domenica 31 marzo 2013

Altroché equitalia

Certo che quello che andrò a riportare mi lascia con l'amaro in bocca. Una considerazione: una Repubblica, Italiana nata malissimo e che non ha intenzione di cambiare, ingiustizie vistose e privilegi inconcepibili. I parlamenti susseguitesi fino ad oggi non si sono mai preoccupati di mettere mano a queste macroscopiche ingiustizie, ecco una dei motivi per cui Grillo cavalca la protesta con ragione! - Che molti sindacalisti e politici hanno potuto farsi accreditare anni e anni di "lavoro" soltanto con una dichiarazione dei loro "datori di lavoro" (i sindacati ed i partiti)??? No, non lo sapevate? beh, in allegato 1 c'è una norma di legge ad hoc tutta per loro... - Che i sindacati ed i partiti, in caso di licenziamento illegittimo, non sono soggetti all'obbligo di reintegrazione??? No, non lo sapevate? beh, in allegato 2 c'è una norma di legge ad hoc tutta per loro... - Che i sindacati, non sono associazioni con personalità giuridica, perché non hanno mai accettato le condizioni previste dalla Costituzione, per essere registrati???? No, non lo sapevate? beh, in allegato 3, c'è la norma COSTITUZIONALE che lo prevedeva... - Che i sindacati hanno un patrimonio immobiliare mai censito e sul quale non hanno mai pagato ICI e non si sa se pagano l'IMU? No, non lo sapevate? beh, in allegato 4 c'è una norma di legge ad hoc tutta per loro... E POI SI MERAVIGLIANO SE GRILLO PRENDE IL 30% DEI VOTI!!!!! (NELLE SUE SPARATE CE N'E' ANCHE PER I SINDACATI.....) Vincenzo Meleca Allegato 1 Legge 11 giugno 1974, n. 252 (in Gazz. Uff., 8 luglio, n. 177). - Regolarizzazione della posizione assicurativa dei dipendenti dei partiti politici, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di tutela e rappresentanza della cooperazione. (Legge MOSCA) Art. 1. I periodi di lavoro o di attività politico-sindacale antecedenti alla data di entrata in vigore della presente legge, prestati alle dipendenze dei partiti politici rappresentati in Parlamento, delle organizzazioni sindacali, degli istituti di patronato e di assistenza sociale e delle associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo riconosciute con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, possono essere regolarizzati nella assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e superstiti e nell'assicurazione contro la disoccupazione involontaria e nell'assicurazione contro la tubercolosi, secondo le norme stabilite dalla presente legge. A detta regolarizzazione si procede, sempreché trattisi di attività lavorativa retribuita e prestata con carattere di continuità e prevalenza, e i periodi interessati non risultino già coperti da contribuzione obbligatoria, figurativa o volontaria nella medesima assicurazione generale ovvero in forme di previdenza sostitutive o che abbiano dato luogo ad esclusione od esonero dall'assicurazione medesima o in altro trattamento obbligatorio di previdenza in virtù della stessa o di altra contemporanea attività lavorativa. Il versamento dei contributi a regolarizzazione dei periodi arretrati secondo le norme della presente legge è possibile, a seconda dei casi, a partire dalla data dell'8 settembre 1943, o, se successiva, dalla data di liberazione delle singole province, o dalla data della ricostituzione nelle stesse dei partiti politici suddetti, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni nazionali in rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo, o dalla data dei decreti ministeriali di riconoscimento giuridico degli istituti di patronato e di assistenza sociale, sino alla data di entrata in vigore della presente legge. Art. 2. La domanda di regolarizzazione assicurativa deve essere presentata dagli organi centrali di partiti, organizzazioni sindacali, patronati e associazioni del movimento cooperativo di cui al precedente articolo 1 alla direzione generale dell'Istituto nazionale della previdenza sociale, entro il termine perentorio di diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. La domanda deve essere corredata da una dichiarazione rilasciata dagli stessi organi sotto la loro responsabilità, attestante il periodo di servizio o di incarico di lavoro o di attività politico-sindacale cui la regolarizzazione si riferisce, nonché la qualifica lavorativa rivestita dall'interessato nel periodo stesso e la retribuzione percepita, indicando il contratto collettivo di lavoro cui si sia fatto riferimento o le tabelle retributive in vigore nei singoli periodi presso le rispettive organizzazioni. La domanda può altresì essere presentata nel medesimo termine direttamente dall'interessato o dai suoi superstiti se il lavoratore è deceduto anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge ovvero entro il biennio immediatamente successivo. La domanda deve essere corredata da idonea documentazione comprovante la esistenza e la durata del rapporto di lavoro nonché la qualifica e la misura della retribuzione percepita nei singoli periodi (1). (1) Termini prorogati al 31 maggio 1977 dall'art. unico, l. 12 gennaio 1977, n. 4 e ulteriormente prorogati di novanta giorni dall'art. unico, l. 19 dicembre 1979, n. 648. Art. 3. È istituita presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale una commissione centrale con il compito di esaminare le dichiarazioni di cui al precedente articolo 2 e di esprimere parere vincolante all'Istituto nazionale della previdenza sociale sull'idoneità delle medesime ai fini della regolarizzazione assicurativa di cui alla presente legge. A tale scopo è in facoltà della commissione sentire i soggetti di cui al primo comma dell'articolo 1, gli interessati o i loro aventi causa. La commissione è presieduta dal Ministro per il lavoro e la previdenza sociale o da un suo rappresentante. Della stessa fanno parte due rappresentanti del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, uno del Ministero del tesoro ed uno dell'Istituto nazione della previdenza sociale ed un rappresentante per ogni confederazione sindacale a carattere nazionale dei lavoratori dipendenti, designato dalle organizzazioni sindacali rappresentate nel CNEL (1). I componenti della commissione sono nominati con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. (1) Comma così sostituito dall'art. unico, l. 12 gennaio 1977, n. 4. Art. 4. La regolarizzazione assicurativa, per i periodi anteriori al 1° maggio 1964, è effettuata mediante il versamento all'Istituto nazionale della previdenza sociale dei contributi base delle assicurazioni generali obbligatorie per l'invalidità, la vecchiaia e superstiti. Tali contributi sono calcolati, per i periodi anteriori al 30 aprile 1952, sul valore massimo di quelli all'epoca vigenti e, per i periodi successivi, in relazione alla classe di contribuzione corrispondente alla retribuzione indicata nella dichiarazione di cui all'articolo 2. Per i periodi successivi al 30 aprile 1964, ancorché prescritti, sono dovuti i contributi base e a percentuale per le assicurazioni generali obbligatorie per l'invalidità, vecchiaia e superstiti nonché, secondo quanto stabilito dal successivo articolo 6, per le assicurazioni contro la disoccupazione involontaria e contro la tubercolosi e per l'E.N.A.O.L.I. I contributi di cui ai precedenti commi sono maggiorati degli interessi legali calcolati al tasso del 5 per cento annuo e sono portati a conguaglio delle somme già versate per contributi e relativi interessi legali dai partiti ed organizzazioni di cui all'articolo 1 della presente legge, in relazione a norme di legge e a convenzioni in materia intercorse con l'Istituto nazionale della previdenza sociale che provvederà al rimborso delle eventuali eccedenze. Per i periodi successivi al 1° maggio 1964, ove la retribuzione dichiarata ai sensi del precedente articolo 2 risulti comunque superiore ai livelli indicati dai contratti collettivi di riferimento o dalle tabelle retributive di cui allo stesso articolo 2, la regolarizzazione per la parte eccedente tali livelli retributivi è effettuata secondo le ordinarie norme di legge. Art. 5. I contributi versati ai sensi della presente legge sono validi a tutti gli effetti e si considerano versati alla data della domanda di regolarizzazione, sempreché il relativo versamento intervenga entro il termine di novanta giorni dalla richiesta dell'Istituto nazionale della previdenza sociale. Il periodo intercorrente fra la data terminale del periodo regolarizzato e la data di presentazione della domanda di regolarizzazione è escluso dal computo del quinquennio per l'accertamento dei requisiti contributivi per il diritto alla pensione per invalidità e per i superstiti e per l'ammissione al versamento dei contributi volontari. Art. 6. I contributi dovuti per le assicurazioni contro la disoccupazione involontaria e contro la tubercolosi sono dovuti limitatamente agli ultimi due anni del periodo regolarizzato secondo le precedenti norme. In tal caso la norma contenuta nel secondo comma del precedente articolo 5 ha efficacia anche ai fini del diritto alle prestazioni a carico delle assicurazioni di cui al precedente comma. Art. 7. I soggetti di cui al primo comma del precedente articolo 1, per i periodi antecedenti alla data di entrata in vigore della presente legge, sono esonerati dal pagamento dei contributi dovuti alla Cassa unica assegni familiari, nel caso in cui abbiano provveduto ad assicurare al personale dipendente un trattamento per carichi di famiglia non inferiore, per ogni singolo periodo, a quello previsto per gli assegni familiari. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, i soggetti di cui al precedente comma che non assicurino al personale trattamenti per carichi di famiglia come sopra previsto sono tenuti all'applicazione delle norme sugli assegni familiari di cui al testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1955, n. 797, e successive modificazioni e integrazioni, nei confronti di tutto il personale e sull'intero territorio nazionale. L'importo degli assegni familiari da corrispondersi e del contributo da versare è fissato, in deroga a quanto previsto al sopra richiamato decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1955, n. 797, nella misura prevista per le aziende esercenti attività di natura commerciale e i professionisti e artisti. Restano a carico dei soggetti di cui al primo comma le eventuali differenze tra gli importi dei trattamenti per carichi di famiglia corrisposti e la misura degli assegni familiari, dovuti e non prescritti. Art.8 I termini di cui all'articolo 5 della legge 2 aprile 1958, n. 331, sono prorogati per 180 giorni dall'entrata in vigore della presente legge (1). (1) Termini prorogati al 31 maggio 1977 dall'art. unico, l. 12 gennaio 1977, n. 4 e ulteriormente prorogati di novanta giorni dall'art. unico, l. 19 dicembre 1979, n. 648. Art.9 Decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564 (in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff., 31 ottobre, n. 256). - Attuazione della delega conferita dall'art. 1, comma 39, della l. 8 agosto 1995, n. 335, in materia di contribuzione figurativa e di copertura assicurativa per periodi non coperti da contribuzione (Legge Treu) (1). (1) In riferimento al presente decreto vedi: Circolare Inps 23 maggio 2012 n. 72. (Omissis). CAPO I DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CONTRIBUZIONE FIGURATIVA Art.3 Art. 31 della legge 20 maggio 1970, n. 300. 1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, e senza pregiudizio per le situazioni in atto, i provvedimenti di collocamento in aspettativa non retribuita dei lavoratori chiamati a ricoprire funzioni pubbliche elettive o cariche sindacali sono efficaci, ai fini dell'accreditamento della contribuzione figurativa ai sensi dell'art. 31 della legge 20 maggio 1970, n. 300, se assunti con atto scritto e per i lavoratori chiamati a ricoprire cariche sindacali dopo che sia decorso il periodo di prova previsto dai contratti collettivi e comunque un periodo non inferiore a sei mesi. (1) 2. Le cariche sindacali di cui al secondo comma dell'art. 31 della citata legge n. 300 del 1970, sono quelle previste dalle norme statuarie e formalmente attribuite per lo svolgimento di funzioni rappresentative e dirigenziali a livello nazionale, regionale e provinciale o di comprensorio, anche in qualità di componenti di organi collegiali dell'organizzazione sindacale. 3. La domanda di accredito figurativo presso la gestione previdenziale interessata deve essere presentata per ogni anno solare o per frazione di esso entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello nel corso del quale abbia avuto inizio o si sia protratta l'aspettativa a pena di decadenza. Per l'accredito dei periodi di aspettativa precedenti l'anno di entrata in vigore del presente decreto, la domanda deve essere presentata, a pena di decadenza, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto stesso. (2) 4. Le retribuzioni figurative accreditabili ai sensi dell'art. 8, ottavo comma, della legge 23 aprile 1981, n. 155, sono quelle previste dai contratti collettivi di lavoro della categoria e non comprendono emolumenti collegati alla effettiva prestazione dell'attività lavorativa o condizionati ad una determinata produttività o risultato di lavoro né incrementi o avanzamenti che non siano legati alla sola maturazione dell'anzianità di servizio. 5. A decorrere dal mese successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto può essere versata, facoltativamente, una contribuzione aggiuntiva sull'eventuale differenza tra le somme corrisposte per lo svolgimento dell'attività sindacale ai lavoratori collocati in aspettativa ai sensi dell'art. 31 della citata legge n. 300 del 1970 e la retribuzione di riferimento per il calcolo del contributo figurativo di cui all'art. 8, ottavo comma, della citata legge n. 155 del 1981. La facoltà può essere esercitata dalla organizzazione sindacale, previa richiesta di autorizzazione al fondo o regime pensionistico di appartenenza del lavoratore. Il contributo aggiuntivo va versato entro lo stesso termine previsto per la domanda di accredito figurativo di cui al comma 3 ed è pari all'aliquota di finanziamento del regime pensionistico a cui il lavoratore è iscritto ed è riferito alla differenza tra le somme corrisposte dall'organizzazione sindacale e la retribuzione figurativa accreditata. 