giovedì 31 dicembre 2015

Anche le guerre mondili moderne rivendicano per i vincitori il segno divino

da "Rivolta contro il mondo moderno" di Julius Evola:

"... il vincere o il perdere non furono mai considerati come un puro caso. La vittoria, tradizionalmente, implicò sempre un significato superiore. Permane ancora, e con particolare risalto, fra le popolazioni selvagge l'idea antica, che lo sfortunato è sempre un colpevole: gli esiti di ogni lotta, epperò anche di ogni guerra, sono sempre segni mistici, risultati, per così dire, di un 'giudizio divino', capaci dunque di rivelare, o attuare, un destino umano."

martedì 29 dicembre 2015

A cosa son dovuti quei 60.000 morti in più 2015?

Quei 60 mila morti in più? Aspettiamo a parlare di inquinamento
11 per cento di decessi in più nel 2015, ma le variabili in gioco sono molte. Al contrario di ciò che i campioni del populismo vogliono farci credere
di Luca Foresti, AD Centro Medico Santagostino
28 Dicembre 2015 

·          
·          
https://sp.analytics.yahoo.com/spp.pl?a=10001711439060&.yp=403102&js=no
Il tema è drammatico perché si sta parlando di un andamento sull’anno (abbiamo dati fino ad agosto) che potrebbe portare a più di 60 mila morti in più, su un totale annuale di circa 656.000, quindi circa l’11% in più di decessi.
Per capire bene di cosa stiamo parlando partiamo dall’idea che l’invecchiamento della popolazione porta inevitabilmente ad un aumento annuale dei decessi in Italia. Ma questo aumento è di circa 4000 decessi in più per anno medi. Un aumento di 60 mila è più di 15 volte questo numero, rappresentando una anomalia. I decessi in anni normali hanno un andamento stagionale, con l’inverno che ha circa 10 mila morti in più al mese rispetto al resto dell’anno (55 mila rispetto a 45 mila). Il secondo tema è la fluttuazione casuale di questo numero. Per capire di cosa stiamo parlando prendiamo il dato degli ultimi 5 anni:
1.      2009 à588 mila
2.      2010 à584 mila
3.      2011 à594 mila
4.      2012 à613 mila
5.      2013 à599 mila
6.      2014 à598 mila
Da cui si evince che il dato oscilla di circa 10 mila anno su anno. Il dato di cui si sta parlando proiettando l’andamento fino ad agosto è di 666 mila decessi. Una enormità in più rispetto al 2014. Per darvi una idea di quanto sia importante questo numero, scorrendo i dati passati ci sono stati due picchi di decessi rispetto all’anno precedente, uno nel 1983 e uno nel 2003, di circa 30 mila decessi in più in un anno. Quindi siamo di fronte ad un fenomeno potenzialmente più che doppio rispetto al peggiore anno passato successivo al 1945.
Un’altra ipotesi teoricamente possibile è quella relativa ad una aumentata epidemia influenzale (e agli effetti debilitanti della stessa), anche e soprattutto dovuto al fatto che c’e’ stato un crollo delle vaccinazioni dell’11% da un anno all’altro.
Se analizziamo i dati mensili scopriamo che l’anomalia si è avuta soprattutto nei mesi di Gennaio, Febbraio, Marzo e Luglio. Questi mesi in termini di clima sono stati più caldi della media degli anni precedenti, in particolare Luglio è stato il più caldo degli ultimi 136 anni. Ma un ultimo importantissimo studio uscito su LANCET (Mortality risk attributable to high and low ambient temperature: a multicountry observational study, Gasperini et Al., 20 May 2015) che analizza una maestosa quantità di dati di molti paesi, tra cui l’Italia, afferma che il freddo uccide 20 volte più che il caldo, apparentemente non dando base scientifica all’idea che queste morti siano dovute ad un clima più caldo.
