lunedì 24 aprile 2017

In realtà il cristianesimo non è monoteista!

Tre divinità in una, o forse si sono riprese le tre divinità egizie: Iside, Osiride e il figlio Horus.
L'invenzione della trinità deriva, più semplicemente dal mondo romano: la Triade Capitolina venerata nel Campidoglio, Giove, Giunone e Minerva....
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Certo che già con il concetto trinitario il monoteismo è alquanto confuso, ma per complicare la questione arriva anche il complesso e stratificato culto dei santi.
E' probabile che sia più monoteista il cristianesimo ariano, condannato nel concilio di Nicea, ( concilio voluto dal primo papa-Imperatore Costantino).


domenica 23 aprile 2017

"Beato il paese che non ha bisogno di eroi" frase tipica della retorica senza fondamento di Bertold Brecht

Bertold Brecht ha scritto molte oscene idiozie. Ma una più di tutte, quando ha detto “Beato un popolo che non ha bisogno di eroi”. Il popolo, ogni popolo, ha bisogno di eroi. Anche i regimi che amava il drammaturgo marxista hanno fatto ricorso a saghe eroiche, a icone di eroi. Stalin sopra tutti. La lista è lunga e non è ancora spenta: pensate a Che Guevara. E quando gli eroi sono vietati, i popoli li adottano clandestinamente, ricorrono agli anti eroi, o addirittura li prendono a noleggio dagli altri popoli o da altri pianeti. Come quello della fantasia, della fiction, della letteratura. Da John Wayne a Dylan Dog. Noi italiani, per esempio, da mezzo secolo li prendiamo in affitto da altri popoli o da altri mondi.
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http://www.marcelloveneziani.com/il-giornalista/mi-ritorni-in-mente/beato-il-popolo-che-onora-gli-eroi/

Presentazione di ARLECCHINO: DIO, DEMONE E RE alla fondazione Casa Museo Sartori

alla Casa Museo Sartori di Castel d’Ario

46033 Castel d'Ario (Mantova) via XX Settembre 11-15

Domenica 7 maggio alle ore 17, si svolgerà la presentazione del volume a cura degli autori: Emanuela Chiavarelli e Luigi Pellini “Arlecchino: Dio, Demone e Re” 

Origini Sciamaniche di un Culto 

Arcaico 


(Libreria Editrice Aseq – Roma). Stefano Paiusco, attore, proporrà un brano sulla commedia all’improvviso, tratta dal suo spettacolo “Comici Giullari Buffoni e Maghi ciarlatani”.

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Mauro Biglino l'eretico che fa infuriare il Vaticano

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Ieri ho asistito alla conferenza che Mauro Biglino ha tenuto alla Gran Guardia in Verona, sono state quattro ore in cui ho compreso ed imparato molte cose nonostante sia la seconda volta che lo sento dal vivo.  I giornali di Verona non hanno mai passato la notizia: allineati e coperti con il potere politico-religioso di Verona, ma nonostante il silenzio la conferenza era gremita  la grande sala della Gran Guardia era piena, e la gente ascoltava in silenzio, non si sentiva volare una mosca............. Anche oggi sul dopo evento assenza completa di notizie, anche se si comprende che esiste un gran interesse verso queste tematiche.
In conclusione il relatore ha sottolineato che la Bibbia non descrive eventi sacri e non parla nemmeno di dio..........

mercoledì 19 aprile 2017

Giacomino da Verona e il suo poemetto: De Babilonia civitate infernali

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Il "De Babilonia civitate infernali" è un poemetto di Giacomino da Verona nel quale l'Inferno viene descritto in modo piuttosto grossolano, ma con dovizia di particolari fantasiosi e divertenti.
L'Inferno è ammorbato da un fetore indescrivibile, che si sente a più di mille miglia di distanza; vi brulicano bisce, ramarri, rospi, serpenti, vipere, dragoni con lingue e denti taglienti più di rasoi.
Appena giunto in questo luogo, il dannato è preso in cura da diavoli cento volte più neri del carboni, i quali gli spezzano le ossa a bastonate, lo immergono prima in un'acqua gelata e poi lo mettono in un luogo di grande calura. 
Dopo questi preparativi, il malcapitato è pronto per essere cucinato! Arriva Belzebù che lo mette ad arrostire come un bel porco al fuoco in un grande spiedo di ferro, per farlo cuocere, condendolo con una salsa per renderlo più appetitoso. La salsa è fatta di acqua, sale, fuliggine, vino, fiele, aceto forte e veleno. 