6. La facoltà di cui al comma 5 può essere esercitata negli stessi termini e con le stesse modalità ivi previste per gli emolumenti e le indennità corrisposti dall'organizzazione sindacale ai lavoratori collocati in distacco sindacale con diritto alla retribuzione erogata dal proprio datore di lavoro. 7. Nel caso in cui l'aspettativa fruita presso il sindacato non risulti conforme a quanto previsto ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui all'art. 31 della citata legge n. 300 del 1970, ove le organizzazioni sindacali tenute ad assolvere gli obblighi previdenziali e assistenziali provvedano ad effettuare le relative regolarizzazioni contributive entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i contributi saranno gravati dei soli interessi calcolati al tasso legale. Ai fini delle predette regolarizzazioni si applica il termine di prescrizione di cui all'art. 3, comma 9, lettera a), della legge 8 agosto 1995, n. 335. 7-bis. Le disposizioni di cui al comma 7 si applicano anche agli amministratori degli enti locali territoriali e ai componenti dei consigli regionali; gli enti locali territoriali e le regioni possono provvedere a loro carico (3). 8. Gli oneri corrispondenti alla contribuzione figurativa di cui all'art. 31 della citata legge n. 300 del 1970 gravanti sui fondi pensionistici amministrati dall'INPS, determinati nella misura pari all'aliquota di computo del 33 per cento del valore retributivo stabilito dal presente decreto, sono addebitati alla rispettiva gestione previdenziale. 9. I lavoratori iscritti ai fondi esclusivi dell'assicurazione generale obbligatoria hanno diritto alla contribuzione figurativa per i periodi non retribuiti di aspettativa per cariche sindacali o funzioni pubbliche elettive di cui all'art. 31 della citata legge n. 300 del 1970 (4). 10. L'onere di cui al comma 9 è posto a carico della relativa gestione previdenziale (5) . (1) Ai sensi dell'art. 8-bis, d.l. 23 novembre 2001, n. 411, conv., con modificazioni, in l. 31 dicembre 2001, n. 463, i soggetti di cui al presente comma, che non hanno presentato la domanda di accredito della contribuzione figurativa per i periodi anteriori al 1° gennaio 2001 secondo le modalità previste dall'articolo 3, comma 3, presente articolo, possono esercitare tale facoltà entro il 31 marzo 2002. (2) Il termine ivi previsto è stato prorogato inderogabilmente al 30 settembre 1998, dall'art. 3, d.lg. 29 giugno 1998, n. 278. (3) Comma aggiunto dall'art. 26, l. 3 agosto 1999, n. 265. (4) Vedi l'articolo 44 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269. (5) Vedi l'articolo 1, comma 239, della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Allegato 2 Legge 11 maggio 1990, n. 108 (in Gazz. Uff., 11 maggio, n. 108). - Disciplina dei licenziamenti individuali. ARTICOLO 4 Area di non applicazione. 1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 3, le disposizioni degli articoli 1 e 2 non trovano applicazione nei rapporti disciplinati dalla legge 2 aprile 1958, n. 339. La disciplina di cui all'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall'articolo 1 della presente legge, non trova applicazione nei confronti dei datori di lavoro non imprenditori che svolgono senza fini di lucro attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto (1) . Allegato 3 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA 27 dicembre 1947 (in Gazz. Uff. 27 dicembre 1947, n. 298, ed. straordinaria). ARTICOLO 39 Art. 39. L'organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. É condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie Allegato 4 Legge 18 novembre 1977, n. 902 (in Gazz. Uff., 17 dicembre, n. 343). - Attribuzione dei patrimoni residui delle disciolte organizzazioni sindacali fasciste. (Omissis). Art.1 Art. 1. I patrimoni residui delle organizzazioni fasciste dei lavoratori e dei datori di lavoro, soppresse con decreto legislativo luogotenenziale 23 novembre 1944, n. 369, sono attribuiti in proprietà, ciascuno nella misura del 93 per cento, alle confederazioni sindacali dei lavoratori dipendenti indicate al punto A dell'allegata tabella ed alle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori autonomi costituite per lo stesso settore ed indicate al punto B della detta tabella. Per la determinazione dei valori patrimoniali si fa riferimento alle stime effettuate dagli uffici tecnici erariali alla data del 31 dicembre 1976. Art.2 Art. 2. Il rimanente 7 per cento dei patrimoni indicati nell'articolo precedente è attribuito in proprietà alle altre confederazioni ed associazioni nazionali dei lavoratori e dei datori di lavoro, costituite al 1° gennaio 1974 e che siano maggiormente rappresentative tenuto conto: della consistenza numerica dei soggetti rappresentati; dell'ampiezza e diffusione delle strutture organizzative; della loro partecipazione alla formazione e stipulazione dei contratti collettivi di lavoro; della loro effettiva partecipazione alla trattazione delle controversie individuali, plurime e collettive di lavoro. Art.3 Art. 3. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge le associazioni di cui agli articoli che precedono e che intendono partecipare alla ripartizione dei patrimoni appartenenti ai corrispondenti settori delle disciolte confederazioni fasciste ne danno comunicazione scritta al Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Entro trenta giorni dalla scadenza del termine di cui al precedente comma viene accertata, con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, la sussistenza, nelle associazioni di cui all'articolo 2, dei requisiti indicati nello stesso articolo. Art.4 Art. 4. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l'ufficio stralcio costituito ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato del 1° dicembre 1947, n. 1611, è tenuto a trasmettere al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale un progetto di divisione di ciascun patrimonio - corredato dagli inventari e dalla descrizione della situazione patrimoniale con i corrispettivi valori - contenente la separata ripartizione in due masse rispettivamente del 93 per cento e 7 per cento dei patrimoni delle disciolte confederazioni dei datori di lavoro e del complesso dei patrimoni conglobati tra di loro delle disciolte confederazioni dei lavoratori. Il patrimonio del fondo ECO (Ente case operai) è conglobato con il patrimonio della soppressa confederazione degli industriali. Il patrimonio della soppressa confederazione generale del lavoro, della tecnica e delle arti è conglobato con i patrimoni delle soppresse confederazioni dei lavoratori. Con provvedimento del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale è disposta, entro il termine di giorni novanta, l'anzidetta ripartizione dei patrimoni, che viene comunicata alle associazioni interessate unitamente agli inventari ed alla descrizione della situazione patrimoniale. Art.5 Art. 5. Le confederazioni sindacali dei lavoratori dipendenti indicate nel punto A) della tabella di cui all'articolo 1 e le associazioni sindacali individuate ai sensi dell'articolo 3, procedono separatamente alla stipulazione di accordi unici sulla ripartizione dei beni compresi nella massa loro spettante indicata con il provvedimento di cui all'articolo 4. Le associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori autonomi costituite per il medesimo settore indicate nel punto B) della tabella, di cui all'articolo 1, procedono alla stipulazione di accordi sulla ripartizione dei beni compresi nella massa loro spettante indicata con il provvedimento di cui all'articolo 4. Le associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori dipendenti ed autonomi, costituite per il medesimo settore e individuate ai sensi del secondo comma dell'articolo 3, procedono anch'esse alla stipulazione di accordi sulla ripartizione dei beni compresi nella massa loro spettante indicata con il provvedimento previsto all'articolo 4. Art.6 Art. 6. Gli accordi di cui all'articolo precedente attuano direttamente il trasferimento della proprietà dei beni e costituiscono titolo per la relativa trascrizione. Art.7 Art. 7. Qualora entro il termine di centoventi giorni dalla comunicazione prevista all'ultimo comma dell'articolo 4 non vengano raggiunti gli accordi indicati nell'articolo 5 nei successivi sessanta giorni è nominato, con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, il collegio arbitrale composto di sette membri designati dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro dei quali uno con funzioni di presidente. Il collegio provvede alla ripartizione dei beni in conformità delle disposizioni della presente legge e con l'osservanza di quanto previsto negli articoli 816 e seguenti del codice di procedura civile. Art.8 Art. 8. In ogni caso di mancata accettazione dei beni, entro il termine perentorio di giorni novanta dalla data di attribuzione dei beni conseguente alla ripartizione di cui all'articolo precedente, gli stessi vanno ad accrescere proporzionalmente le quote attribuite per i vari settori alle confederazioni ed associazioni interessate. Art.9 Art. 9. Le associazioni, alle quali sono attribuiti beni delle disciolte confederazioni, succedono, in ragione delle quote loro conferite, nelle situazioni attive e passive, relative ai beni stessi ed in ogni altra situazione comunque derivante dalla gestione e dalla liquidazione dei patrimoni delle disciolte organizzazioni sindacali fasciste. Art.10 Art. 10. L'ufficio stralcio provvede alle operazioni di trasferimento dei beni e dei documenti relativi e, quindi, alla presentazione, entro il termine di centottanta giorni dalla data dell'accordo di cui all'articolo 5 o del lodo arbitrale di cui all'articolo 7, del rendiconto al Ministero del lavoro e della previdenza sociale. L'ufficio stralcio provvede altresì al versamento dell'ammontare delle indennità di anzianità spettanti al personale fino alla data della soppressione dell'ufficio stesso in apposito conto corrente aperto presso la tesoreria centrale, intestato al Ministero del lavoro e della previdenza sociale e denominato "Fondo per le indennità di anzianità per il personale dell'ufficio stralcio delle soppresse organizzazioni sindacali fasciste". Il Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, accertata l'avvenuta esecuzione di tutti gli adempimenti, dispone, con proprio decreto, la soppressione dell'ufficio stralcio. Art.11 Art. 11. I trasferimenti di proprietà derivanti dalla presente legge sono esenti dal pagamento di qualsiasi tassa o imposta senza che per le operazioni relative sia dovuto alcun diritto, rimborso o emolumento a qualsiasi titolo. Art.12 Art. 12. Il personale in servizio presso l'ufficio stralcio alla data della sua soppressione viene assegnato alle strutture pubbliche, secondo le norme e le procedure e di cui all'articolo 2 della legge 20 marzo 1975, n. 70. Art.13 Art. 13. Il rilascio dei certificati relativi al servizio prestato dagli ex dipendenti delle soppresse confederazioni sindacali, già effettuato dall'ufficio stralcio, è affidato al Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Al medesimo sono trasferiti gli archivi dell'ufficio stralcio. Art.14 Art. 14. La devoluzione in proprietà del palazzo sito in Roma via Sicilia, 59, già appartenente alla disciolta confederazione dei professionisti e degli artisti di cui all'articolo 1 della legge 13 marzo 1958, n. 234, è estesa agli enti e casse nazionali di assistenza e previdenza degli artisti legalmente riconosciuti alla data del 1° gennaio 1974. I legali rappresentanti degli enti di cui al comma precedente o i loro delegati fanno parte del comitato di cui all'articolo 2 della legge 13 marzo 1958, n. 234. All.1 Allegato unico. TABELLA CONTENENTE L'ELENCO DELLE ASSOCIAZIONI SINDACALI DEI LAVORATORI E DEI DATORI DI LAVORO ATTRIBUTARIE, AI SENSI DELL'ART. 1, DEI RESIDUI PATRIMONI APPARTENENTI ALLE DISCIOLTE CONFEDERAZIONI SINDACALI FASCISTE A) Associazioni sindacali dei lavoratori Confederazione generale italiana del lavoro - CGIL; Confederazione italiana sindacati lavoratori - CISL; Unione italiana del lavoro - UIL; Confederazione italiana sindacati nazionali lavoratori CISNAL; Confederazione italiana dirigenti d'azienda - CIDA. B) Associazioni sindacali dei datori di lavoro delle cooperative e dei lavoratori autonomi Settore industria: Confederazione generale dell'industria italiana; Associazione sindacale INTERSIND; Associazione sindacale aziende petrolchimiche e collegate a partecipazione statale - ASAP; Confederazione generale del traffico e dei trasporti - CONFETRA; Confederazione italiana armatori liberi - CONFITARMA; Confederazione italiana servizi pubblici enti locali - CISPEL; Federazione italiana editori giornali - FIEG; Confederazione generale italiana dell'artigianato; Confederazione nazionale dell'artigianato; Confederazione cooperative italiane; Lega nazionale cooperative e mutue; Associazione generale cooperative italiane. Settore agricoltura: Confederazione generale dell'agricoltura italiana; Confederazione nazionale coltivatori diretti; Alleanza nazionale contadini; Confederazione cooperative italiane; Lega nazionale cooperative e mutue; Associazione generale cooperative italiane. Settore commercio: Confederazione generale italiana del commercio e del turismo; Confederazione cooperative italiane; Lega nazionale cooperative e mutue; Associazione generale cooperative italiane. Settore credito ed assicurazione: Associazione sindacale fra le aziende di credito - ASSICREDITO; Associazione fra le Casse di risparmio italiane - ACRI; Associazione nazionale imprese assicuratrici - ANIA; Confederazione cooperative italiane; Lega nazionale cooperative e mutue; Associazione generale cooperative italiane. alle quali il contratto si riferisce.