Un’altra ipotesi teoricamente possibile è quella relativa ad una aumentata epidemia influenzale (e agli effetti debilitanti della stessa), anche e soprattutto dovuto al fatto che c’e’ stato un crollo delle vaccinazioni dell’11% da un anno all’altro. La curva epidemiologica ci racconta un anno normale e senza nessuna anomalia rispetto all’anno precedente. Ma qui, viene il dato fondamentale. Quello che noi chiamiamo influenza in realtà è fatta di vari ceppi virali e ogni ceppo ha un effetto diverso sulla salute delle persone. Il dato rilevante è che questo fenomeno è accaduto in tutta Europa e apparentemente è dovuto soprattutto ad un ceppo influenzale particolarmente “cattivo” (A(H3N2), pari al 56% degli influenzati).
Ovviamente le ipotesi su fenomeni che non hanno cambiamenti rilevanti da un anno all’altro non reggono dal punto di vista logico. In questa categoria possiamo mettere quelle relative agli stili di vita e quelle relative al sistema sanitario. Parlare di questi temi rispetto a questo tema è scorretto sul piano logico e scientifico, anche se serve a qualcuno per buttarla in caciara invece che cercare di capire in modo profondo cosa sta accadendo.
Quindi qui siamo di fronte ad un mistero che vale 68 mila vite in un anno. E che riguarda l’Europa intera. Per arrivare in fondo alla comprensione di quello che sta accadendo dobbiamo aspettare i dati puntuali. Con quelli si potrà analizzare il fenomeno in termini geografici (quale distribuzione ha il fenomeno tra le diverse regioni?) di patologia (su quali patologie si è concentrato l’aumento?) di età (è relativo solo agli anziani o anche gli altri gruppi di età ne sono toccati?) e di sesso (c’e’ una preferenza verso uno dei due sessi di questo picco di decessi?).
E dobbiamo aspettare gli stessi dati per gli altri paesi, per capire se il fenomeno si ripete ovunque nello stesso modo. Sarà anche molto interessante vedere cosa accade in questo inverno e verificare se l’ipotesi influenzale regge. Come spesso accade in questi casi sarà una attenta analisi dei fatti a gettare luce sugli eventi.
questo tema è scorretto sul piano logico e scientifico, anche se serve a qualcuno per buttarla in caciara invece che cercare di capire in modo profondo cosa sta accadendo.
Quindi qui siamo di fronte ad un mistero che vale 68 mila vite in un anno. E che riguarda l’Europa intera. Per arrivare in fondo alla comprensione di quello che sta accadendo dobbiamo aspettare i dati puntuali. Con quelli si potrà analizzare il fenomeno in termini geografici (quale distribuzione ha il fenomeno tra le diverse regioni?) di patologia (su quali patologie si è concentrato l’aumento?) di età (è relativo solo agli anziani o anche gli altri gruppi di età ne sono toccati?) e di sesso (c’e’ una preferenza verso uno dei due sessi di questo picco di decessi?).
E dobbiamo aspettare gli stessi dati per gli altri paesi, per capire se il fenomeno si ripete ovunque nello stesso modo. Sarà anche molto interessante vedere cosa accade in questo inverno e verificare se l’ipotesi influenzale regge. Come spesso accade in questi casi sarà una attenta analisi dei fatti a gettare luce sugli eventi.


