonio dell'umanità.Comunque i pagani nascosero moltissime statue che adornavano i templi e chissà quante ancora sono da trovare

giovedì 20 luglio 2017

Andreotti dichiarava dopo l'omicidio di Giorgio Ambrosoli:<<....certo è una persona che in termini romaneschi se l'andava cercando.>>

«Ambrosoli? Se l'andava cercando»

La frase choc di Andreotti in tv sul legale ucciso nel centro di Milano nel '79

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MILANO - Giulio Andreotti ha il colletto un po' aperto e il nodo della cravatta è allentato. Ma come sempre il senatore a vita non tradisce emozioni particolari. Le labbra sottili sembrano muoversi impercettibilmente e gli occhi non cambiano espressione quando, alla domanda su perché Giorgio Ambrosoli è stato ucciso, risponde così: «Questo è difficile, non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo è una persona che in termini romaneschi se l'andava cercando». Una frase che sembra buttata lì senza pensarci troppo, ma quelle parole che colpiscono al cuore rappresentano forse il momento più importante e doloroso della puntata de «La storia siamo noi» che Giovanni Minoli ha dedicato ad Ambrosoli, il liquidatore dell'impero di Michele Sindona, e che andrà in onda stasera alle 23,50 su RaiDue. Più importante perché appare l'ennesima e più chiara manifestazione del fatto che Andreotti nello scontro fra Ambrosoli e il bancarottiere Sindona, da lui salutato come il «salvatore della lira», ha saputo per chi schierarsi fin dal primo momento.
E più dolorosa perché tutti, compreso lui, sanno poi cosa alla fine Ambrosoli abbia trovato nella notte dell'11 luglio 1979. Dopo una cena in trattoria e durante l'ultima ripresa dell'incontro di boxe che Ambrosoli segue in compagnia, arriva una telefonata: dall'altra parte c'è il silenzio. Poco dopo lui scende ad accompagnare gli amici, e mentre sta rincasando il killer Joseph Arico gli dice: «Mi scusi, avvocato Ambrosoli». E spara 4 colpi, portando a termine la missione che gli ha affidato Sindona per 50 mila dollari. Minoli racconta tutto, anche riprendendo dai suoi archivi una intervista a Sindona, in carcere in America per bancarotta. Ne illustra soprattutto l'ascesa dal nulla e ne spiega il «contesto». Gli anni ruggenti nei quali sorprende la provinciale piazza finanziaria milanese con operazioni «all'americana»: Opa, conglomerate, perfino il private equity. «Importa» tutto da Wall Street e sembra che nessuno possa fermare la sua irresistibile ascesa. Nonostante i suoi rapporti quasi esibiti con il clan Gambino e con altre famiglie mafiosi. Ma gli anni ruggenti durano poco. L'Opa sulla finanziaria Bastogi nel '71 segna il suo tramonto. L'opposizione di Enrico Cuccia, fondatore di Mediobanca, fa fallire l'operazione.
E dopo il crollo in America la crisi dilaga nel suo fragile impero in Italia, finché la sera di martedì 24 settembre 1974 alle 23 un funzionario di Banca d'Italia telefona a casa Ambrosoli. Alle 17 del giorno dopo il Governatore Guido Carli conferisce a Giorgio Ambrosoli l'incarico di «unico commissario liquidatore», come dirà lui stesso alla moglie Annalori, della Banca Privata Italiana di Sindona. Ambrosoli fa il suo dovere fino in fondo, con l'aiuto di Silvio Novembre, ufficiale della Guardia di Finanza. Ma come testimoniano i suoi diari e quelli del Governatore Paolo Baffi «mezza Italia» si muove per salvare Sindona. Ambrosoli, Baffi e il vicedirettore generale Mario Sarcinelli fanno muro. Baffi e Sarcinelli, che respingono improbabili piani di salvataggio presentati loro anche da Franco Evangelisti, braccio destro di Andreotti, e svelano con ispezioni e rapporti le trame di Roberto Calvi, pagheranno carissima onestà e determinazione: Sarcinelli viene arrestato e a Baffi è risparmiato il carcere solo per l'età. Saranno poi prosciolti ma Baffi lascerà Via Nazionale. Le minacce e la violenza di Sindona e dell'Italia piduista non fermano Ambrosoli. Perciò il sicario venuto dall'America lo uccide. Nella lettera-testamento alla moglie scrive il 25 febbraio 1975: «In ogni caso pagherò a caro prezzo l'incarico». E pensare che, come ha detto il figlio Umberto: «Sarebbe bastato un piccolo sì, qualche piccola omissione, non prendere posizione. Avrebbe avuta salva la vita». Ma Andreotti non ha dubbi: l'avvocato liquidatore se l'è proprio andata a cercare. 
Sergio Bocconi
09 settembre 2010

martedì 18 luglio 2017

Le sacerdotesse dei boschi sacri


Le Lucarie, il cui termine deriva dal latino lucus ossia bosco sacro, vennero istituite per celebrare le divinità dei boschi e si celebrava in un lucus tra la Salaria e il Tevere. La festività fu istituita a ricordo e a monito, dopo la tremenda sconfitta subìta dai Romani ad opera dei Galli guidati da Brenno, nei pressi del fiume Allia, piccolo affluente del Tevere. I Romani in fuga trovarono riparo nella fitta vegetazione scampando in parte alla furia dei Galli.
Mentre secondo altre fonti la festa era dedicata ai boschi e alle divinità Silvane. Per Ovidio è festa consacrata a un asilo che Romolo aveva fondato nei pressi del Tevere.
tum quoque vicini lucus celebratur Alerni,
qua petit aequoreas advena Thybris aquas.
In questo giorno vicino il bosco si celebra Elerno
la dove il Tevere arriva straniero si dirige verso il mare.
Ovidio, I Fasti, lib. II 67 - 68
immagine: Brenno e il suo bottino di Paul Joseph Jamin, 1893