venerdì 29 marzo 2013

Il presidente della Repubblica Italiana scelto da Bilderberg

Il Bilderberg nomina il presidente della repubblica italiana di Ida Magli - 27/03/2013 Fonte: italianiliberi In un recente passato, che appare però lontanissimo, era stata promessa agli Italiani l’elezione diretta del capo dello Stato. Naturalmente non se n’è fatto nulla. In una cosa sola i nostri governi, quali che siano le loro ideologie e i loro orientamenti politici, sono tutti “montiani”: decisi e rapidissimi soltanto nell’aumentare le tasse. Per tutto il resto tempi biblici in attesa che svanisca anche il ricordo delle promesse fatte. Dunque niente elezione diretta del Presidente. Ma c’è invece chi lo sceglie per noi e senza chiedere il permesso a nessuno: quel Potere che in silenzio ha progettato e imposto l’unificazione europea, che ha progettato e imposto la moneta unica e che continua a presiedere a tutte le vicende più importanti dei singoli Stati i quali obbediscono anch’essi nel più assoluto silenzio. Sono uomini di cui non conosciamo altro che le facce e i nomi dei loro messi, di quelli mandati a mettere in atto la loro volontà, ma che possiamo riconoscere a colpo sicuro da un solo comune connotato: l’andamento disastroso di tutte le loro imprese, il fallimento di ciò che realizzano. Di fronte ai nomi ventilati in questi giorni dai giornali come possibili Presidenti: Amato, Prodi, D’Alema, ci potremmo domandare quanti voti avrebbero preso se gli Italiani fossero stati chiamati a votare. Sicuramente nessuno, o quasi. Sono stati già abbondantemente bocciati in precedenza e di conseguenza i loro nomi vengono indicati da un potere estraneo alla democrazia e che li impone esclusivamente in funzione del progetto euro finanziario che deve fare da apripista al governo finanziario mondiale. Non abbiamo sentito fino ad ora reazioni di nessun genere da parte dei politici: davanti al Potere nascosto dietro all’Europa nessuno parla. Abbiamo però già assistito a suo tempo all’esaltazione come Capo dello Stato di Ciampi, entusiasta fautore dell’euro in coppia con l’astutissimo Prodi con il quale ha provveduto a svendere e a spogliare di quasi tutti i suoi beni l’Italia pur di riuscire a farla entrare nello spazio paradisiaco dell’euro. Ne deduciamo che il compenso stabilito sia sempre lo stesso: prima dimostri di essere un servo fedelissimo del Potere finanziario europeo e mondiale, adempiendo al compito che ti è stato assegnato quali che siano le sofferenze e i danni che apporti alla tua patria e ai tuoi concittadini, poi diventi presidente della Repubblica. Lo stesso ragionamento, mutati i compiti e le situazioni, vale per gli altri nomi. La presidenza della repubblica italiana è appaltata al Bilderberg. Adesso, però, che abbiamo fatto una lunga e dura esperienza della quasi assoluta mancanza d’intelligenza che caratterizza i soci del Bilderberg e i loro emissari, montiani o meno, testimoniata chiaramente dai disastri che seguono alle loro imprese, sarà bene che i politici guardino in faccia la realtà. Anche a voler prescindere dai fatti che abbiamo sotto gli occhi (è di questi giorni il macroscopico pasticcio combinato a Cipro) non sono pochi gli analisti finanziari che prevedono un possibile crac dell’euro per il secondo trimestre e, se non un crac, delle difficoltà sempre più gravi nella gestione dell’economia in Europa. Sarebbe davvero poco “divertente” trovarsi fresco di nomina a capo della Repubblica e mandare in giro per il mondo a rappresentare gli Italiani proprio uno dei responsabili del crac.

Insegnamenti di Gurdjieff

Insegnamenti di Gurdjieff alla figlia Reyna http://www.visionealchemica.com/insegnamenti-di-gurdjieff-alla-figlia-reyna/ Fissa la tua attenzione su te stessa. Sii cosciente in ogni istante di ciò che pensi, senti, desideri e fai. Finisci sempre quello che hai iniziato. Fai quello che stai facendo nel migliore dei modi possibili. Non t’incatenare a niente che alla lunga ti distrugga. Sviluppa la tua generosità senza testimoni. Tratta ogni persona come se fosse un parente stretto. Metti in ordine quello che hai disordinato. Impara a ricevere, ringrazia per ogni dono. Smetti di autodefinirti. Non mentire né rubare, se lo fai, menti e rubi a te stessa. Aiuta il tuo prossimo senza renderlo dipendente. Non occupare troppo spazio. Non fare rumore né gesti innecessari. Se non la possiedi, imita la fede. Non lasciarti impressionare da personalità forti. Non impossessarti di niente né di nessuno. Distribuisci equitativamente. Non sedurre. Mangia e dormi lo strettamente necessario. Non parlare dei tuoi problemi personali. Non giudicare né discriminare quando non conosci la maggior parte dei fatti. Non stabilire amicizie inutili. Non seguire mode. Non venderti. Rispetta i contratti che hai firmato. Sii puntuale. Non invidiare i beni o gli esiti del prossimo. Parla solo di ciò che è necessario. Non pensare nei benefici che ti procurerà la tua opera. Giammai minaccia. Realizza le tue promesse. In una disputa, mettiti nei panni dell’altro. Ammetti che qualcuno ti superi. Vinci le tue paure. Aiuta all’altro ad aiutare sé stesso. Vinci le tue antipatie ed avvicinati alle persone che desideri rifiutare. Trasforma il tuo orgoglio in dignità. Trasforma la tua collera in creatività. Trasforma la tua avarizia in rispetto per la bellezza. Trasforma la tua invidia in ammirazione per i valori dell’altro. Trasforma il tuo odio in carità. Non ti lodare né ti insultare. Tratta ciò che non ti appartiene, come se ti appartenesse. Non lamentarti. Sviluppa la tua immaginazione. Non dare ordini solo per il piacere di essere obbedito. Paga i servizi che ti danno. Non fare propaganda delle tue opere o idee. Non cercare di risvegliare negli altri, sentimenti verso di te come: pietà, simpatia, ammirazione, complicità. Non trattare di distinguerti per la tua apparenza. Non contraddire mai, solo taci. Non contrarre debiti, acquista e paga subito. Se offendi qualcuno, chiedigli scusa. Se l’hai offeso pubblicamente, scusati in pubblico. Se ti rendi conto di aver detto qualcosa di sbagliato, non insistere in quell’errore per orgoglio e desisti immediatamente dai tuoi propositi. Non difendere le idee antiche, solo perché fosti tu chi le enunciò. Non conservare oggetti inutili. Non decorarti con idee altrui. Non fotografarti insieme a personaggi famosi. Non rendere conto a nessuno; sii il tuo proprio giudice. Non definirti mai per quello che possiedi. Non parlare mai di te senza concederti la possibilità di cambiare. Renditi conto che niente è tuo. Quando ti chiedono la tua opinione su qualcuno o qualcosa, di solamente le sue qualità. Quando ti ammali, invece di odiare quel male, consideralo tuo maestro. Non guardare con la coda dell’occhio, guarda fisso. Non dimenticare i tuoi morti, però riservagli un luogo limitato che gli impedisca invadere la tua vita. Nel luogo in cui vivi, riserva sempre un posto a ciò che è sacro. Quando realizzi un servizio non risaltare i tuoi sforzi. Se decidi lavorare per gli altri, fallo con piacere. Se dubiti fra fare e non fare, rischia e fa’. Non trattare di essere tutto per il tuo compagno; ammetti che cerchi in altri ciò che tu non puoi dargli. Quando qualcuno ha il suo pubblico, non accudire per contraddirlo e rubargli l’audience. Vivi di soldi guadagnati da te. Non ti invischiare in avventure amorose. Non ti vantare delle tue debolezze. Non visitare mai nessuno solo per riempire il tuo tempo. Ottieni per distribuire. Se stai meditando e arriva un diavolo, fai andare quel diavolo a meditare. Grazie a fratello Alfa per l’indicazione ;-) Fonte: www.risvegliati.altervista.org

martedì 26 marzo 2013

Battiato al Parlamento europeo ha il coraggio di denunciare le troie elette nelle due camere a Roma

Battiato: ''Inaccettabili queste troie in Parlamento'' "Queste troie che si trovano in Parlamento farebbero qualsiasi cosa. E' una cosa inaccettabile". Lo ha detto il musicista Franco Battiato nel suo intervento al Parlamento Europeo in veste di assessore al Turismo della Regione Sicilia. Secondo Battiato sarebbe meglio che "aprissero un casino" (Audio Ansa) Solo un artista grande come Battiato poteva parlare in questa maniera franca e decisa. La Boldrini in aula, invece di cercare la pulizia ipocricamente biasima Battiato: ''Battiato? Disdicevole'' Lei e Grasso due figure losche è opportuniste! Voci di corridoi dicono che il presidente Napolitano ha esclamato apprendendo la notizia "speriamo che non aggiunga ulteriori particolari"

venerdì 22 marzo 2013

ANCORA LO IOR, SCOPPIA UN CASO DIPLOMATICO TRA L’ITALIA E LO STATO DEL VATICANO

IOR - NUOVO CASO DIPLOMATICO TRA ITALIA E VATICANO - La Guardia di Finanza, alla ricerca di documenti segreti, ha fermato all'aeroporto romano di Ciampino Monsignor Roberto Lucchini, uno dei collaboratori più fidati del segretario di Stato Tarcisio Bertone, e l'avvocato Michele Briamonte dello studio torinese Grande Stevens, da anni consulente dello IOR». «Briamonte e Lucchini si sono opposti alla perquisizione esibendo un passaporto diplomatico vaticano. Dopo una convulsa trattativa e numerosi contatti telefonici con la Santa Sede, l'avvocato e il Monsignore hanno potuto lasciare l'aeroporto romano senza consegnare ai militari le loro borse». Proprio pochi giorni dopo l'incidente di Ciampino, il legale dello studio Grande Stevens si è visto perquisire casa e ufficio su richiesta della procura di Siena che indaga su un presunto caso di insider trading denunciato dagli stessi vertici di Monte dei Paschi di Siena. Pronta la replica dell’avvocato Briamonte che parla di una “non notizia”: “Occorre molta fantasia per trasformare un normale controllo doganale in un caso diplomatico”. “I bagagli miei e di monsignor Roberto Lucchini, che viaggiava con me”, dice l’avvocato Briamonte, “sono stati sottoposti ad un normale controllo con cane poliziotto che, come riportano i verbali redatti dai militari operanti, veri fino a querela di falso, ha dato esito negativo. Non è mai esistito, dunque, alcun decreto di perquisizione dell’autorità giudiziaria, al quale mi sarei senz’altro assoggettato, e l’identificazione è avvenuta mediante i rispettivi passaporti delle persone in transito nella zona doganale”. Quanto poi all’insinuazione di collegamenti tra inchieste della magistratura e normali controlli amministrativi, Briamonte li definisce “una grave mancanza di rispetto per la magistratura stessa e una violazione delle regole di salvaguardia delle prerogative e libertà individuali”. “Dunque nessun incidente e nessun mistero, né tantomeno nessuna relazione con il mio ruolo di consigliere di amministrazione del Montepaschi”.