domenica 27 dicembre 2015

Angela cattro



 Mi sono affiorate nelle mente le volte che ho incontroto Angela Cattro. Questa pensatrice e scrittrice pionieristica ha prodotto dei libri straordinari, ne ricordo uno su tutti "NATURA NUTRICE UNIVERSALE". Ricordo che nella pausa pranzo lei si ritirava per riscaldarsi il pranzo che si era portato da casa. Di solito faceva riscaldare o addirittura se lo riscaldava con un fornellino che portava con se. Per Lei il cibo era sacro e il suo corpo era un tempio. La sua sapienza toccava una conoscenza inimmaginabile, era una grande esperta anche di Agopuntura e di moxa, oltre ad avere conoscenze farmaceutico erboriste e una religiosità profonda ed inalienabile.
Un giorno sul palco di un teatro a Verona interruppe fragorosamente un relatore che apri il suo intervento  con una precisazione scentista-ateista, arrabbiatissima disse:<> Fu suo  impegno  sottolinere i gravi errori della  nostra alimentazione che indotta dai nutrizionisti americani in poco tempo avrebbe minato la nostra salute. Eravano alla fine degli anni settanta e sopratutto dalla sinistra venivano segnali di un grande interesse per l'ecologia, la macrobiotica, il cambiamento e l'etica verso un cambiamento sociale sopratutto per salvaguardare la salute individuale e del pianeta.
Non ho trovato in rete nessuna biografia, forse è meglio così dato che le Grandi Anime devono vivere nei cuori delle persone.
Quel suo testo "NATURA NUTRICE UNIVERSALE" ritengo sia libro di riferimento per chi vuole tutt'oggi salvaguardare la sua salute e credo che questo saggio mi abbia aiutato a superare il mio tumore. Aveva anticipato i tempi, 40 anni fa sosteneva tesi che oggi la medicina scentifica le ha fatte sue. Posso testimoniare che quando era invitata a tenere le tue conferenze "rivoluzionarie" nella pausa pranzo evitavi di andare al ristorante per mettertersi da una parte a riscaldare il tuo piccolo pentolino, contenente un monopasto a base di cerali, legumi e verdura e così è accaduto in ogni occasione che che fui presente. Per me, questa particolare pausa pranzo, fu l'occasione in cui potevo parlarle assieme, dove mi spiegava i meccanismi della guarigione. Mi hai lasciato un bel ricordo, del sapiente illuminato, come il suo volto di vecchietta arzilla che voleva guarire il carpo, la mente e anche l'anima!


Il pensiero greco svelato da Giorgio Colli

Quando un pezzo di vita sottratto alla pena controbilancia tutto il resto, il pessimismo è vinto. Questo è l’insegnamento dei Greci. Per essi nobiltà non significava, come afferma Nietzsche, la buona coscienza da parte di chi possiede ed esercita la potenza, bensì l’agire, il pensare senza finalità.

