lunedì 29 febbraio 2016

Un monumento straordinario di una potenza e bellezza fuori dall'umano

Invece delle impronte di Cristo quelle di un dio pagano


due impronte di piedi (copia di un rilievo conservato nella vicina basilica di San Sebastiano fuori le mura), che sarebbero le impronte lasciate da Gesù; si tratta, in realtà, di un ex voto pagano per il dio Redicolo, offerte da un viaggiatore prima

A Orgiano (Vicenza) una villa con delle similarità con Versailles

Cinzia Albertoni a Antichi Borghi, Abbazie, Monasteri e Santuari d'Italia
Villa Fracanzan Piovene a Orgiano (Vicenza) La cucina, con raccolte di utensili e rami, è nota per il cinquecentesco acquaio in marmo rosso progettato dal veronese Farinati che secondo la tradizione Napoleone voleva portare al Louvre.

domenica 28 febbraio 2016

La Pietra nera oracolare di Londra




JULIUS EVOLA SULLA “PIETRA DEL DESTINO” SCOZZESE
“E’ di questi giorni lo scandalo, l’ ‘inaudito sacrilegio’ relativo al trafugamento, dall’abbazia londinese di Westminster, della pietra nera, chiamata ‘pietra del destino’ o ‘pietra magica dei Re’. Si sa ciò dalla cronaca, ma ai più, e non solo in Italia, è poco noto l’ordine di idee che, in altri tempi, avrebbe dato a tale furto un carattere di eccezionale gravità. […] Per il caso specifico, come le cose siano andate per la pietra di Westminster non è del tutto noto. Gli Scozzesi pretendono che essa abbia cessato di far da oracolo quando fu portata a Londra e alla dinastia scozzese degli Stuart subentrò quella degli Hannover. E il furto, come è stato scritto, viene appunto attribuito a degli sciovinisti scozzesi. I quali, davvero, mostrerebbero assai poca fiducia nell’autorità sovrannaturale della ‘pietra del destino’, se sono ricorsi a tale mezzo. Ciò, quando non si dovesse tener conto della tradizione, secondo cui gli oracoli, di massima, già da secoli avrebbero cessato di parlare: avrebbero cessato di parlare dal periodo in cui gli uomini han voluto ‘far da sé’ , han voluto essere liberi, sciolti da ogni connessione con forze e segni dall’alto, per imboccare la via problematica, che oggi si sta vedendo dove conduce.”
Dall’articolo del quotidiano ROMA “Biografia segreta della pietra del destino”, 3 gennaio 1951.
Informazioni da Wikipedia ed altra fonte:

“La Pietra di Scone o Pietra del Destino o Pietra dell'incoronazione (in inglese: Stone of Scone o Stone of Destiny oCoronation Stone) è una pietra a forma di grossolano parallelepipedo in Arenaria rossa sulla quale furono incoronati i sovrani scozzesi da Kenneth I di Scozia a Carlo II.
La leggenda la proclamava la pietra sulla quale Giacobbe aveva ricevuto una visione, e che la frattura che presenta fosse derivata dal colpo infertole da Mosè per renderla capace di portare acqua..
Si trovava a Scone, villaggio della Scozia centrale cui deve il nome, a nord-est di Perth: ha fatto ritorno in Scozia solo nel1996, dopo che fu trasportata a Londra da Edoardo I nel 1296 e posta sotto il trono delle incoronazioni (coronation chair) nell'Abbazia di Westminster. Ora è custodita al castello di Edimburgo.”
“Prelevata dai nazionalisti scozzesi nel 1950, la pietra fu recuperata giusto in tempo per l'incoronazione dell'attuale regina, Elisabetta II, nel 1952.”

La potenza del rito

Esistono riti legati all'antica religione Romana che mantengono inalterate la loro potenza evocativa e catalizzatrice verso gli eventi futuri.  La liturgia è intimamente legata agli altari, Heron, sacelli e luoghi che funzionano da ponti verso l'invisibile, condizionando il futuro. Il Sacro è terribile, ne consegue che bisogna conoscere per dominarlo. Roma conosce, iniziando da Augusto, due secoli di feconda espansione, per merito dei sacerdoti che ritualizzano incessantemente.......