giovedì 21 marzo 2013

Mario Draghi un vile affarista, colui che ha svenduto l'industria pubblica italiana

PANFILO BRITANNIA, 1992. VENDESI PATRIMONIO PUBBLICO (ALCUNI DATI): L’INIZIO DELLA FINE DELL’ITALIA… “Nel giugno del 1992 il panfilo dei reali inglesi, il Britannia, con a bordo il fior fiore della finanza occidentale, ospita una riunione al largo di Civitavecchia. L’allora direttore generale del tesoro, Mario Draghi, illustra a quel consesso il nuovo processo di privatizzazioni che da lì a poco partirà in Italia [...] bisognava accelerare la vendita di un portafoglio gigantesco, allora racchiuso in IRI, ENI, INA e IMI. Mentre le privatizzazioni degli anni 80 sono avvenute in casa, quelle degli anni 90 si svolgeranno in Europa. All’indomani della svalutazione iniziano i nuovi saldi: Multinazionali angloamericane, ma anche francesi, arrivano in Italia per “fare shopping”, ma anche i giganti italiani guadagnano dallo smembramento del patrimonio nazionale: il gruppo Benetton si aggiudica per 470 miliardi GS Autogrill che poi rivende ai francesi di Carrefour per 10 volte tanto. Per capire quanto valgono questi beni che non ci appartengono più possiamo comparare gli incassi delle privatizzazioni con gli incassi attuali. La cessione del 58% del Credito Italiano produce ricavi lordi per 930 milioni di euro, nel 2002 Unicredito Italiano capitalizza 26.593 milioni di euro […] quel 60% dal Banco di Napoli che lo Stato vende alla BNL per 32 milioni di euro è rivenduto dalla stessa a distanza di pochi anni per 1000 milioni di euro. È anche vero che BNL lo ha risanato completamente, ma la differenza tra i due valori è enorme. Perché questo risanamento non poteva avvenire per mano dello Stato? Perché chi lo dirigeva non era all’altezza? Non è così! A che sono servite le privatizzazioni degli anni 90 se oggi i cittadini italiani sono più poveri di allora e il rapporto debito pubblico-PIL è ancora più alto?…” Fonte: Democrazia Vendesi - tratto da frontediliberazionedaibanchieri.it

mercoledì 20 marzo 2013

L'ultimo astrologo di corte

L’ULTIMO ASTROLOGO PRESSO LA CORTE OTTOMANA: HUSEYIN HILMI EFENDI . Inizio la sua attività voluto dal sultano nel 1909 e morì nel 1924 Fu l’ultimo astrologo di corte (morì un anno dopo la proclamazione della Repubblica Turca). Le cronache di corte ci consegnano un memorabile servigio reso all’ultimo sultano regnante, Mehmet VI. Nel corso della prima guerra mondiale, nella penisola di Gallipoli avvenne una delle più cruente battaglie della guerra, la campagna dei Dardanelli (1915). Gallipoli (in turco Canakkale) si trova in prossimità di Costantinopoli, ragione per la quale, un allarmatissimo sultano che temeva la conquista di Istanbul da parte delle truppe nemiche, chiese all’astrologo se fosse necessario spostare il governo lontano dalla capitale. La risposta dell’astrologo fu che si sarebbe verificato uno spostamento di pianeti tale per cui le forze inglesi e francesi avrebbero desistito ritirandosi dopo 3 giorni. Effettivamente l'operazione si risolse 3 giorni dopo con il reimbarco forzato delle truppe nemiche dopo che subirono pesanti perdite. Cosa vide l’astrologo? Difficile dire perché non conosciamo né l’ora della domanda né i sistemi utilizzati da Huseyin Hilmi Efendi. Tuttavia, guardando il cielo del 15 settembre 1916, possiamo ipotizzare che egli possa aver considerato lo spostamento della Luna dal Toro (in opposizione ad un Marte - significatore della guerra - molto combattivo e in grande dignità in Scorpione). Dopo 3 giorni l’emotività lunare sarebbe calata e Marte sarebbe uscito dal suo termine divenendo meno forte.

martedì 19 marzo 2013

Padre Amorth dice sempre quello che pensa

Il numero uno degli esorcisti: "Monti (e non solo) massone" Padre Amorth: "Nel mondo comandano 7-8 persone. Hanno pestato i poveri e salvato i ricchi". E sul nuovo pontefice: "Temo che faccia la fine di Papa Luciani" Stefano Lorenzetto - Mar, 19/03/2013 Un giudizio senza appello sul capo dello Stato ormai a fine mandato e sul presidente del Consiglio in carica ancora per pochi giorni. Anzi, un anatema, considerato che a pronunciarlo è padre Gabriele Amorth, il più famoso esorcista del mondo, oltre 160.000 riti di liberazione compiuti su indemoniati. Eccolo, trascritto alla lettera: «Chi comanda è chi ha i soldi. Il nostro mondo è gestito da 7-8 persone che hanno in mano i quattrini. Di Monti cosa vuole che dica? Non per niente è stato messo su da un massone! Perché Napolitano è massone. Non lo conosco personalmente (Monti, ndr), però per essere arrivato così, di colpo, al ruolo che ha... Solo con la potenza della massoneria poteva arrivarci». È una videointervista che dura quasi due ore, raccolta l'11 marzo. Mi è stato concesso di visionarne un estratto di 24 minuti. Davanti alla telecamera l'anziano sacerdote della Società San Paolo denuncia come l'associazione segreta si sia infiltrata nel cuore stesso della Chiesa: «La massoneria ha i rami dappertutto. Anche in Vaticano, purtroppo. Esiste. Perché è basata sul denaro, sulla carriera. Si aiutano reciprocamente». In una successiva testimonianza di 15 minuti filmata il 13 marzo, nel pomeriggio in cui il conclave ha eletto il cardinale Jorge Mario Bergoglio al soglio di Pietro, l'esorcista racconta di come la massoneria sia riuscita a cacciare Ettore Gotti Tedeschi dalla guida dello Ior, dove Benedetto XVI l'aveva chiamato per uniformare la Santa Sede alle normative in materia di trasparenza e di antiriciclaggio. In una pausa delle riprese, il paolino ha espresso un terribile presentimento, portandosi una mano sul cuore: «Papa Luciani ce l'ho qua e non vorrei che il nuovo pontefice facesse la stessa fine». I due video sono stati girati dal regista Massimo Emilio Gobbi, convocato a Roma da un cardinale (non italiano) della curia romana conosciuto anni fa attraverso monsignor Emmanuel Milingo, l'arcivescovo-esorcista dimesso dallo stato clericale nel 2009 e finito a recitare in Kamorrah days, un film di Gobbi. «Il porporato», spiega il cineasta, «mi ha informato che padre Amorth, 88 anni a maggio, intendeva dettare una sorta di testamento spirituale, ma soprattutto farne giungere uno spezzone ammonitorio al presidente degli Stati Uniti. S'è infatti convinto che Barack Obama, protestante aderente alla United Church of Christ, sia passato dalla parte di Satana dichiarando incostituzionale il divieto dei singoli Stati americani alla celebrazione delle nozze gay». Ma perché il cardinale straniero amico di padre Amorth ha deciso di affidare il delicato compito proprio a Gobbi, autore di film non propriamente per educande? È presto detto: il regista, fondatore del movimento politico «Il Kennedy italiano» ispirato a sé medesimo, nel 2007 incontrò Obama: «Lo conobbi attraverso Ron Paul, candidato alla presidenza degli Stati Uniti, appoggiato con 50 milioni di dollari dal finanziere George Soros, per il quale ho lavorato». Gobbi riferisce che fra lui e padre Amorth, partigiano a 18 anni nella Brigata Italia, ordinato prete nel 1954 e laureato in giurisprudenza, s'è subito instaurato un clima di grande fiducia: «Nonostante l'età avanzata, ha una lucidità mentale straordinaria. Prima di cominciare le riprese, mi ha persino chiesto: “Ha fatto il bianco?”. È l'espressione gergale usata dai cineoperatori quando bilanciano la telecamera puntando l'obiettivo su un cartoncino di quel colore». Mentre il neoletto Papa Francesco manifesta con forza un anelito di spiritualità («ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!»), il vecchio esorcista traccia nella videointervista un profilo esattamente opposto della barca di Pietro: «Purtroppo anche nella Chiesa ci sono quelli che vanno avanti a forza di carriera, a forza di soldi, a forza di corruzione. Anche nella Chiesa c'è una grande massa di massoni. E anche tra i cardinali ce ne sono, altroché, altroché! Perché di fronte al dio denaro uno ammazzerebbe suo padre, sua madre, i suoi figli. Anche un uomo di Chiesa lo fa, se non ha fede. La massoneria è diventata la padrona nella gestione del denaro, un qualcosa di una potenza enorme. Ma cosa crede? Che sia il capoccia degli Stati Uniti, Obama, a comandare? Macché. Gli uomini politici sono tutti soggetti alla massoneria». A questo punto padre Amorth sferra l'attacco a Giorgio Napolitano, definito senza perifrasi «massone», e a Mario Monti, imposto come premier dal capo dello Stato nel novembre 2011: «Sappiamo solo che hanno pestato i poveri e non hanno toccato i ricchi. Questo lo sappiamo con certezza. Pestato i poveri e non toccato i ricchi», ripete. «Per prima cosa io avrei dimezzato la paga a tutti i parlamentari, ai ministri». E ancora: «Le leggi di Monti... Ho visto varie persone che si sono suicidate in seguito a queste leggi. Un caso comunissimo: un cittadino possiede un appartamentino dove abita, quindi che non gli rende, e non ha entrate. Gli mettono tasse da pagare, e robuste, oltre 2.000 euro l'anno. Che fa? Io ne ho già conosciuti tanti che mi hanno detto: guardi, padre, l'unica soluzione è il suicidio». «L'intervista con padre Amorth era fissata per il 6 marzo, ma alle 3 di notte ho avvertito un dolore lancinante al petto», racconta il regista Gobbi, cardiopatico iperteso, già colpito da infarto miocardico acuto nel 1992. «Alle 9 del mattino, anziché prendere l'aereo per Roma, sono stato ricoveraro all'ospedale civile di Venezia, dove mi è stata diagnosticata un'ischemia coronarica acuta», ed esibisce tanto di referto medico. «Era già stato programmato per l'indomani un intervento chirurgico. Verso sera viene al mio capezzale un medico e mi dice: “Lo sa che l'ischemia non c'è più? Completamente sparita. Non riusciamo a capire”, e mi ha dimesso». Gobbi è convinto che il diavolo ci abbia messo la coda. Nonostante la vita sregolata che conduce, il regista dimostra se non altro d'avere più fede di quel cardinale che un giorno gelò padre Amorth con le seguenti parole: «Lei fa l'esorcista, ma lo sappiamo entrambi che Satana non esiste, no? Tutta superstizione. Andiamo, non vorrà farmi credere che lei ci crede davvero?».