sabato 26 dicembre 2015

Il piede d'oca simbolo della salvezza

La chiave alchemica del piede d’oca

“Sono nera e tuttavia desiderabile, o figlie di Sion, come le capanne di Kedar, come i tappeti di Salomone. Guardate come sono nera; è stato il sole a bruciarmi così. I figli di mia madre si adirano contro di me. Essi mi hanno posta a custode delle vigne; ma la mia vigna non l’ho protetta. Dimmi tu che ami la mia anima, dove porti gli animali al pascolo, dove riposi il mezzogiorno, cosicché io non debba vagabondare nelle greggi dei tuoi compagni.”
(Cantico dei cantici, I- 5,7)
Il paragone della vigna, l’immagine del re pastore, l’accento sulla pelle scura, il colore nero dell’amata, trascendono l’elemento erotico. Un nero profondo. Come quello delle Madonne nere. Si allude forse a simboli alchemici? Sappiamo che le immagini di carattere sessuale spesso celano, negli scritti esoterici, riferimenti a pratiche alchemiche. I colori giocano nei velati messaggi un ruolo di primo piano. Soprattutto il nero.
La misteriosa materia detta “pietra filosofale”, per mezzo della quale avveniva la trasformazione dei metalli, era in realtà una polvere nera. Nera come la terra d’Egitto, Kemet, da cui deriva la parola araba “alchimia”, al kemet. Anzi, l’Egitto fu la culla primigenia dell’alchimia e Osiride,signore del duat veniva detto anche il Nero. Anche il seguente verso potrebbe avere un significato nascosto:
“Vi intimo, figlie di Sion, di non svegliare la mia amica, né di disturbarla, fino a che ella stessa non lo voglia.”
(Cantico dei cantici, II- 7)
È stato suggerito che queste parole si riferiscano all’Arca dell’Alleanza. Ciò non sorprende, dato che il testo fu inserito nell’Antico Testamento, ed è proprio l’Antico Testamento il primo documento religioso che racconta la storia dell’Arca. Dai libri di Mosè apprendiamo che il risveglio dell’Arca poteva avere conseguenze pericolosissime, se non intrapreso nel modo dovuto. Ricordo l’episodio dei figli di Aronne Nadab e Abihu, che furono arsi vivi dal fuoco dell’Arca soltanto per essersi presentati al suo cospetto, nella tenda del Santissimo, senza le dovute precauzioni; oppure la morte dell’israelita Usa il quale, per essersi avvicinato troppo all’Arca nel tentativo di proteggerla da una caduta dal carro, fu ucciso sull’istante dal fuoco divoratore.
In tale contesto la regina di Saba, simbolo medievale tanto amato dagli alchimisti, potrebbe veramente essere la depositaria del segreto. Antiche leggende islamiche narrano che la sovrana era bellissima ma nascondeva, sotto le lunghe gonne, un piede d’asino e delle gambe pelose. In Francia il piede asinino divenne una zampa d’oca. Così appare la regina di Saba sui portali delle cattedrali gotiche francesi. Una giovane donna incoronata con una zampa d’oca al posto del piede. La reine pédauque.
La regina di Saba sull'antico portale della cattedrale St. Bénigne di Dijon più tardi distrutto. La simbolica segreta della regina dal piede d'oca. Secondo un disegno antico di Dom Plancher.
La regina di Saba al fianco di Mosè sull’antico portale della cattedrale St. Bénigne di Dijon più tardi distrutto. La simbolica segreta della regina dal piede d’oca. Secondo un disegno antico di Dom Plancher.
Ma quella zampa nasconde ben altro significato. L’uccello, considerato sacro in diverse culture del passato, è sempre stato custode di segreti. I nomi di molte località che si trovano lungo la rotta dell’antica via di pellegrinaggio per raggiungere Santiago di Compostela, il cammino degli iniziati, portano in sé il nome dell’oca, sia in Francia che in Spagna: Loye, L’Ouche, L’Auchere, Jar, Ganso, Ansar. È il simbolismo sacro di Maître Jacques, il leggendario signore della pietra, padre dei costruttori delle cattedrali gotiche. Il segno che fu, un giorno, cucito sugli abiti dei poveri Cagoti,genti emarginate dei Pirenei. Discendenti degli antichi costruttori templari caduti in disgrazia.
Tracce del simbolismo sacro di Jacques giungono fino a noi immortalate nel “Gioco dell’oca”. Il famoso occultista Fulcanelli disse che il Gioco dell’oca rappresenta gli aspetti principali della grande opera alchimistica. Il labirinto dell’oca non è altro che un percorso iniziatico. Il giocatore, così come il neofita, deve superare la via perigliosa dell’iniziazione con tutti gli ostacoli che essa comporta, per raggiungere le porte della Conoscenza. Il segno dell’oca, la pata de oca (zampa d’oca), è raffigurato graficamente da una Y con una terza asta nel mezzo e simbolizza la superiorità dello spirito sulla materia.
Questa Y era nell’alfabeto nordico la runa della vita e la rappresentazione schematica dell’arbor vitae, l’Yggdrasil,albero cosmico che univa il cielo con la terra. Ed ecco che tale simbolo appare spesso sulla via delle stelle, quella che conduce a Santiago di Compostela, inciso sulla pietra dai maestri costruttori. A volte è invisibile, perché, in seguito al processo di cristianizzazione del cammino, è stato trasformato nella conchiglia di San Giacomo. E accanto a San Giacomo, sulla via iniziatica delle stelle, appare costantemente lei, la reine pédauque, regina dal piede d’oca. La regina di Saba.