Reminiscenze pagane

Nella chiesa umbra di San Pietro (Perugia), Maria viene riportata tricefala come veniva riportata Ecate, perché?

giovedì 25 febbraio 2016

Dolore e cattiveria



"Se la gente è così cattiva,
forse è solo perché soffre"
L.F. Céline

martedì 23 febbraio 2016

Le contraddizioni della repubblica

Oggi in Vaticano si è festeggiato l'anniversario della firma di Patti Lateranensi con l'ambasciatore italiano presso la Santa Sede. Patti blindati anche nella costituzione: articolo 7 della Costituzione Italiana.
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Il gesuita rivoluzionario


E' morto  due gironi fa Fernando Cardenal prete-guerrigliero che sfidò il Vaticano. Che la terra ti sia lieve.
Negli anni '80 si rifiutò di lasciare il governo rivoluzionario sandinista del Nicaragua in cui era ministro dell’Istruzione. Promosse e coordinò una grande campagna di alfabetizzazione che gli valse un riconoscimento mondiale da parte dell’Unesco.
Il Papa Giovanni Paolo II lo scomunicò, ma data la sua notorietà in seguito fu riabilitato.
Chi ama non muore mai.......
Nessuno sarà padrone di questo corpo di laghi e vulcani
di questa mescolanza di razze,
di questa storia di lance;
di questo popolo amante del mais,
delle feste al chiaro di luna;
del popolo dei canti e dei tessuti di tutti i colori.
Nè lei nè io siamo morte senza un progetto, senza lasciare un’eredità.
Siamo tornate alla terra da dove ancora torneremo a vivere.
Popoleremo di frutti carnosi l’aria dei tempi nuovi.
Colibrì Yarince
Colibrì Felipe
danzeranno sulle nostre corolle
ci feconderanno eternamente.
Vivremo nel crepuscolo della gioia
nell’alba di tutti i giardini.
Presto vedremo il giorno colmo di felicità
le imbarcazioni dei conquistatori allontanarsi per sempre.
Saranno nostri l’oro e le piume
il cacao e il mango
l’essenza dei sacuanjoches.
Chi ama non muore mai.

domenica 21 febbraio 2016

L'esperienza della morte



“L’anima al momento della morte, prova la medesima impressione provata da coloro che sono iniziati ai Grandi Misteri”.
(Plutarco, fr. 178, Sandbach, Stobeo, 4, 52, 49; Colli, p.113)

Le stranezze che accompagnano la sovrapposizione di simboli apparentemente inconciliabili


Medaglia USA commemorativa dell'uscita dalla crisi economica del 1929. La composizione simbolica è alquanto composita e di difficile spiegazione.....

mercoledì 17 febbraio 2016

"Diavoli" da luzon (Spagna), retaggio dello sciamanesimo


"diavoli" da luzon (Spagna)
Luzon ospita un arcaico carnevale festival che si chiama " la fiesta de los diablos y mascaritas ', Datata come "più arcaico" più volte celtica.
[ma il primo scritto dal documento di riferimento è il 14 esimo secolo]
Pic: fuliggine vestiti di nero con grandi corna, campane e "feroce" denti fatti con patate bollite (Alfonso Romo. Gabinete de prensa. Diputación de guadalajara)
Qui potete leggere l'articolo (lingua spagnola):http://gonzalorodriguez.info/2184-2/

Vincere la morte, con la "maschera"


Questo è il sarcofago esterno della regina. Una immagine del volto impressionante dove l'armonia dei lineamenti e la vividezza del volto sono cosi  potenti e presenti che lascia lo spettatore trasalito.... merytamun m10c (119). Foto da Harry Burton, 1929. Archivi della spedizione egiziano, Dipartimento di arte egizia.