lunedì 18 marzo 2013

Il primo esploratore ad entrare nel Potala e a rimanerci per una settimana

Omaggio a Giuseppe Tucci L’avventura intellettuale e politica di Giuseppe Tucci viene ripercorsa con passione e con rigore scientifico dall’indologa Enrica Garzilli in due avvincenti volumi di circa millequattrocento pagine in totale, oltre duecento delle quali contengono una bibliografia completa delle opere del grande studioso, un elenco dei documenti più importanti citati o consultati per la stesura del libro (documenti d’archivio, lettere, carteggi, diari, articoli scientifici e giornalistici, atti congressuali, interviste, ecc.), un indice biografico dei nomi ecc. Rivendicando con legittimo orgoglio il merito di aver pubblicato il primo libro su Giuseppe Tucci, “sui suoi rapporti con il fascismo e la politica di Mussolini in India e nelle regioni dell’Himalaya”, l’Autrice dichiara di aver voluto “cogliere gli svariati aspetti dell’uomo, sia pubblici sia privati”, nonostante le difficoltà che oggi impediscono di comprendere “la mentalità e l’etica di un uomo nato alla fine dell’Ottocento, che ha fatto carriera durante il ventennio fascista: quanto più semplice sarebbe stato osannarlo, come quasi tutti in Italia, pur senza conoscerne la storia, o condannarlo, come fanno gli studiosi d’oltreoceano; quanto più sbrigativo, e diminutivo, ideologizzare una vita così ricca e complessa come la sua”. L’auspicio di Enrica Garzilli, che riteniamo pienamente fondato, è che questo studio possa ampliare lo stato della conoscenza delle relazioni tra l’Italia fascista e l’Oriente, “sviluppando una tesi del tutto nuova sulla reale visione politica di Mussolini verso l’Asia, che va ben oltre l’interesse verso l’India”. Sarebbe però molto riduttivo considerare questa biografia di Giuseppe Tucci un semplice contributo alla storia della politica “asiatica” del fascismo, se non altro perché l’Autrice riferisce dell’attività che il grande studioso riuscì a svolgere in Italia ed in Asia anche nel periodo postbellico, nonostante fossero venute meno le favorevoli condizioni politiche di un tempo. Ciò fu possibile grazie alla lungimiranza di Giulio Andreotti, il quale, scrive la Garzilli, “capì perfettamente il valore scientifico delle missioni e il ritorno d’immagine che con esse ne aveva l’Italia” e sostenne Tucci in tutte le sue imprese, come dimostra il lungo carteggio fra i due uomini riportato nel secondo volume. La biografia di Tucci si presenta perciò come uno spaccato di due epoche, nel quale vediamo muoversi intorno al protagonista personaggi quali Mussolini, Gentile, Rabindranath Tagore, Gandhi, ma anche pandit indiani e lama tibetani, pellegrini e lebbrosi, tedeschi della Ahnenerbe ed orientalisti italiani. Questa è parte della recensione di Claudio Mutti apparsa il 1° marzo 2013 su Eurasia. Rivista di studi geopolitici. Da leggere tutta.

Il colosseo nato anche come Tempio Sacro

di Laura Larcan: "Colosseo, svelati i simboli segreti nascosti nel monumento" Il Colosseo non sarebbe stato solo la più grande macchina hi-tech per spettacoli dell’antichità. Non solo l’arena dei fasti gladiatori macchiata di sangue e violenza. Ma sembra che sia stato anche un «tempio sacro» che avrebbe celebrato il significato della rigenerazione della civiltà romana. GLI INDIZI A confermare questo ruolo, ci sarebbero indizi nascosti in tutto il monumento. Basta saperli vedere. Come le uova «segrete», simbolo di rigenerazione, presenti nella raffinata decorazione dei capitelli. Leggibili sul lato Nord dell’Anfiteatro Flavio, l’unico sopravvissuto nell’intero alzato di 50 metri, visibile da via dei Fori Imperiali. E’ questa la suggestiva teoria dell’architetto Piero Meogrossi, che per oltre vent’anni è stato direttore tecnico del Colosseo, e famoso per aver guidato con l’equipe della Soprintendenza ai beni archeologici di Roma i restauri di alcuni dei principali monumenti della città, dall’Appia Antica con la Villa dei Quintili al Palatino e Foro Romano. Le sue ricerche saranno illustrate oggi al Ministero per i beni culturali in una conferenza dal titolo «Roma-Minerva per il sogno di Europa» (ore 17), che inaugurerà la mostra personale «Arte & Scienza neo antica» di disegni che illustrano «una vita» di studi sull’antichità. «Se si ha la pazienza di aguzzare la vista - racconta Meogrossi - si scoprirà che un uovo è perfettamente visibile al centro ci ciascun capitello corinzio del terzo ordine di fornici del Colosseo e in tutti i capitelli compositi del quarto, che corrisponde all’attico finale. In genere, sulla sommità arcuata dei capitelli appare sempre una rosetta, qui invece c’è un ovale, almeno in quelli sopravvissuti all’incuria e al tempo». Ovali scolpiti nel travertino e consumati dallo smog. L’arcano, ma sotto gli occhi del mondo. E non è finito qui. Come avverte Meogrossi, «Il Colosseo è costellato di simboli di uova. La forma stessa dell’Anfiteatro Flavio non è una ellisse, ma un ovale. Ci sarà un motivo. Molto banalmente l’uovo rappresenta la forma simbolica della rigenerazione. MISURE SACRE Il Colosseo non è solo luogo per scannarsi, ma un tempio sacro dove celebrare la rigenerazione della civiltà romana. Almeno nell’epoca dei Flavi». D’altronde, come ricorda Meogrossi, il sangue faceva parte della sacralità dei «giochi» che fin dall’antichità erano concepiti come danze e rituali di iniziazione in cui si esprimeva la lotta dell’uomo contro la natura. Ma c’è dell’altro. Il Colosseo diventa il cuore delle ricerche di topografia antica di Meogrossi secondo cui, «nulla nell’antica Roma era posto a caso». «In origine il Colosseo è il catalizzatore delle misure sacre di Roma, cioè è un luogo cruciale come il Partenone per Atene, dove si celebrano le misure sacre per la rigenerazione della città». Secondo Meogrossi Roma è infatti ordinata secondo un asse che segue l’allineamento dei sette pianeti verificatosi nel cielo all’alba del 21 aprile del 753 a.C. (Natale di Roma). Secondo questo asse, il centro esatto del Colosseo (cioè del suo ovale) coincide con il centro della Sala Ottagona della Domus Aurea, con i centri dell’Arco di Costantino e del labirinto-fontana del Palatino. L’asse del Colosseo, tra la sua Valle e il Palatino, risulta perfettamente perpendicolare all’asse segnato dall’antica via Lata (oggi via del Corso): «Non altro che il sistema del cardo e decumano di Roma».

domenica 17 marzo 2013

Scoperto in Turchia il mitico Ploutonion da archeologi italiani

(ANSAmed) - ISTANBUL, 15 MAR - Il mistero della 'Porta dell' Inferno' di Hierapolis, l'antica citta' sacra della Frigia, che gli archeologi cercavano da oltre mezzo secolo e' stato svelato in fin dei conti grazie ai corpi senza vita di qualche uccellino. Gli scavi di Hierapolis (dell'inviato Francesco Cerri) E' seguendo il racconto di autori dell'Antichita' come Cicerone, o il grande geografo greco Strabone, e ricostruendo il percorso di una sorgente termale di origine volcanica che l'archeologo italiano Francesco D'Andria, dell'Universita' del Salento, e' arrivato fino al mitico Ploutonion (il Plutonium per i romani). Davanti c'erano i cadaveri di alcuni uccelli. L'annuncio della ''strardinaria'' scoperta e' stato fatto a Istanbul oggi da D'Andria al convegno sugli scavi archeologici italiani in Turchia promosso dall'ambasciatore ad Ankara Giampaolo Scarante e organizzato dalla direttrice del'Istituto Italiano di cultura Maria Luisa Scolari. Il Ploutonion di Hierapolis era un celebre luogo di pellegrinaggio dell'Antichita'. I sacerdoti sacrificavano tori a Plutone portandoli davanti all'ingresso di una grotta da cui uscivano gas velenosi. I tori morivano soffocati davanti ai pellegrini arrivati da tutto il mondo ellenistico, poi romano, fra cui anche tanti 'Vip' dell'antichita'. Hierapolis, nel comune turco di Pamukkale, e' un sito di eccellenza per l'archeologia italiana. Gli scavi sono stati avviati nel 1957 da Paolo Verzone, del Policlinico di Torino guidata da Paolo Verzone, di cui D'Andria oggi e' il successore. Gli italiani hanno fatto risorgere mano a mano la citta' sacra della Frigia - ora proclamata Patrimonio dell'Umanita' dall'Unesco e visitata da 1,5 milioni di turisti ogni anno - portando alla luce lo spettacolare Teatro Romano, il Martyrion e la tomba dell' apostolo Filippo, una vasta necropoli. Il sucesso degli scavi italiani ha convinto le autorita' turche a operare interventi faraonici. Sei grandi alberghi termali che si trovavano sul sito archeologico sono stati smantellati s postati altrove. Ora l'equipe di D'Andria lavora ad una ricostruzione virtuale del Ploutonion, ed a quella, reale invece, della spettacolare facciata del Palcoscenico del Teatro, ricollocando le otto colonne bizantine trovate a terra. Tutto dovrebbe essere a posto per settembre. Poi gli italiani si concentreranno sulla Porta dell'inferno. Da dove continuano a uscire gli stessi fumi tossici: nelle sue cronache Strabone racconta stupito di avere comprovato che proprio li ci si avviava verso gli Inferi, gettando una manciata di uccellini verso l'ingresso della rotta. Erano subito caduti fulimati.(ANSAmed).

sabato 16 marzo 2013

La bellezza di una filosofa ormai passata all'eternità

La Fedeltà alla Purezza. "Da molto sono attratta dai catari, anche se conosco ben poco di loro. Una delle ragioni principali di questa attrazione è la loro opinione riguardo l'Antico Testamento, che lei esprime così bene nel suo articolo , quando giustamente dice che l' adorazione della potenza ha fatto perdere agli ebrei la nozione di bene e male. La dignità di testo sacro accordata a racconti pieni di crudeltà spietate mi ha sempre tenuta lontano dal cristianesimo, tanto più che da venti secoli questi racconti non hanno mai smesso di esercitare una influenza su tutte le correnti di pensiero cristiano; se almeno per cristianesimo si intende le Chiese oggi classificate sotto questa voce. Persino San Francesco d 'Assisi, benché puro di questa macchia per quanto è consentito d' esserlo ha fondato un Ordine che appena creato ha quasi subito preso parte a omicidi e massacri. Non sono mai riuscita a capire come uno spirito ragionevole possa considerare lo Yahwe della Bibbia e il Padre invocato nell' Evangelo come un solo e medesimo essere. L' influenza dell' Antico Testamento e quella dell' Impero romano, la cui tradizione è stata continuata dal papato, sono a mio avviso le due cause essenziali della corruzione del cristianesimo. I suoi studi mi hanno confermata in un pensiero che avevo già prima di leggerli. Cioè che il catarismo è stato in Europa l' ultima espressione viva dell' antichità preromana. Sono convinta che prima delle conquiste romane i paesi mediterranei e il Vicino Oriente formavano una civiltà non omogenea, perché vi era grande diversità da um paese all' altro, ma continua; che uno stesso pensiero viveva negli spiriti più elevati, espresso in forme diverse nei misteri e nelle sette iniziatiche d' Egitto e di Tracia, di Grecia , di Persia, e che le opere di Platone costituiscono la più perfetta espressione scritta in nostro possesso di questo pensiero. 8Bene inteso, data la scarsità di documenti una simile opinione non può essere provata; ma a parte gli indizi, Platone stesso presenta la sua dottrina come proveniente da una tradizione antica , senza mai indicare il paese di origine; a mio avviso, la spiegazione più semplice è che le tradizioni filosofiche e religiose dei paesi a lui noti si confondevano in un unico e medesimo pensiero. E' da questo pensiero che il cristianesimo è nato; ma solamente gli gnostici, i manichei, i catari sembrano essergli rimasti veramente fedeli. Solamente loro sono sfuggiti alla grossolanità dello spirito, alla bassezza di cuore che il dominio romano ha diffuso su vasti territori che costituiscono ancora oggi l'atmosfera dell 'Europa." (....) (stralcio di una lettera di Simone Weil a Déodat Roshé)

L'uomo è grande quando conosce i suoi limiti, solo così ritrova la sua Anima!