Quanti ombelici del mondo



Il concetto di "ombelico del mondo" racchiude il significato di centro sacro della Terra, punto di incontro tra cielo, terra e mondo ctonio (sotterraneo, gli inferi), luogo dove ha avuto origine la creazione e dove è possibile incontrare la divinità.
A livello simbolico molti sono gli aspetti che tale luogo mitico riveste: la Montagna Cosmica, l'axis mundi, l'Albero Cosmico, l'Isola Benedetta, la Città Sacra. Più precisamente l'umbiliculus è quel punto preciso ove l'asse immaginario del mondo (axis mundi) ricongiunge il Cielo alla Terra e la Terra agli Inferi.
Spesso è una montagna a segnare l'ombelico del mondo, attraversata dall'axis mundi (che integra i tre mondi, superiore, intermedio e inferiore): per gli antichi greci era il Monte Olimpo, nei miti nordici l'Himingsbjorg (la Montagna Celeste, dalla cui vetta sgorga un arcobaleno che unisce la terra al cielo), per gli indiani il Monte Kailas da cui sgorgano i maggiori fiumi sacri, per gli ebrei era il Monte Sion e per i cristiani il Golgota (lett. cranio, ed ancora... i babilonesi raffigurarono la montagna primigenia nello Ziggurat di Ur (tale montagna esisteva prima della creazione e si era levata dal vasto mare primordiale), mentre gli antichi egizi la rappresentarono con la Grande Piramide (sede delle iniziazioni maggiori).
Negli antichi centri oracolari greci (quali Delfi, Dodona, Delo) vi era sempre una pietra-ombelico di forma ovale che li caratterizzava (chiamata, appunto, omphalos), e non a caso questi luoghi, dove si realizzava la giunzione tra l'orizzontale e il verticale, venivano definiti "ombelichi del mondo". Nei centri più importanti sopra la pietra ovale si disegnava una croce, spesso inscritta in un cerchio, che già in ambito pre-cristiano era simbolo dei luoghi sacri dove avveniva il contatto numinoso. La Pizia (pitonessa), la sacerdotessa oracolare di Delfi, eseguiva la sua predizione aspirando il vapore che usciva da una fessura nel suolo presso l'omphalos, situato sopra la tomba del serpente Pitone e sopra l'abisso dal quale si riversarono le acque del diluvio di Deucalione.

Giorgio Colli e la sapienza filosofica!

GIORGIO COLLI, NIETZSCHE E LA NASCITA DELLA FILOSOFIA

freddnitz
di  Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica, che ringraziamo.