La chiesa ha paura del confronto con Biglino, ma prima o poi

La casa editrice Unoeditori qualche giorno fa ha messo questo annuncio in rete:
Ecco il testo dell’annuncio, se qualcuno e’ interessato si faccia avanti: :D
Dopo il rifiuto del Cardinale Ravasi che con una scusa banale ha negato la sua presenza,siamo alla ricerca di esponenti delle principali confessioni cristiane (Cattolica, Ortodossa e Protestante) e di un teologo Ebreo per organizzare un convegno di confronto sulle antiche scritture da tenersi a Roma nell’anno 2015 del calendario cristiano.
Se foste a conoscenza o aveste contatti diretti con teologi ufficiali contattateci.
Per informazioni: info@unoeditori.com 3496898154 Prabhat Eusebio”

Ieri Mauro Biglino era a Verona



Nella serata di ieri 16 febbraio il famoso biblista Mauro Biglino era a Verona al centro Tommasoli dove ha tenuto una conferenza seguitissima sulla traduzione e sui fatti che tratta la Bibbia.
Mai vista tanta gente già mezzora prima dell'incontro la sala era completamente piena e gli organizzatori hanno chiuso le porte.
Quello che afferma questo studioso è a dir poco dirompente: la Bibbia non parla di Dio!  Come a dire. è stata tradotta male ed interpretata ancora peggio. Dopo il suo seguitissimo incontro accompagnato da una serie di domande molto pertinenti che hanno accompagnato la conferenza dall'inizio alla fine, Biglino ha concluso dicendo che fra una decina di anni la Chiesa di Roma sicuramente si "sgancerà" dalla Bibbia, testo di una violenza inaudita creato per il potere e manterrà solo i Vangeli, considerando però che anche i quattro libri evangelici sono intimamente legati al testo sacro di riferimento dell'Occidente cristiano. 

martedì 16 febbraio 2016

Le masse non si smentiscono mai, sono sono sensibilizzate dalle sciocchezze.........

Sanremo 2016, Galimberti: “Stesso pubblico di Padre Pio, fenomeno di massa scadente” (VIDEO)


http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/10/sanremo-2016-galimberti-stesso-pubblico-di-padre-pio-fenomeno-di-massa-scadente-video/2450314/

domenica 14 febbraio 2016

Vigorelli 1971Stadio, Morandi, Dalla e la musica vomitevole di allora anche oggi

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La notte del 5 luglio del 71, quello che nessuno ha mai detto di come andò quella notte che una valanga di giovani era arrivata al Vigorelli per sentire led Zeppelin e si sono trovati gli Stadio, Morandi, Dalla e la musica vomitevole del Cantagiro. Alle prime note di Morandi esplode il pubblico e i benpensanti (pochi) scelgono di uscire frettolosamente. Ecco perché il complesso venuto da lontano ha dovuto anticipare la sua entrata: ormai i giovani erano esposi dalla rabbia. Ecco che Morandi, gli Stadio, Dalla e i Vianella se la sono data a gambe. Quella musica di merda è ancora mantenuta in vita, quasi a rappresentare il ritorno della vecchia maniera. La polizia intervenuta non riesce a contenere la rabbia e sopratutto un numero impressionante di persone preme fuori per entrare, si sfiora la strage e con una mossa intelligente si aprono i cancelli, ma ormai anche led Zeppelin devono lasciare il palco. La gente si è ribellata e ha messo in seria difficoltà una organizzazione incapace e una musica imposta. Una considerazione: Morandi e compagnia sono ancora presenti come mummie, sopravvissuti, mostri mantenuti in vita in avanzato stato di decomposizione, che rappresenta questo nostro povero paese 