Per Dostoevskij l’uomo che vuole farsi Dio non riesce a diventare neanche un insetto di Francesco Lamendola - 13/03/2013 Fonte: Arianna Editrice L’uomo moderno avrebbe voluto farsi un dio, il dio di se stesso, dopo aver spinto nel solaio delle cose vecchie e inutili quell’altro Dio, il Dio dei suoi padri, che lo aveva accompagnato per le innumerevoli generazioni della sua storia; ma spesso non è riuscito a diventare niente, nemmeno quell’insetto che pure, in certi momenti, avrebbe desiderato essere. Perché essere un insetto è già qualcosa, è già avere una forma, un significato, uno scopo quale che sia: così almeno pensava Fëdor Dostoevskij; mentre l’uomo moderno, che ha voluto farsi il dio di se stesso, ha finito per perdere la propria essenza, precisamente in quanto che di essa fa parte il legame con la trascendenza, con il soprannaturale, con Dio; e mutilare l’uomo del rapporto con Dio, vuol dire mutilarlo in quanto vi è di unitario, di originario, di essenziale in lui. A quel punto, persino un insetto può apparire, al suo confronto, come una creatura risolta e compiuta, armoniosamente completa in se stessa e, dunque, più riuscita e più perfetta di lui. L’uomo che fallisce nella realizzazione della propria umanità, infatti, non è semplicemente qualcosa di meno di un essere umano, il che già sarebbe tragico; ma viene ad essere qualcosa di meno di qualunque altra creatura, fosse pure la più umile e nascosta, il fallimento della propria umanità non essendo una condizione naturale, ma innaturale, un tracollo e una inversione del giusto ordine delle cose, dunque un “monstrum”. L’uomo che si allontana da Dio per farsi dio egli stesso è una creatura mostruosa, demoniaca, abbandonata alla mercé di forze devastanti; non le resta quasi più nulla di umano, ma diviene una contraffazione dell’uomo così come era e come dovrebbe essere, cioè fatto a immagine del suo Creatore. Ne era convinto Dostoevskij, così come era convinto del sofisma insito nella filosofia moderna, figlia del liberalismo e soprattutto dell’utilitarismo di Bentham (pur se non lo nomina), il quale affermava, e noi continuiamo a crederlo, che dall’egoismo di ciascuno verrà fuori, in ultima analisi, non si sa come – e qui il filosofo inglese tirava fuori dal suo cilindro di prestigiatore la Mano invisibile, niente meno!) il bene collettivo, il bene comune. Prodigio! Ciascuno badi al proprio utile, ciascuno badi alla propria scalata al successo; e poi, che bellezza, verrà fuori il massimo utile per il maggior numero di persone: c’è da star tranquilli, altro che Divina provvidenza. Dostoevskij scriveva le sue opere in un’epoca in cui gli esponenti del Positivismo propagavano le idee di John Locke, di Adam Smith, di Jeremy Bentham come fossero state verità rivelate e sostenevano, senza batter ciglio né arrossire, che era possibile realizzare il vecchio sogno dei “philosophes” illuministi: portare, attraverso il progresso, il benessere, e dunque - perché sono sinonimi, vero? – anche la felicità al genere umano; e aveva il coraggio di affermare che tutte queste non sono altro che sciocchezze, giochi di parole della logica astratta, chiacchiere e arzigogoli intellettuali senza alcun fondamento. E tutto è nato dalla presunzione e dall’ignoranza dell’uomo moderno: dalla sua presunzione di aver capito tutto, dalla sua ignoranza circa l’essenziale. La ragione, dice Dostoevskij, sa soltanto quel che riesce a conoscere; ma la natura umana contiene molte più cose di quante la ragione riesca anche solo a sospettarne: coscientemente e incoscientemente. È assurda la pretesa della ragione di aver capito l’uomo e, addirittura, di volerlo riformare, di volerlo rifare, partendo dai suoi postulati scientisti, dalle sue astratte e aprioristiche certezze. Lo scrittore russo ne era convinto: dall’egoismo non nasce altro che egoismo; dalla ricerca individuale del proprio utile, non nascono altro che guerre e conflitti; dalla pretesa di portare agli uomini la felicità insieme al benessere materiale, non nascono altro che funeste illusioni, ingiustizie, sopraffazioni, crimini e delitti. Così riflette il protagonista dei «Ricordi dal sottosuolo», dopo essersi definito dapprima un malato, indi un malvagio e infine un uomo odioso (da: F. Dostoevskij, «Ricordi dal sottosuolo»; titolo originale: «Zapiski iz Podpolja», traduzione dal russo di Tommaso Landolfi, Milano, Rizzoli, 1975, 1988, pp. 25-27): «Voglio ora raccontarvi, signori, vi piaccia o non vi piaccia sentirlo, nemmeno a diventare un insetto. Solennemente dichiaro che molte volte ho voluto diventare un insetto. Ma neanche quest’onore m’è stato concesso. Vi giuro, signori, che aver coscienza di troppe cose è una malattia, una vera e propria malattia. Per i bisogni dell’uomo sarebbe d’avanzo una comune coscienza umana, ossia la metà, la quarta parte di quella che tocca a un uomo evoluto del nostro infelice diciannovesimo secolo, il quale abbia, per sopramercato, la disgrazia d’abitare a Pietroburgo, la più astratta e premeditata città dell’intero globo. (Si danno infatti città premeditate e città non premeditate). Sarebbe sufficiente, infatti, la coscienza di cui godono tutta la gente cosiddetta immediata e gli uomini d’azione. Voi pensate, scommetto, che io stia scrivendo tutto questo per posa, per fare lo spiritoso ai danni degli uomini d’azione, e anzi per una posa di cattivo gusto, che insomma stia facendo rumore colla sciabola come quel mio ufficiale. Ma, signori, chi potrebbe menar vanto delle proprie malattie, e addirittura trarne pretesto per darsi arie d’importanza? Ma che sto dicendo? Tutti fanno così; menano vanto delle proprie malattie, e io magari più di tutti gli altri. Non ne discutiamo neppure; la mia obiezione era assurda. Eppure sono fermamente convinto che non soltanto una coscienza eccessiva, ma la coscienza stessa è una malattia. Insisto su questo punto. Ma lasciamo da parte ciò per un istante. Dite un po’ adesso: da che viene che, neanche a farlo apposta, proprio nei momenti, sì nei precisi momenti in cui ero disposto a prender coscienza di tutte le sottigliezze “del bello e del sublime”, come si diceva noi un tempo, mi capitasse non già di figurarmi, ma addirittura di compiere azioni basse e che… be’, insomma, che magari tutti compiono, ma che a me, neanche a farlo apposta, toccava d compiere proprio nel punto che avevo la coscienza più chiara di non doverle compiere? Quanto più avevo coscienza del bene e di tutte quelle tali cose “belle e sublimi”, tanto più affondavo nel mio fango e tanto più ero disposto a metterci radici. Ma il punto principale era questo, che tutto ciò non pareva capitarmi per caso, ma anzi come se così dovesse essere. Quasi quello fosse il mio stato normale, e nient’affatto una malattia o uno stato morboso,cosicché alla fine, mi passò anche la voglia di lottare contro questo supposto stato morboso. Andò a finire che quasi mi convinsi (e forse anche me ne convinsi completamente) che quella, perché no, era la mia condizione normale. Ma sulle prima, quante pene patii in questa lotta! Non potevo credere che per gi altri fosse o stesso, e tutta la vita tenni nascosto quanto mi capitava come un segreto. Mi vergognavo (forse mi vergogno ancora adesso); arrivai al punto che provavo una sorta di segreta, morbosa, bassa voluttà a tornarmene nel mio angolo, in qualche sordida notte pietroburghese, e a dover per forza riconoscere che, ecco, anche quel giorno avevo commessa un’altra azione vile, che ormai non c’era più rimedio, e a rodermi internamente per questo, a dilaniarmi coi denti, a struggermi, a succhiarmi tanto che l’angoscia, alla fine, si mutava in una tal quale dolcezza vergognosa e maledetta e, in conclusione, in vera e propria voluttà! Sì, in voluttà, in voluttà! Insisto su questo punto. Io perciò ho cominciato a parlare, perché voglio sapere con precisione se anche gli altri provano tali voluttà. Mi spiego: la voluttà mi veniva qui proprio dal senso troppo chiaro della mia bassezza; dal fatto che sentivo da me d’essere arrivato al limite estremo; e che seppure orribile, la cosa non poteva stare diversamente; che non avevo più via di uscita, che ormai non sarei più diventato un altr’uomo; che se anche mi fossero bastati il tempo e la fede, certo non avrei voluto io stesso mutare; e se anche avessi voluto, non avrei combinato nulla neppure in questo caso, perché, di fatto, forse non c’era nulla in cui mutarsi. E il peggio è che alla fin delle fini tutto ciò avviene secondo le normali e fondamentali leggi della coscienza raffinata e per l’inerzia che da queste leggi direttamente deriva, epperò non soltanto non puoi cambiare, ma anzi non ci puoi far nulla. Ecco ad esempio una conseguenza di questa coscienza raffinata: è vero, sì, ti dici, sono un ribaldo; quasi poi per il ribaldo l’aver lui stesso coscienza della propria effettiva ribalderia sia una consolazione… Ma basta… Ebbé, ho parlato, e che ho detto?... Come si spiega questa voluttà? Ma io la spiegherò. Io andrò fino in fondo! Non per nulla ho presa la penna in mano.» Sono passati cinque secoli, ma questa confessione sembra uscita dalla penna di messer Francesco Petrarca, appunto alle soglie della modernità, ossia di quel moto di orgoglio della creatura che va sotto il nome di Umanesimo. Vi ritroviamo, descritta con straordinaria acutezza, la stessa analisi dello stesso fenomeno: la scissione dell’io; e vi ritroviamo esposta la medesima conclusione, quasi con le stesse parole: l’accidia come condizione permanente dell’anima, l’accidia come paralisi della volontà e come naufragio del senso della vita, ma anche come cupa, deplorevole voluttà di colui che ne è afflitto. L’uomo moderno, dunque, è precipitato nell’accidia, nella paralisi morale, perché ha voluto farsi Dio, e il suo io è andato incontro a una frammentazione inarrestabile, a un autentico sbriciolamento: si è sbriciolato sotto la pressione di forze immani, soverchianti, che egli stesso ha messo in moto, credendo di padroneggiarle e di servirsene a sua discrezione: la ragione, ma senza amore e senza compassione; l’audacia, ma senza la prudenza; la brama di dominio, ma senza il senso della giustizia; l’ambizione, ma senza la fortezza; la sensualità, ma senza la temperanza; la tecnica, ma senza il senso del limite; la fiducia in se stesso, ma senza la necessaria umiltà e senza alcuna autentica comprensione di sé. L’uomo moderno è vittima di un accecamento, anzi, per essere precisi, di un auto-accecamento: per aver voluto guardare la luce troppo da vicino, senza la necessaria cautela, si è bruciato la retina ed è diventato cieco; cieco, crede di vedere o dice di vedere meglio di prima; bugiardo, per stoltezza o per orgoglio luciferino, tende a traviare anche i suoi simili, a trascinarli con sé verso l’abisso: qualunque cosa, anche gettarsi a capofitto nel precipizio, piuttosto che ammettere l’accecamento, piuttosto che riconoscere di non vedere, piuttosto che confessare di aver sbagliato, di aver peccato di superbia, di aver delirato per folle presunzione. E così non è riuscito a diventare neanche un insetto: vale a dire quel che avrebbe voluto, in certi momenti, in certe situazioni, piegato sotto il peso del castigo spaventoso che si è tirato addosso; ma non ancora persuaso dell’errore, non ancora domato nel proprio immenso orgoglio, non del tutto convinto di essersi cacciato in una strada senza uscita. Perché un insetto, in un certo senso, è qualche cosa di più perfetto di un uomo mancato; e l’uomo è mancato quando rifiuta la propria parte divina, quando calpesta la propria vocazione all’assoluto, quando bestemmia contro lo splendore dell’Essere. Qualunque insetto possiede la propria intrinseca dignità; l’uomo la possiede solo se rimane all’altezza di se stesso, anzi, solo se si innalza al livello di ciò che deve diventare. Ma, per innalzarsi, egli deve prima abbassarsi: deve abbassare il proprio orgoglio, deve morire alla propria brama di dominio, deve spegnere le fiamme delle proprie egoistiche e disordinate passioni. Solo allora, nella sconfitta apparente, egli ritrova la propria grandezza e si avvicina a diventare quel che deve diventare: cioè un essere spirituale, figlio della luce e dell’amore, e non un essere carnale, acceso di brame inestinguibili, dominato da impulsi primordiali, stravolto dal riflesso ghignante del grande Distruttore, che lo istiga e lo trascina a suo piacere, quanto più egli crede di essere il padrone di se stesso e il signore del mondo intero. L’uomo mancato, l’uomo che non è riuscito a diventare veramente uomo, non rimane sospeso a mezz’aria, come in una sorta di Limbo: precipita in basso e diventa una creatura delle tenebre, un essere demoniaco; anche se si ammanta di belle parole, anche se si circonda di sfarzo e di potenza, anche se sale in trono e si atteggia a saggio legislatore e a giudice giusto, egli è ormai perduto, senza scampo e senza alcuna possibilità di redenzione, perché la sua anima luminosa è diventata un’anima di tenebra. Forse questo aveva in mente Heidegger, quando affermava che ormai solo un Dio ci può salvare: la speranza che riflettiamo su un’intuizione come quella di Dostoevskij, finché siamo ancora in tempo.