Ci sono libri che finiscono per identificarsi nella loro copertina con tale potenza che sembra impossibile pensarli in un’altra veste. Sono casi rarissimi. I motivi restano spesso insondabili. Generalmente è l’assenza di immagini e un colore dominante: qualcosa che si fonde con il contenuto del libro, il suo valore, la capacità di restare. Perché è il tempo a dettare legge. E difficilmente all’inizio si potrebbero far previsioni. Esattamente quarant’anni fa, per esempio, nessuno avrebbe immaginato che La nascita della filosofia, il piccolo volumetto Adelphi, giallo, percorso da righe nere, il nome del suo autore in corsivo, fosse destinato a diventare da sé, fisicamente, una specie di talismano. Non poteva sperarlo nemmeno Giorgio Colli, che pure, mentre si rigirava il libro in mano, non dissimulò  l’orgoglio nel constatare la riuscita somiglianza con quell’altro volumetto della Piccola Biblioteca Adelphi, anch’esso giallo, il nome dell’autore in corsivo: Friedrich Nietzsche, e il titolo su due righe: La nascita della tragedia.
Dell’opera di Nietzsche del resto era lui stesso a curare la completa revisione assieme a Mazzino Montinari – lavoro che avrebbe rappresentato una pietra miliare per tutti gli studiosi del filosofo tedesco. Il mondo di Colli, tuttavia, affondava le sue radici in territori assai più lontani. Gli stessi che Nietzsche aveva coltivato nella sua giovinezza, sviluppando una formazione filologica e una conoscenza dei testi greci antichi e soprattutto arcaici. Così proprio in quei territori, ora, Colli si ritrovava accanto al maestro: due edizioni dai titoli simili e dalla veste identica, due visioni del mondo che s’intrecciavano e dialogavano, uno sforzo titanico destinato a fare epoca.
“La follia è la matrice della sapienza”. Così si chiude il primo capitolo de La nascita della filosofia. Secondo Colli, infatti, non a Talete si deve guardare per risalire alle origini, come ha sempre ribadito la tradizione a partire da Aristotele, ma molto prima. Si deve scendere nelle profondità sacre dell’arcaismo e guardare con occhi nuovi a quelle divinità che Nietzsche prese come paradigmi per spiegare l’origine della tragedia: Apollo e Dioniso. Solo che per Colli, diversamente dal maestro, Apollo non è chiarezza, ragione, plasticità nella sua contrapposizione a Dioniso che è oscurità, ebbrezza, irrazionale. Le due divinità non sono contrapposte.
Lo stesso Apollo ha in sé un elemento di “terribilità e di ferocia” e le parole con cui manifesta la conoscenza all’uomo (soprattutto a Delfi, dove ha sede l’oracolo di Apollo capace di mostrare agli uomini una via per giungere alla verità) sono ambigue, oscure, allusive. Il labirinto è la forma in cui il logos si mostra nella sua enigmaticità, forma apollinea al servizio di Dioniso (l’animale-dio chiuso nel labirinto di Cnosso). Apollo e Dioniso s’intrecciano, si sovrappongono. L’uomo deve scendere nel labirinto della propria animalità, deve usare il filo del logos per non perdersi, benché quello stesso filo si aggrovigli nell’enigma. L’enigma è la sfida del dio all’uomo. Una sfida per la sapienza: “un pericolo mortale da cui possono salvarsi, ma senza tracotanza, soltanto il sapiente e l’eroe”.
“Colli dionisificò Apollo e apollineò Dioniso. Fu questa la principale rivoluzione de La nascita della filosofia proprio rispetto a La nascita della tragedia. Sulla correlazione fra i due libri non c’è da dubitare”. Angelo Tonelli, discepolo di Colli, studioso del  mondo antico, spiega ogni cosa. Ha appena dato alle stampe un libro importante (Eleusis e Orfismo, Feltrinelli, pp. 639, euro 14), raccolta e interpretazione di tutto ciò che resta sulle arcaiche sorgenti greche della sapienza. Il segno che su di lui ha lasciato Colli è evidente. “Seguii le sue lezioni