La Verità è uno Specchio, incontro con Elémire Zolla

La Verità è uno Specchio, incontro con Elémire Zolla

Porta inferi



Il mundus, come dice Ateio Capitone nel settimo libro pontificale, è aperto solitamente tre volte all’anno, in questi giorni: dopo i Volcanalia [24 agosto], tregiorni prima delle none di Ottobre [5 ottobre], e sei giorni prima delle idi di novembre [9 novembre]. Il motivo per cui è chiamato così lo riferisce Catone nei commentari di diritto civile: «al mundus è stato dato questo nome per via di quel mundus che si trova sopra di noi; la sua forma infatti, come ho potuto apprendere da coloro che vi sono entrati, è simile a quella [del mundus celeste]». I nostri antenati ritennero che la parte inferiore del mundus (eius inferiorem partem), inquanto consacrata agli dèi Mani, dovesse sempre restare chiusa, tranne nei giorni sopraindicati. E per questo motivo giudicarono quei giorni religiosi, perché per tutto il tempo in cui le cose segrete e nascoste della religione degli dèi Mani sono per così dire portate alla luce e rivelate, non vollero che si svolgesse durante quel periodo alcuna attività pubblica (nihil eo tempore in republica geri voluerunt). E in quei giorni infatti non attaccavano battaglia con il nemico, non procedevano alla leva militare, non venivano convocati i comizi, nulla veniva amministrato nello Stato che non fosse della massima urgenza.

Nell'immagine: l'Ombelico di ROMA

mercoledì 10 febbraio 2016

Sciamani santi

il santo dei voli: Giuseppe Desa, meglio noto come San Giuseppe da Copertino.

Il futuro patrono degli aviatori nacque nel 1603 nelle provincia di Lecce ed ebbe difficoltà a farsi accogliere in convento proprio per una serie di rapimenti estatici che venivano scambiati per inettitudine. Rifiutato dai frati cappuccini, dopo tante insistenze fu ammesso tra i conventuali e fu ordinato sacerdote nel 1628. E subito dopo iniziarono gli strani fenomeni. San Giuseppe da Copertino è infatti ricordato, da chi si interessa alle atipiche manifestazioni di carattere fisico legate alla "santità", soprattutto per la sua capacità di superare la barriera imposta dalla gravità e levitare in certi momenti particolari della sua vita, momenti in cui il rapimento estatico gli consentiva di elevarsi di alcuni metri dal suolo.


Ludovico Mazzanti, San Giuseppe da Copertino si alza in volo 
(XVIII sec.)

Le cronache riferiscono che il 4 ottobre 1630, verso le otto del mattino, nella chiesa del monastero delle Clarisse, Giuseppe da Copertino, colto da estasi mistica, si sollevò da terra e, passando sopra le teste dei fedeli, andò a posarsi sul bordo del pulpito, a un'altezza di circa tre metri dal pavimento. In altre parole: volava

Non in casi isolati, non in assenza di testimoni, non nel chiuso della sua cella, ma almeno un centinaio di volte e davanti a personaggi del tutto degni di fede. Come avvenne il 7 giugno 1646, quando ricevette la visita del Grande Ammiraglio di Castiglia, ambasciatore della corte spagnola presso il Papa. Di passaggio per Assisi, egli volle, insieme alla moglie, rendere omaggio al santo di cui tutti dicevano cose mirabolanti, ed ebbe la possibilità di testimoniare come l'umile Giuseppe Desa, in contemplazione davanti a una statua della vergine, si sollevasse dal suolo di alcuni metri e, dopo aver lanciato il grido che accompagnava i suoi voli estatici, tornasse nella sua umile cella. Oppure come era già avvenuto a Napoli il 27 novembre 1638 davanti ai giudici della Santa Inquisizione, e come accadde pochi giorni prima che morisse, in presenza del chirurgo Francesco Pierpaoli, che gli stava praticando un cauterio. Un eclatante fenomeno di levitazione si verificò anche nel 1657 nelle Marche, quando il futuro santo arrivò in vista della Santa Casa di Loreto, che desiderava da sempre visitare. In quell'occasione, durante una sosta del viaggio da Fossombrone a Osimo, mentre saliva la scalinata esterna di una casa colonica, Giuseppe ebbe la visone di una lunga teoria di angeli che salivano e scendevano dal cielo al di sopra della Santa Casa e, superando le barriere fisiche dell'attrazione newtoniana, in preda a un'intensa emozione, levitò fin sulla cima di un mandorlo. 

Elogiativo e interessante il giudizio di papa Benedetto XIV: …da questa intima unione con Dio, il suo cuore fu così travolto dal fuoco della Divina carità e così profondamente arso da incredibile amore di interiore dolcezza, che spesso prorompeva in estasi e levitazioni; per intenso desiderio del suo Dio, mentre ancora era trattenuto sulla terra, fu considerato cittadino del Cielo… .