venerdì 8 marzo 2013

I possibili motivi delle dimissioni del Papa

PAPA DIMESSO ? WWW.NAMIR.IT Dicono che il PAPA si sia dimesso... in realta' la sua mossa politica sta scombinando tutte le forze oscure, sia quelle che lo sostenevano e di cui non si fidava assolutamente, sia quelle che gli navigavano contro e che vogliono una chiesa al passo con i tempi e nuovamente in mezzo alla gente. La chiesa si sa da quando intasca l'otto per mille se ne frega dei fedeli, che poi ad ogni occasione buona sono infedeli come sempre. Non ha bisogno di oboli, quelli che gli lasciavano le masse o qualche ricco prima di morire, ora la chiesa ha lo IOR, gioca in borsa non paga l'IMU per un costo di euro al nostro STATO cioe' anche a chi e' ateo di circa 8 MILIARDI DI EURO L'ANNO, compresi i stipendi che paghiamo a tutti i religiosi che insegnano nelle scuole pubbliche. L'altro PAPA che si era dimesso CELESTINO V, non lo fece per stanchezza ma sempre per questioni politiche e immorali. ORA ABBIAMO una Europa in mano alla Germania e una PAPA tedesco, prima abbiamo avuto la caduta del muro di Berlino e un PAPA POLACCO che sosteneva con fondi poco leciti SOLIDARNOSC che tanto spallo' quelle mura. LA CHIESA ANTICIPA la chiesa è avanti con i tempi, conosce i poteri e quando sta per accadere qualcosa di nuovo la chiesa cambia PAPA e si adegua, anzi come ho scritto anticipa, rispecchiando da sempre, anche se indebolito, un ruolo mondiale. QUESTO PAPA quindi da una parte ha un mondo che cambia e una Europa che contesta la sua Germania, dall'altra non riesce a rappresentare i fedeli e i cambiamenti sociali in atto, pensiamo alle coppie gay, all'uso del preservativo, alle miracolose possibilita' che offrono le staminali e la ricerca scientifica, tutti temi bloccati da RATZINGER. DALL'ALTRA parte deve combattere dentro le mura vaticane con tutti i gruppi di CARDINALI che rappresentano ognuno una battaglia e quindi una guerra intestina. Per ultimo ci sono le questioni internazionali, il PAPA questo PAPA al contrario del PAPA POLACCO non piace all'AMERICA, e l'America da tempo controlla l'ITALIA... l'AMERICA controlla la penisola, i poteri forti, quelli che vanno e quelli che devono rimanere, non li controlla la Germania o la Merkel incapaci di realizzare una Europa forte proprio per poter contrastare il potere USA , una GERMANIA che si limita a spargere crisi economica per poter continuare a guadagnare. UN PAPA COSI' non puo' regnare sulla chiesa senza un gruppo di potere forte che lo sostiene e quindi sa benissimo che lui è la causa di qualsiasi inferno che si puo' scatenare, se il gruppo di potere, il suo gruppo, viene smontato. PER SMONTARE IL SUO GRUPPO DI POTERE si comincia con il primo inferno, le lettere del CORVO, il segretario che fotocopiava i documenti che tutti i giorni arrivavano sul tavolo di RATZINGER e le distribuiva ad un giornalista che successivamente faceva girare il tutto attraverso pubblicazioni di libri e articoli scandalosi per il VATICANO. Ad esempio come quel documento dove il PAPA contatta NAPOLITANO per dirgli di trovare soluzioni e attraverso queste non pagare l'IMU. Altri scandali come FIORANI – ANEMONE – ROVERARO – hanno fatto venire a galla uno IOR parallelo che si pensava, dopo i CALVI e SINDONA, pulito e in termini regolari. Il PAPA reagisce a questo attacco e piazza ai vertici dello IOR un suo uomo e uomo dell'OPUS DEI combriccola potentissima all'interno delle mura VATICANE e fuori... GOTTI TEDESCO, rompendo di fatto le righe dell'ala MASSONICA che fino a quel momento dirigeva lo IOR quella del SACRO COLLEGIO e con un colpo di reni RATZINGER aderisce nel 2010 all'anti riciclaggio imposto dall'UE, per coprire soprattutto i vari movimenti di denaro avvenuti all'interno dello IOR fino al 2009, dove appunto, si viene a scoprire successivamente, nella famosa storia dei FALSI titoli di STATO AMERICANI che lo IOR si cita 9 volte su 11 nel coinvolgimento degli stessi. Ma altri documenti escono dal VATICANO attraverso il CORVO, e in questi documenti si nota benissimo lo scontro tra gli uomini del PAPA e quelli della LOGGIA VATICANA, loggia di cui parlo' un giornalista come PECORELLI il quale pochi giorni dopo aver pubblicato i nomi di quella loggia fu ucciso. In merito a questi scontri interni e con una situazione internazionale che rappresenta all'esterno del VATICANO la stessa battaglia in atto all'interno, l'uomo del PAPA – GOTTI TEDESCO – si dimette dai vertici dello IOR lasciando in mano a BERTONE altro fedelissimo di RATZINGER tutto il potere, da ricordare infatti che dopo quelle dimissioni lo IOR non ha una carica che lo rappresenti. Ma anche il fedelissimo BERTONE non giova alle cause di PAPA RATZINGER che in questa piena battaglia interna ed esterna, nazionale vaticana e internazionale vedendosi cadere gli uomini uno ad uno si sente isolato e incapace di reggere il tutto. Tra l'altro BERTONE si trova coinvolto in una eredita' dei SALESIANI c come riporto : Una ventina di anni fa l'ordine dei salesiani ricevette una cospicua eredità che produsse un contenzioso giudiziario, risolto grazie alla mediazione di alcuni valenti avvocati e periti. Solo che, subito dopo i valenti mediatori presentarono richieste economiche che andavano anche oltre il totale dell'eredità, esibendo un accordo sottoscritto dall'ordine. E, infatti, nell'ottobre scorso, l'Autorità giudiziaria dava torto ai salesiani che ora rischiano il sequestro di tutti i loro beni ed il puro e semplice fallimento (e su questo torneremo). Ma come hanno fatto i salesiani a cacciarsi in un pasticcio di questo genere? A indirizzarli in questa direzione sarebbe stato Tarcisio Bertone (che viene proprio da quell'ordine) all'epoca arcivescovo di Genova. Così, Il Reverendissimo Cardinale di Santa Romana Chiesa si vide costretto a scrivere una molto imbarazzata lettera al magistrato, lamentando si essere stato raggirato da persone che avrebbero abusato della sua ingenuità. Un salesiano ingenuo? Come è fatto? Ha le antenne in testa, tre braccia ed è coperto di squame? ricordo una battuta che circolava in molti ambienti ecclesiali: "Non saprai mai cosa pensa un gesuita e dove trova i soldi un salesiano". Don Bosco aveva un senso degli affari ed una spregiudicatezza che era pari solo alla sua straordinaria capacità organizzativa ed al suo genio educativo. Ed i suoi seguaci non sono mai stati da meno. Quello che più inquieta è la coincidenza temporale fra l' "accordo" che avrebbe portato alla spoliazione i salesiani e l'approssimarsi della fine del pontificato di Woitjla. RATZINGER poteva attendere la PASQUA, tanto importante per i fedeli e la chiesa e poi dimettersi, e invece lo fa in piena campagna elettorale e in pieno scontro tra i suoi uomini e quelli MASSONI... lo fa quando una certa BANCA – MONTE DEI PASCHI DI SIENA conduce nuovamente ad affari illeciti che arrivano proprio allo IOR e al suo uomo GOTTI TEDESCO che prima dirigeva il BANCO DI SANTADER, gruppo che aveva comprato L'ANTONVENETA che poi e' stata rivenduta alla BANCA MONTE PASCHI DI SIENA a 9,3 miliardi di euro, dove risultano importi da oltre un miliardo, illeciti e fatti rientrare in ITALIA una volta applicato lo scudo fiscale. DAVANTI TUTTI QUESTI ATTACCHI INTERNI ed esterni, compresi quelli che BERLUSCONI E LETTA possono aver chiesto, cioe' di influenzare l'elettorato a loro vantaggio, mentre la chiesa tutta sembra spingere per Monti, davanti ad altra lotta dove ci sono ben cinque CARDINALI della LOMBARDIA... RATZINGER non si è dimesso, non è malato, ha giocato la sua carta politica, la piu' clamorosa la meno evidente per tutti... lascia la sua poltrona. SI E' DIMESSO e con lui sono caduti altri poteri, quasi tutti, lasciando a BERTONE la decisione della data per la candidatura del nuovo PAPA, quindi lasciando a BERTONE il potere totale del VATICANO, dallo IOR alla SANTA SEDE. Ha spiazzato tutti coloro che volevano il voto della chiesa, influenzando in un certo modo con questa sua dimissione un voto al centro e ai moderati cattolici come GERMANIA VUOLE bruciando la LEGA. Per questo CASINI non fa altro che dire che questo PAPA e' un coraggioso un eroe, perche' si è messo contro i vecchi poteri e dira' si a Monti e all'America. Ha accontentato TUTTI ed ha bruciato i scandali, in cambio, che stavano per emergere, e da dietro le quinte, come il piu' astuto degli andreottiani cerchera' di pilotare le elezioni del nuovo PAPA. Ovvio che, se il nuovo PAPA sara' di origine latina o americana, o nero africano, la battaglia di RATZINGER è persa, ma i scandali si fermeranno e quindi in fondo ha perso per il bene, come dice lui DELLA CHIESA. Viceversa il VATICANO non avra' scampo e quelle lotte intestine ed economiche torneranno a galla per tutto il periodo in cui in AMERICA comanderanno i democratici, di fatto pero' si è liberato della pressione della LEGA e di BERLUSCONI che proprio la sua MERKEL non sopporta e quindi ha fatto in parte il gioco ...della SUA GERMANIA. NON SONO DIMISSIONI legate al fisico, o ad altre malattie, c'e' solo una malattia interna al VATICANO ed e' quella dei danari e dei poteri infiltrati, c'e' quella internazionale che tanto ha messo le mani in quelle mura e c'e' infine la solita logica di una EUROPA debole contro gli USA potentissimi... queste sono dimissioni ufficiali per una battaglia politica all'ultimo potere, quello MASSONE ECONOMICO dentro e fuori il VATICANO contro quello di ROMA che da tempo come tutti i poteri si è lasciato infiltrare dai scandali e dal DIO DANARO... che tanto SANTO mai è STATO. b.k

mercoledì 6 marzo 2013

Tutti zitti specialmente la stampa di questo regime ladro

Le connessioni fra il Senatore a vita drogato Emilio Colombo e l'omicidio della povera Elisa Claps fra preti, potere, compiacenze, reticenze e bigottismo cattolico cristiano in una città in mano al potere marcio! “La verità in questa storia non salterà mai fuori: a Potenza tanti sanno tutti che Restivo era figlio del parroco (ormai deceduto e che in tutti questi anni ha occultato il cadavere di Elisa Claps) , parroco che ebbe una relazione con la sorella di Emilio Colombo (ex ministro del Tesoro) ma fu dato in adozione alla famiglia Restivo, parecchio potente a Potenza”. Oltretutto Emilio Colombo è strettamente legato all'Università del Sacro Cuore che ha effettuato le analisi sbagliate sul DNA di Restivo. Pettegolezzo, diceria, o plausibile spiegazione del perché finora sia stato fatto di tutto per sviare le indagini?