universitarie più divulgative, proprio negli anni in cui pubblicò questo libriccino rivoluzionario. Lottava contro la storia della filosofia pur di immergersi invece in un corpo a corpo esistenziale con i testi antichi. Era la sfida che Edipo accettava e vinceva con la Sfinge e il suo enigma. Un momento in cui ci si gioca la vita perché l’enigma è l’enigma della vita. Il suo modo di studiare e insegnare la sapienza arcaica lo lasciò isolato tra gli studiosi di allora. Prevalevano due scuole, l’ermeneutica marxista e quella strutturalista. Colli per loro era il diavolo. Lui se ne fregava. Snobbato, snobbava. Era caratterizzato da un elemento aristocratico che lo allontanava da tutto. Del resto lui deteneva invece un potere editoriale. Aveva tradotto Platone, Aristotele, Kant, curava l’edizione di Nietzsche. Dell’accademia rifiutava le regole e credeva piuttosto nel rapporto con gli studenti, e soprattutto nello scambio di conoscenza puramente orale con alcuni eletti. Con loro, dopo la lezione, se ne andava al treno e lì offriva da bere. Champagne”.
L’oralità ne La nascita della filosofia segna il discrimine oltre il quale si passa dall’epoca dei sapienti a quella dei filosofi. Sapiente è chi è in contatto con la verità. Filosofo chi cerca la sapienza, così come racconta la stessa etimologia del termine (philein amare, desiderare; sophia sapienza). Dalla sfida dell’enigma dominata dal dio (l’oracolo e chi interpreta l’oracolo; la Sfinge e l’uomo che deve sciogliere l’enigma pena la morte), si passa a uomini che combattono per la sapienza, un agone da cui il dio è assente ma in cui permane lo sfondo religioso perché il prezzo resta la vita. Infine l’agonismo diventa semplicemente umano: due individui che lottano per conquistare il titolo di sapiente. Ma questa lotta che s’incarna nella sfida dialettica mantiene un’aura sapienziale solo finché perdura la sua dimensione orale. Quando Platone la mette per iscritto essa diventa un pallido surrogato, mancante di immediatezza e vitalità. Niente più “esaltazione misterica che la ragione tenta di esprimere in qualche modo attraverso la mediazione dell’enigma”, ma raffinatezza letteraria, logica, retorica, filosofia. La morte definitiva dell’epoca sapienziale però arriva per mano di Aristotele. “L’emozionalità, a un tempo dialettica e retorica, che ancora vibra in Platone, è destinata a disseccarsi in un breve volgere di tempo, a sedimentarsi e cristallizzarsi nello spirito sistematico”.
Finita l’epoca dei sapienti, quella dei filosofi dura fino ai nostri tempi. “Corrompendosi definitivamente nella storia della filosofia” dice Tonelli, ritornando sulla dimensione che Colli tentò di privilegiare fino alla sua morte “Una morte da sapiente. Un ictus fulminante all’ora del tè, mentre lavorava su Eraclito, quel terzo volume de La sapienza greca che sarebbe uscito postumo. Io dovevo laurearmi con lui. Ho cercato di non dimenticare la via. Nei miei lavori ho accentuato l’aspetto esperienziale della sapienza greca. Di Empedocle vedo più il meditante orientale che il sapiente. Nello stato di coscienza che in Eraclito è rappresentato dall’unità degli opposti vedo qualcosa che troviamo nel taoismo. Insomma ho messo più in evidenza i contatti con le tradizioni orientali”. Difficile dire cosa ne penserebbe Colli. Una cosa è certa. Al di là di ciò che si raggiunge, quel che importa è scavare nel passato con tutta la nostra anima, mettendo in gioco tutte le nostre potenzialità. “Memoria, vita, dio sono la conquista misterica contro l’oblio e la morte”. Memoria, ossia Mnemosyne. In una celebre laminetta orfica che Colli amava si dice così dell’iniziato che brama l’estasi misterica: “Sono riarso di sete e muoio: ma datemi, presto, la fredda acqua che sgorga dalla palude di Mnemosyne”.