Pochi anni più tardi, nel 1663, il corpo terreno di Giuseppe da Copertino volò per sempre verso un definitivo altrove: "nella semi-oscurità, il suo volto rimase per diverso tempo vivacemente illuminato come da un fascio di raggi solari, che si andarono spegnendo lentamente…" Lo spegnersi di questa sorta d'energia somiglierebbe assai alla stessa spiegazione che fra' Giuseppe forniva dei suoi voli, senza potersene dare una vera ragione: "...l'anima vede certi raggi della grande Maestà di Gesù Cristo quali cagionano, poiché per sì gran lume l'uomo si muove così di ratto all'indietro. Ma poi che quei raggi si ritirano e così cagionano, quasi così facendo l'invito all'anima che di nuovo ella con il suo corpo voli e sia rapita verso il suo amato Signore…"

lunedì 8 febbraio 2016

GIORDANO BRUNO E I ROSA CROCE

L'immensità

«Gettato nell'infinita immensità degli spazi che ignoro e che non mi conoscono, ne sono spaventato.»
(Blaise Pascal, Pensées", fr. 205 / Decorazioni della Watts Chapel a Compton, Regno Unito)

domenica 7 febbraio 2016

Un paese straordinario: Rocca Imperiale



Un paese fra cielo e mare, una meraviglia di una Italia dimenticata.