Ma non sempre Lucifero, re dell'Inferno, gradisce la pietanza e allora, infuriato, lo rispedisce indietro al cuoco perché non lo trova convenientemente cucinato.

venerdì 14 aprile 2017

Quello che i cristiani non hanno compreso

Per il cristiano odierno la crocifissione fu un lacrimevole errore giudiziario. La facoltà di percepire la misteriosa necessità del tremendo morì con il dramma greco e gli altari cristiani.
Nicolás Gómez Dávila

L'immagine può contenere: una o più persone e persone in piediCrucifixion - Corpus Hypercubus. 1954.

Salvador Dali. Spanish 1904-1989. oil/canvas. Metropolitan Museum of Art.

giovedì 13 aprile 2017

Uccelli e previsioni del tempo

Gli uccelli ed il tempo che farà
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L’originale sistema degli antichi per fare le previsioni del tempo
Il continuo canto dei passeri ed il gracidio della cornacchia preannunciano pioggia. Non sottovalutate il lamento dello scricciolo che avverte di una tempesta imminente. Virgilio e Guarinoni mettono in versi tutta la meteorologia
Pioggia non venne mai senza messaggio
Da lei che nelle valli ime si cria
Fuggirono le gru…
L’ardita rondinella non fu stanca
di sui laghi aliar. . . (Virgilio)
Primi a far le previsioni del tempo furono gli animali ed in particolare gli uccelli. Gli antichi ne erano convinti e fino alla seconda metà del secolo scorso molti, fra i contadini, guardavano a polli e anatidi, ma anche a passeri, fringuelli, cornacchie e altri volatili della campagna, per sapere come sarebbe stato il domani.
Cercavano di conoscere il tempo prossimo venturo e lì “leggevano” come fossero vive carte del tempo.
Era una “verità” diffusa e condivisa, un’originalissima scienza che veniva verificata giorno per giorno e trovava il conforto dei “classici”, fra questi Virgilio, e tramandata.
C’erano, e ci sono, alcuni principi basilari: quando sta per piovere venire una tempesta gli animali vanno a cibarsi quanto più in fretta possibile e rimanendo vicino ai loro ricoveri.
Le starne e i fagiani cercano cibo ai margini dei campi coltivati o degli incolti vicino ai boschi, la volpe e gli altri carnivori escono dalle tane, e gli “uccelli da rapina”, falchi e altri volatili, volano nel cielo pronti a cercar qualche preda.
Queste eran le conoscenze comuni fino al principio del Novecento.
Poi, già nella seconda metà del secolo scorso, conoscenze che sono il riassunto di centinaia d’anni di esperienze e di osservazioni sono andate in gran parte perdute. Molte di queste nozioni si trovano nei libri di naturalisti e tecnici della caccia, ma anche di appassionati tenditori di reti.
L’abate Girolamo Guarinoni scrive a proposito della previsione del bel tempo osservando gli uccelli:
Se al primo comparir dell’alba in Cielo
D ‘insolita allegrezza odi cantando
Dare segno gli Augelli, e in mille metri
Le note variar col rostro arguto
E dagli albor calar sul ramo erboso
Si vede e tosto risalire ai rami
Attender a loro nidi e visitare
Con spessi viaggi i pargoletti ignudi.
E di piacer insolito ripieni
Festosi, e gai per le frondose cime
Mostrarsi a salutare i primi raggi
Se senti per l’aria liquida poggiando
Cantar l’Allodoletta sopra i campi,
o i Corvi raddoppiare oltre l’usato
In suon più lieto le lor fioche voci
Il cattivo tempo viene annunciato da quasi tutti gli animali, e in particolare: il pettirosso sta alla base della siepe; il picchio smette di cantare; le rondini volano rasente al suolo; i passeri cantano in continuazione; le gazze stridono a intermittenza; le faraone lanciano versi lamentosi; l’airone è insolitamente irrequieto; la civetta canta di continuo dal tramonto; la cornacchia gracida con insistenza; il cuculo canta vicino alle case; il pavone continua a stridere; la cinciallegra lancia versi lamentosi; i colombi sui tetti volgono il gozzo a levante; i polli si rotolano continuamente nella polvere; il fringuello canta di frequente.