Lo spirito di Giacomo Boni (1859 - 1925)


Restituì una profondità tangibile all’epica antichità di Roma, riportò alla luce il Lapis Niger posto sotto la più nobile arteria dell’Urbe, cosa si può dire sfuggendo ad ogni retorica dell’uomo Giacomo Boni, in lui lo studioso era subordinato al Veggente, una qualità assolutamente rara in età moderna.

Là dove tutto pareva scoperto (il Foro romano) riapparvero vestigia commoventi di vita semplice.
Fra molte statuine greche tornate in luce dai pozzi, un giorno Boni trascelse un bucchero nero graffito da mano inesperta e lo mostrava agli amici dicendo: “Che sia l’opera d’una piccola Vestale?”
Riapparvero le bianche pareti dipinte a sottili tralci bruni, e i pavimenti a tessere marmoree, premuti un giorno “dalle perfettissime donne sbocciate appena o maestose per fiorente calma bellezza”.
In una stanza con due forni rimanevano ceneri dell’ultimo fuoco e frammenti fittili che Boni identificava coi “Vasa Numae”.
Altri vasetti rituali erano spalmati di pece, che, arsa, spandeva ancora aroma di pino.
Un frammento di focaccia abbrustolita, a forma di zattera, rievocò a Boni lo janual sacrificale, che Catone voleva offerto al sempiterno principio di ogni umana ideazione.

Cosi scrisse rievocando quella scoperta: “Nello scoprire il forno della Casa delle Vestali e nel trovarvi tanto vasellame rituale la cui tradizione varca i confini della civiltà latina, ho sentito istintivamente che non avevo a che fare con un semplice forno da pane”.

Un giorno, sorpreso nel Foro da un gran temporale, si rifugiò nella Domus.
La pioggia fischiava a liste nell’aria, con la forza sonora e disperata dei brevi acquazzoni romani.
Lampi pallidi tagliavano la piccola spelonca dove Boni sostava, ardendo in cuor suo di essere travolto da quella bufera e di perdersi negli elementi, in una comunicazione suprema col Divino.
“Ho gustato la morte” disse a chi lo vide balzar fuori, grondante come la figura del Temporale nella colonna Aureliana.

Il suo animo era ancestralmente congiunto al sentimento della vita arcaica: un Genio prenatale presiedeva al suo destino umano.
L’intuizione felice gli fece scoprire le più antiche sepolture dei primitivi abitatori del Colle Palatino, in cui erano deposte semplicissime suppellettili cariche di valenza rituale e che solo l’animo sensitivo può cogliere in tutta la loro radianza poetica e magica.
Fra gli inumati v’erano dei bambini piamente composti in bare di quercia. Nelle ciotole rimanevano avanzi dei chicchi d’uva, estrema offerta di tremanti mani materne.

Boni s’accostò a quelle reliquie con profonda pietà umana.
Toccava finalmente alle sacre origini di Roma e le trovava quali le aveva presagite e sognate: umili e forti.

Esaminava con profonda attenzione un vaso d’argilla ancora umido e limaccioso.
Il suo sguardo chiaro e cangiante si oscurava nello scrutare su quella povera opera umana qualche indizio d’un passato misterioso e ridiventava di un azzurro pallido quando rinsaldava l’intuizione all’impronta rituale dei sacri oggetti ritrovati.

Durante una malattia, visse un fenomeno di deliquio che così descrisse: “ Sentivo di sfuggire dal corpo e d’innalzarmi sopra di esso, a cui ero avvinto solo da un invisibile filo.
Avevo coscienza della libertà estatica.
Alla fine con mio dolore, fui respinto indietro nell’esistenza.
Pensai che ci fosse altro lavoro da fare per me. La prossima volta che me ne sfuggirò via sarà per non più tornare”.
La sua tomba è posta sulla sommità del Palatino.


Una cristiana seria

Noi siamo nell’irrealtà, nel sogno. Rinunciare alla nostra illusione di essere situati al centro, rinunciarvi non solo con l’intelligenza, ma anche con la parte immaginativa dell’anima, significa aprire gli occhi alla realtà, all’eternità, vedere la vera luce, sentire il vero silenzio. Allora si produce una trasformazione alla radice stessa della nostra sensibilità … Sono gli stessi colori, gli stessi suoni, ma li vediamo e li sentiamo in modo diverso.
Simone Weil

venerdì 25 dicembre 2015

Il pericolo del buonismo

" Temo i greci quando portano doni"
Una espressione che si trova nell'Eneide (Libro II, 49) di Publio Virgilio Marone. Sono le parole pronunciate da Laocoonte ai Troiani per convincerli a non fare entrare il famoso cavallo di Troia nella città.
Una espressione sempre attuale ...