sabato 6 febbraio 2016

Antonio Pantano: Giovannino Guareschi e Degasperi

René Guènon: Sul significato delle feste carnevalesche

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A proposito di una «teoria della festa» formulata da un sociologo, abbiamo segnalato [Si veda «Etudes Traditionnelles», aprile 1940, p. 169] che tale teoria aveva, fra gli altri difetti, quello di voler ridurre tutte le feste a un solo tipo, costituito da quelle che si possono chiamare feste «carnevalesche», espressione che ci pare abbastanza chiara per essere facilmente compresa da tutti, poiché il carnevale rappresenta effettivamente ciò che ne rimane ancor oggi in Occidente; e dicevamo allora che si pongono, a proposito di questo genere di feste, delle questioni che meritano un esame più approfondito. Infatti, l’impressione che se ne trae è sempre, anzitutto, un’impressione di «disordine» nel senso più completo della parola; come mai quindi si constata la loro esistenza, non solo in un’epoca come la nostra, in cui si potrebbe in fondo, se non avessero un’origine così remota, considerarle semplicemente come una delle numerose manifestazioni dello squilibrio generale, ma anche, e persino con uno sviluppo molto maggiore, in civiltà tradizionali con le quali a prima vista esse sembrano incompatibili?
Non è inutile citare qui alcuni esempi precisi, e menzioneremo anzitutto, a questo riguardo, certe feste di carattere veramente strano che si celebravano nel Medioevo: la «festa dell’asino” in cui quest’animale, il cui simbolismo propriamente «satanico” è assai noto in tutte le tradizioni [Sarebbe un errore voler opporre a questo il ruolo svolto dall'asino nella tradizione evangelica, poiché, in realtà, il bue e l'asino, posti ai due lati opposti della mangiatoia alla nascita di Cristo, simboleggiano rispettivamente l'insieme delle forze benefiche e quello delle forze malefiche; si ritrovano d'altronde nella crocifissione, sotto forma del buono e del cattivo ladrone. Quanto poi a Cristo sulla groppa di un asino, al suo ingresso in Gerusalemme, egli rappresenta il trionfo sulle forze malefiche, trionfo la cui realizzazione costituisce propriamente la «redenzione»], veniva introdotto addirittura nel coro della chiesa, ove occupava il posto d’onore e riceveva i più straordinari segni di venerazione; e la «festa dei folli», in cui il basso clero si abbandonava agli atti più sconvenienti, parodiando al tempo stesso la gerarchia ecclesiastica e la liturgia medesima [Questi «folli» portavano d'altronde un copricapo a lunghe orecchie, manfestamente destinato a evocare l'idea di una testa d'asino, e questo particolare non è il meno significativo dal punto di vista in cui ci poniamo].
Com’è possibile spiegare che cose simili, il cui carattere più evidente è incontestabilmente quello parodistico o addirittura sacrilego [L'autore della teoria alla quale abbiamo alluso non ha difficoltà a riconoscervi la parodia e il sacrilegio, ma, riferendoli alla sua concezione della «festa» in generale, pretende di farne degli elementi caratteristici del «sacro» medesimo, il che non solo è un paradosso piuttosto esagerato, ma, bisogna dirlo chiaramente, una pura e semplice contraddizione] abbiano potuto, in un’epoca come quella, non solo essere tollerate, ma persino ammesse più o meno ufficialmente?
Menzioneremo anche i saturnali degli antichi Romani, da cui il carnevale moderno sembra d’altronde trarre origine direttamente, per quanto non ne sia più, a dire il vero, che un ricordo assai pallido: durante queste feste, gli schiavi comandavano ai padroni e questi li servivano [Si riscontrano anche, in paesi diversi, casi di feste dello stesso genere in cui si giungeva fino a conferire temporaneamente a uno schiavo o a un criminale le insegne della regalità, con tutto il potere che esse comportano, salvo a condannarli a morte quando la festa era terminata]; si aveva allora l’immagine di un vero «mondo alla rovescia», in cui tutto si faceva contrariamente all’ordine normale [Lo stesso autore parla anche lui, a questo proposito, di «atti alla rovescia», e persino di «ritorno al caos”, il che contiene una parte di verità, ma, per una sbalorditiva confusione di idee, vuole assimilare tale caos all’»età dell'oro»]. Per quanto si pretenda comunemente che ci fosse in queste feste un richiamo dell’»età dell’oro», tale interpretazione è manifestamente falsa, dal momento che non si tratta affatto di una specie di «uguaglianza» che a rigore potrebbe esser considerata una rappresentazione, nella misura in cui lo consentono le presenti condizioni [Vogliamo dire le condizioni del Kali Yuga o dell’»età del ferro» di cui fanno parte tanto l'epoca romana quanto la nostra] dell’indiffereziazione iniziale delle funzioni sociali; si tratta di un rovesciamento dei rapporti gerarchici, il che è completamente diverso, e un tale rovesciamento costituisce, in modo generale, uno dei caratteri più evidenti del «satanismo». Bisogna vedervi dunque piuttosto qualcosa che si riferisce all’aspetto «sinistro» di Saturno, aspetto che non gli appartiene certo in quanto dio dell’»età dell’oro», ma al contrario in quanto egli attualmente è solo il dio decaduto di un’èra trascorsa [Che gli dèi antichi diventino in certo modo dei demòni, è un fatto abbastanza generalmente constatato, e di cui l'atteggiamento dei cristiani nei riguardi degli dèi del «paganesimo» è solo un caso particolare, ma che non sembra esser mai stato spiegato a dovere; non possiamo d’altronde insistere qui su tale punto, che ci condurrebbe fuori tema. Resta inteso che tutto questo va riferito unicamente a certe condizioni cicliche, e perciò non intacca né modifica in nulla il carattere essenziale di questi stessi dèi in quanto simboli non temporali di princìpi di ordine sopra umano, di modo che, accanto a tale aspetto malefico accidentale, l'aspetto benefico sussiste sempre, malgrado tutto, e anche quando è più completamente misconosciuto dalla «gente dell'esterno»; l'interpretazione astrologica di Saturno potrebbe fornire a questo riguardo un esempio chiarissimo].