Se fosse un operaio sarebbe un semplice vecchio drogato

Quando la politica "tira": la prima seduta del Senato sarà presieduta da un vero fossile Per una strana legge del contrappasso, la prima seduta del Senato che vedrà come mai in precedenza l'ingresso di tante facce nuove, sarà presieduta da un vero fossile della Prima Repubblica, il solito democristiano doc, il giovane virgulto Emilio Colombo. La notizia ce la dà oggi il Corriere della Sera, precisando che Colombo, 92 anni, a cui toccherà l'onore in quanto il più anziano a Palazzo Madama, avrebbe già confidato agli amici: "Se i senatori del Movimento 5 Stelle si presentano senza giacca e cravatta io non li faccio entrare in aula". Beh, certo. Un minimo di forma va conservata, come si permettono questi barbari di sfidare le sacre leggi del consesso senatoriale? In fondo a parlare è un signore che ha ricoperto incarichi prestigiosi, dalla Presidenza del Consiglio al Ministero degli Esteri, alla Presidenza del Parlamento Europeo. Uno dei padri costituenti che Carlo Azeglio Ciampi nominò senatore a vita nel 2003. Peccato che proprio quell'anno fu coinvolto in un'inchiesta su un giro di droga e prostituzione maschile, l'"Operazione Cleopatra" che sconvolse il mondo della Roma bene e fu costretto ad ammettere davanti ai magistrati di essere un cocainomane, sostenendo tuttavia che il consumo avveniva per fini terapeutici (sì certo, come no) e incazzandosi anche tanto per la fuga di notizie (provate voi a dire che una ventina di grammi di cocaina sono per uso personale a qualche poliziotto e poi fate la fine di Stefano Cucchi). Non solo, per farsi portare la droga direttamente in ufficio aveva coinvolto anche dei finanzieri che si erano fatti beccare. Eccolo qui un bel simbolo del passato. Rigorosamente in giacca e cravatta. Poi non dite che la politica non tira. Adottato da un vescovo e imposto nella politica del dopo guerra, è il vessillo della Democrazia Cristiana vomitevole, da dove vengono tutti i mali di questa Italia. Inoltre girano voci che nel delitto Claps, quel orrendo delitto consumato in chiesa nella città natale di Colombo, entrino parenti stretti del degenerato senatore. Questa è l'Italia di merda.

Omaggio a Hugo Chávez. fra el Che Guevara e Benito Mussolini

Da Gianni Minà, questo pensiero del grande scrittore Eduardo Galeano: La demonizzazione di Chávez. Hugo Chávez è un demonio. Perché? Perché ha alfabetizzato due milioni di venezuelani che non sapevano né leggere né scrivere pur vivendo in un paese che possiede la ricchezza naturale più importante del mondo che è il petrolio. Io ho vissuto in quel paese per qualche anno e so molto bene come era. lo chiamavano “Venezuela Saudita” a causa del petrolio. C’erano due milioni di bambini che non potevano andare a scuola perchè non avevano i documenti. Poi è arrivato un governo, questo governo diabolico, demoniaco, che fa cose elementari come dire: “I bambini devono essere ammessi a scuola con o senza documenti”. era la fine del mondo: ecco una prova del fatto che Chávez è un cattivo, un cattivissimo. Visto che possiede questa ricchezza, e che grazie al fatto che a causa della guerra in Iraq il petrolio è carissimo, lui vuole approfittarne a fini di solidarietà. Vuole aiutare i paesi sudamericani, specialmente Cuba: Cuba gli manda i medici, lui paga con il petrolio. Ma anche quei medici sono stati una fonte di scandalo. Dicono che i medici venezuelani erano furiosi per la presenza di quegli intrusi che lavoravano nei quartieri poveri. Al tempo in cui io vivevo là come corrispondente di Prensa Latina, non ho mai visto un medico. Adesso invece i medici ci sono. la presenza dei medici cubani è un’altra prova del fatto che Chávez sta sulla Terra di passaggio, perché appartiene all’inferno. Per questo, quando si leggono le notizie bisogna tradurre tutto. Il demonismo ha quest’origine: per giustificare la macchina diabolica della morte. Eduardo Galeano (Tratto da Latinoamerica n.121) Da Garrett Dicembre questa foto di Chavez da bambino a Barinas, in Venezuela: Da Monica Capo questo suo pensiero: Oggi che il demonio Chávez è morto, è sotto gli occhi di chiunque abbia l’onestà intellettuale di ammetterlo cosa hanno rappresentato tre lustri di chavismo: pane, tetto e diritti. Gli osservatori onesti, a partire dall’ex-presidente statunitense Jimmy Carter, che gli ha rivolto un toccante messaggio di addio[1], riconoscono in Chávez il sincero democratico e il militante che si è dedicato fino all’ultimo istante «all’impegno per il miglioramento della vita dei suoi compatrioti». No, Jimmy Carter non è… chavista. Semplicemente è intellettualmente onesto ed è andato a vedere. Tutto il resto, la demonizzazione, la calunnia sfacciata, la rappresentazione caricaturale, è solo squallida disinformazione. Da Anna Lupa questa foto di Angelo De La Serna: Da Lizzie Phelan questo suo pensiero: A few hours ago I thought I'd be travelling to Caracas to cover a people praying for the return of el Presidente del Pueblo. Shortly after I learned I'd be covering their mourning. Comandante Hugo Chavez Frias is by far the most extraordinary President to have come to power in my lifetime and even his detractors cannot deny that he reignited a spirit of Internationalism that prior to his rise to power seemed totally dead. 14 years on, that will be hard to erase. From Syria to New Orleans to Nicaragua to Libya to Caracas his deeds have marked their history. Hasta Siempre Comandante. Traduzione: Poche ore fa pensavo di andare a Caracas per realizzare un servizio sul popolo che prega per il ritorno del Presidente del Pueblo. Poco dopo ho appreso che il servizio avrebbe riguardato il loro lutto. Il Comandante Hugo Chavez Frias è di gran lunga il Presidente più straordinario giunto al potere da quando sono viva e anche i suoi detrattori non possono negare che abbia ravvivato uno spirito di Internazionalismo che prima della sua ascesa al potere sembrava totalmente morto. Dopo 14 anni, tutto ciò sarà difficile da sradicare. Dalla Siria a New Orleans al Nicaragua alla Libia a Caracas i suoi atti hanno fatto storia. Hasta Siempre Comandante. Da Olga Melodia questo suo pensiero: Ti voglio bene, Chavez. Un grande compagno che avrei voluto come mio presidente, le sue parole, le sue azioni, sono state e saranno, la speranza che ''un altro mondo'' sarà possibile. Il Comandante Chavez è stato un punto di riferimento per gli sfruttati, gli anti-imperialisti, i comunisti di tutto il mondo. In un paese molto povero e dalla politica corrotta come il Venezuela egli emerse alla fine degli anni 90 con un programma di recupero delle risorse nazionali (il petrolio), di lotta all'imperialismo e unificazione dei paesi poveri, in primo luogo latinoamericani (bolivarismo), di lotta alla povertà e all'analfabetismo, di costruzione del socialismo per via democratica (innumerevoli sono le elezioni vinte dal 1998, contro una opposizione potente e in possesso dell’80% dei mezzi di informazione). Il chavismo è stato e sarà importante perché ha lanciato un segnale forte contro la globalizzazione capitalistica negli anni in cui era da tutti osannata, e perché ha mostrato concretamente che senza diritti economici non esistono diritti politici: le masse povere del suo paese, per la prima volta uscite dalla miseria più nera, hanno iniziato a partecipare alla vita politica, si sono mobilitate e lo hanno sostenuto per quindici anni ininterrottamente, benché contro di lui si mobilitasse il capitalismo internazionale accusandolo di ogni nefandezza. Nella lotta a Chavez hanno fatto fronte comune destra e “sinistra” moderata. A Chavez hanno guardato invece con fiducia i subalterni in lotta per la liberazione. Se non siete d'accordo provateci voi a fare tutto quello che Chavez è riuscito a fare, a migliorare le condizioni e a governare bene, con la CIA che le prova tutte (ma proprio tutte) a farvi il culo … ! OLGA

sabato 2 marzo 2013

La Mensa Isiaca o Tavola del Cardinal Bembo

I più antichi tarocchi Con molta probabilità la cosidetta "tavola bembina" è la più antica rappresentazione di figure vicine alle lame dei tarocchi come le conosciamo. In questo caso la Mensa Isicaca (o tavola bembina) serviva anche per riti che al momento sono sconosciuti agli studiosi.Costituiva un altare. Potrebbe essere una riproduzione, di una istoriatura che è andata perduta, fatta copiare da un mecenate romano votato al culto di iside. MENSA ISIACA. Bronzo ageminato - altezza cm 75 I sec. d.C. Acquisto Savoia della collezione Gonzaga (metà '600) La Mensa Isiaca è una mensa d'altare, prodotto egittizzante di fattura romana, ispirato alle tradizioni religiose egizie di ampia diffusione nell' Impero romano dal I sec. d. C. E' probabile che la collocazione originaria fosse un tempio dedicato ad Iside (Iseo). Scoperta a Roma durante il sacco dei Lanzichenecchi (1527), la Mensa Isiaca pervenne nella raccolta di antichità del cardinale Pietro Bembo e alla sua morte passò nella collezione dei Gonzaga, che alla metà del '600 la cedettero ai Savoia. La Mensa Isiaca, chiamata anche "Tavola Bembina" dal nome del suo primo proprietario (il cardinale Pietro Bembo), fu oggetto di accurate ricerche da parte degli studiosi che si occupavano dei monumenti egizi. Tentarono anche la decifrazione dei geroglifici il gesuita Atanasio Kircher e Lorenzo Pignoria.

venerdì 1 marzo 2013

Tutto a spese dello stato Italiano

Ieri il 28 febbraio 2012+1 è stato l'ultimo giorno da pontefice del papa tedesco. Ieri tutto l'apparato di tiratori scelti di forze dell'ordine, Carabinieri e Pubblica Sicurezza (in divisa e non) appostati in tutta la piazza, uno spiegamento di forze e di mezzi notevole tutto a carico della povera Italia ed è solo l'inizio. Anche l'elicottero con il personale di bordo, che alla fine ha portato a Castel Gandolfo, era anch'esso della Repubblica Italiana. Come a dire sono iniziate le spese che l'Italia deve accollarsi per questa Kermes fatta: "de volemose bene" e cerchiamo di non spendere dei nostri. Italia paga, anche per uno stato che in proporzione è molto più ricco dello stato Italiano, ma preferisce usare gli uomini, i mezzi e i soldi nostri per questa sagra-baraonda internazionale!