martedì 8 ottobre 2013

Nella bellezza effimera, l'approdo al kaos e alla perdita dell'archetipo



"Sin dalle origini la teologia occidentale ha manifestato una certa indifferenza dogmatica verso la portata spirituale dell’arte sacra di quell’iconografia che, malgrado il lungo martirologio, è assai venerata in Oriente. (...) 
Ma a partire dal XIII secolo, Giotto, Duccio, Cimabue, introducono l’artificiosità ottica, la prospettiva, la profondità, il gioco del chiaro-scuro, il “trompe-l’oeil” (l’illusione ottica) (...) Quando l’arte dimentica la lingua sacra dei simboli e delle presenze e tratta plasticamente “soggetti religiosi”, essa non è più percorsa dal respiro del Trascendente."

(Pavel Evdokimov, L’ARTE MODERNA O LA “SOFIA” DISSACRATA)

Sopra, Chiesa cattolica di Santa Monica, Madrid.

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