Si vede da tali esempi che vi è sempre, nelle feste di questo genere, un elemento «sinistro» e anche «satanico», ed è da notare in modo del tutto particolare che proprio questo elemento piace al volgo ed eccita la sua allegria: è infatti qualcosa di molto adatto, anzi più adatto di ogni altra cosa, a dar soddisfazione alle tendenze dell’»uomo decaduto», in quanto queste tendenze lo spingono a sviluppare soprattutto le possibilità meno elevate del suo essere. Ora, proprio in ciò risiede la vera ragione delle feste in questione: si tratta insomma di «canalizzare» in qualche maniera tali tendenze e di renderle il più possibile inoffensive, dandogli l’occasione di manifestarsi, ma solo per periodi brevissimi e in circostanze ben determinate, e assegnando così a questa manifestazione degli stretti limiti che non le è permesso oltrepassare [Ciò è in rapporto con la questione dell’»inquadramento» simbolico, sulla quale ci proponiamo di tornare]. Se infatti queste tendenze non potessero ricevere quel minimo di soddisfazione richiesto dall’attuale stato dell’umanità, rischierebbero, per così dire, di esplodere [Alla fine del Medioevo, quando le feste grottesche di cui abbiamo parlato furono soppresse o caddero in disuso, si produsse un'espansione della stregoneria senza alcuna proporzione con quel che s'era visto nei secoli precedenti; fra questi due fatti esiste un rapporto abbastanza diretto, per quanto in genere inavvertito, il che d'altronde è tanto più sorprendente in quanto vi sono alcune somiglianze abbastanza singolari fra tali feste e il sabba degli stregoni, ove pure tutto si faceva «alla rovescia»], e di estendere i loro effetti all’intera esistenza, sia dell’individuo sia della collettività, provocando un disordine ben altrimenti grave di quello che si produce soltanto per qualche giorno riservato particolarmente a questo scopo. 
Tale disordine è d’altra parte tanto meno temibile in quanto viene quasi «regolarizzato», poiché, da un lato, questi giorni sono come avulsi dal corso normale delle cose, in modo da non esercitare su di esso alcuna influenza apprezzabile, e comunque, dall’altro lato, il fatto che non vi sia niente di imprevisto «normalizza» in qualche modo il disordine stesso e lo integra nell’ordine totale.
Oltre a questa spiegazione generale, perfettamente evidente quando si voglia riflettervi bene, ci sono alcune osservazioni utili da fare, per quanto concerne più in particolare le «mascherate», che svolgono un’importante funzione nel carnevale propriamente detto e in altre feste più o meno simili; e tali osservazioni riconfermeranno quel che abbiamo appena detto. Infatti, le maschere di carnevale sono generalmente orride ed evocano il più delle volte forme animali o demoniache, tanto da essere quasi una sorta di «materializzazione» figurativa di quelle tendenze inferiori, o addirittura «infernali», cui è permesso così di esteriorizzarsi. Del resto, ognuno sceglierà naturalmente fra queste maschere, senza neppure averne una chiara coscienza, quella che meglio gli conviene, cioè quella che rappresenta quanto è più conforme alle sue tendenze, sicché si potrebbe dire che la maschera, che si presume nasconda il vero volto dell’individuo, faccia invece apparire agli occhi di tutti quello che egli porta realmente in se stesso, ma che deve abitualmente dissimulare. È bene notare, perché ne precisa ancor più il carattere, che vi è in questo quasi una parodia del «rovesciamento» che, come abbiamo spiegato altrove [Si veda “L'Esprit est il dans le corps ou le corps dans l'esprit”], si produce a un certo grado dello sviluppo iniziatico; parodia, diciamo, e contraffazione veramente «satanica», perché qui il «rovesciamento» è un’esteriorizzazione, non più della spiritualità, ma, all’opposto, delle possibilità inferiori dell’essere [C'erano anche, in certe civiltà tradizionali, periodi speciali in cui, per ragioni analoghe, si consentiva alle «influenze erranti» di manifestarsi liberamente, prendendo comunque tutte le precauzioni necessarie in un caso simile; queste influenze corrispondono naturalmente, nell'ordine cosmico, a quel che è lo psichismo inferiore nell'essere umano, e di conseguenza, fra la loro manifestazione e quella delle influenze spirituali esiste lo stesso rapporto inverso che esiste fra le due specie di esteriorizzazione appena menzionate; di più, in queste condizioni, non è difficile capire come la mascherata stessa paia raffigurare in qualche modo un'apparizione di «larve» o di spettri maligni].
Per terminare questi brevi cenni, aggiungeremo che, se le feste di questo genere vanno sempre più perdendo importanza e sembrano ormai suscitare a malapena l’interesse della folla, il fatto è che, in un’epoca come la nostra, hanno veramente perduto la loro ragione d’essere [Ciò equivale a dire che esse propriamente non sono più che «superstizioni», nel senso etimologico della parola]: come potrebbe, infatti, esserci ancora il problema di «circoscrivere» il disordine e di rinchiuderlo entro limiti rigorosamente definiti, quando esso è diffuso dappertutto e si manifesta costantemente in tutti gli ambiti in cui si esercita l’attività umana? Così, la scomparsa quasi completa di queste feste, di cui, se ci si limitasse alle apparenze esteriori e da un punto di vista semplicemente “estetico», ci si potrebbe rallegrare per via dell’aspetto “laido” che inevitabilmente assumono, questa scomparsa, diciamo, costituisce al contrario, se si va al fondo delle cose, un sintomo assai poco rassicurante, poiché testimonia che il disordine ha fatto irruzione nell’intero corso dell’esistenza e si è a tal punto generalizzato da far sì che noi viviamo in realtà, si potrebbe dire, in un sinistro «carnevale perpetuo».
René Guenon, SUL SIGNIFICATO DELLE FESTE «CARNEVALESCHE” (da “Simboli della scienza sacra”, cap. 21)