Secondo Guarinoni, inoltre, la pioggia sta per giungere quando:
Starsi la Cornacchia in secca arena
sola aggirando, o nell’onda lo Smergo
O l’Anitra con gli altri acquosi stuoli
Spesso il capo tuffare e gran desio
Del cristallino umor mostrare in vista
“Per tutto l’anno il cucco reca
Di copiosa messe al villan lieto,
e di bella stagione felice speme,
se nel fiorito april presso le Ville
tra i rami ascosi in suon continuo canta”.
Ose i corvi vedrai lasciando l’esca
Fuggire con rumore a larghe schiere
O se poco lontan dall’alta torre
Ove suol albegar il Passer vile
Le penne dispiegare e a corti voli
Partirsi, e tornar al tetto usato.
Il reattino o re di macchia,il pin piccolo volatile italiano, che abita le cataste di legna o le siepi intricate, annuncia tempesta quando:
Il re piccino delle siepi amico
Allor che innanzi ai villerecci tetti
Saltellando pei fessi dei cortili
Manda dal sottil rostro acuti strilli.
Il freddo e la neve vengono preannunciati da un “passo” anticipato di lucherini, cince, zigoli. Quando lo scricciolo canta in continuazione per più giorni annuncia che giungerà un freddo intenso.
Così lo ricorda Giovanni Pascoli:
Viene il freddo. Giri per dirlo
Tu, scricciolo, intorno le siepi
E sentire fai nel tuo zirlo
Lo strido di gelo che crepi.
II tuo trillo sembra la bruina
Che sgrigiola, il vetro che incrina
In “Cacciator Bolognese”, opera del 1716 scritta da Bartolomeo Alberti, si afferma fra l’altro:
Notasi ancora qualmente prendendo fringuelli se questi saranno ben grassi fra due o tre giorni in circa
Sara neve: se come quando li fringuelli abbandonando il monte s’incamminano verso il piano, se la neve
è già in terra, suole in breve cioè fra tre o quattro giorni svanire.
Ma se vengono dalle parte del Veronese varcando verso le maremme ne’ giova il fischio
di richiamo per fermarli, il freddo e la neve saranno di ben lunga durata.
Se il cuculo in primavera canta per la prima volta il freddo continua. Di solito viene chiamata “neve del cuculo” quella che nelle zone di montagna giunge dopo la prima apparizione del volatile. Le cornacchie che volano basse in autunno annunciano giorni di freddo.
Se i galli cantano anche a notte fonda il mattino sarà nebbioso. Qualora la folaga abbandoni le acque per raggiungere la terraferma significa che sta per giungere forte vento.
Se nella palude le anatre sono agitate, non si lasciano avvicinare, continuano a muoversi significa che il tempo sta per mutare.
Diventerà tempesta se lo scricciolo vola da un buco all’altro nelle cataste di legna a lungo i muri, il fringuello canta in continuazione, i passeri nella mattina continuano a cantare con una maggior intensità del solito. L’airone, come afferma Brunetto Latini, vola alto, le gru che hanno cominciato la migrazione la interrompono, i beccaccini raggiungono la palude e sono restii al volo, ma sostano in prossimità dei fossi, delle siepi o di altre zone a folta vegetazione quasi cercassero un riparo, gli uccelli di mare si avvicinano alla terraferma.
Virgilio nelle Georgiche lo ricorda:
Raro continue che a carena il mare
Perdoni allor che schiamazzando ai lidi
Lo smergo si ricovra in secca piaggia
La folaga marina si balocca
O l’aghiron dalle paludi amate
Sollevandosi a vol passa le nubi.
Di Rodolfo Grassi
Tratto da “Il CACCIATORE ITALIANO”
Bimestrale N.4 Agosto/Settembre Anno 2009