IL TEMA DE “NOSTOS” NELL’ODISSEA


Secondo una qualsiasi definizione da dizionario, il termine “viaggio” indica uno spostamento da un preciso luogo di partenza ad un altrettanto preciso punto di arrivo. Ma se fosse solo questo, non susciterebbe tanto interesse da parte di chi lo compie. “Nostos”, il corrispondente greco di “viaggio”, origina la parola “nostalgia”, quindi dolore, mancanza; infatti esso non va inteso soltanto come un qualcosa di concreto e realistico, ma anche in senso simbolico di desiderio, tensione di conoscenza e di ricerca e – viceversa – di distacco, di esilio, di perdita, di allontanamento da sé e dalle cose più care. L’itinerario di Odisseo non consiste dunque solo nel raggiungimento di un porto finale, la sua nativa Itaca, bensì nel superamento di mille prove e pericoli, che gli costeranno la vita di molti compagni.
L’eroe omerico deve affrontare maghe e mostri incivili, e deve resistere a diverse tentazioni, come quelle offertegli dalle Sirene e da Calipso; il poema rivela la varietà di atteggiamenti che assume Odisseo durante il suo peregrinare: la tenacia nel sopportare le avversità naturali, l’astuzia nell’aggirare difficili imprevisti (il Ciclope), l’audacia nel valicare la sfera del conoscibile (l’oltrepasso delle Colonne D’Ercole e la discesa negli Inferi), l’abilità retorica nel narrare le varie tappe del suo errare (il racconto ad Alcinoo), nonché la forza fisica.
Ulisse, a un certo punto del viaggio, è tremendamente combattuto tra la sua irrequietezza dettata dal desiderio della scoperta e la razionalità data dalla sua invidiabile intelligenza, che anima sempre più in lui la voglia di rivedere la moglie Penelope e il figlio Telemaco che, ormai da dieci anni, attendono il suo ritorno.
Secondo un celebre aforisma cinese “chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita”, il re di Itaca infatti rientra nella sua terra con un bagaglio carico di esperienze, di avventure e disavventure che non hanno fatto altro che accrescere le sue capacità intellettive e migliorare le sue qualità morali.
Il ritorno alla normalità, la fine della sofferenza si ha con il rimpatrio ad Itaca, e l’incontro con Penelope, un momento denso di emozione, segna il ricongiungersi di un amore ma in particolare il culmine del nostos, o meglio il compiersi del suo scopo.

Il tema del viaggio è divenuto ricorrente nella letteratura, la quale prende spunto proprio dall’Odissea, che ne è il primo esempio, ed indica in ogni opera che tratta tale argomento l’evolversi della psicologia dei personaggi.