giovedì 28 giugno 2012

Renato di Aquileia e le fonti del cristianesimo

Un pensiero a Renato Jacumin, E' stato salutato da centinaia di persone lo scorso lunedì nella basilica di Aquileia Renato Jacumin. Persona molto conosciuta in tutta la regione Friuli Venezia Giulia, è stato uno dei riferimenti del locale cristianesimo per il socialismo. Indimenticabile il suo testo sulle lotte contadine nel Friuli orientale, estremamente interessanti le sue "letture" della storia e dei mosaici della basilica aquileiese: grazie a Jacumin il tessuto culturale e l'impostazione teologica del primo cristianesimo aquileiese sono divenuti patrimonio di conoscenza per tutti, sottratto alla specie di proprietà esclusiva rivendicata spesso dai soli studiosi. Luigi Moraldi tradusse "De Pistis Sofia", ma Renato aveva già da anni trovato l'iconografia di quel percorso di salvezza proprio nei pavimenti musivi della prima basilica di Aquileia, la così chiamata Aula Nord. Renato è stato soprattutto un uomo di fede e di relazione, impegnato politicamente per il bene dei cittadini, cultore dell'amicizia sincera e di un'onestà senza compromessi o calcoli di convenienza. Un autentico costruttore di pace, impegnato nel "piccolo" della famiglia e della comunità aquileiese e nel "grande" delle contestazioni all'ingiustizia e alla corsa agli armamenti in ogni tempo. E' stato un grande onore conoscerlo e apprezzare la sua cultura, così radicalmente incentrata sulla valorizzazione della persona in quanto tale. Renato soleva citare Origine: Ci salveremo tutti!

sabato 23 giugno 2012

Credo!

Sembra che alle volte rasenti l'ateismo, ma in realtà credo, fermamente credo nel sopranaturale, ma è difficile passare agli altri pensieri e passaggi estremamente legati ad una esperienza particolare, sicuramente banale, ma difficilmente omologabile. Esistono esperienze difficilmente trasmissibile, solo un maestro può insegnare. La vita è di per se una scuola unica! Vorrei essere per sempre con tutti Voi!

venerdì 22 giugno 2012

La Bibbia: brutta copia della teologia egizia

Giuliano Imperatore è sulla scia di questa tradizione divina eliaca, dove il Sole rappresenta quel Dio difficilmente comprensibile per la mente e la natura umana. Elios rappresenta egregiamente il sinonimo e il possibile simulacro del DIO grande e sconosciuto, praticamente insondabile dalla limitatezza umana. Gli ebrei da sempre: dei grandiosi copioni, un popolo senza anima, ma con molta intraprendenza! L'Inno al sole è considerata un'opera magistrale della letteratura religiosa. Questo canto di amore e entusiasmo, il più vibrante tramandatoci dalla letteratura dell'antico Egitto, viene attribuito al faraone Akhenaton, e ci offre uno scorcio sull'espressione artistica dell'epoca dell'Atonismo. Sono state trovate diverse versioni simili in tombe di dignitari di Akhenaton ad Amarna, ma il testo più completo del documento è stato restituito dalla tomba del faraone Ay, inciso sulla roccia del corridoio d'ingresso. Gli Ebrei scriveranno in seguito testi simili, così come consigli di saggezza, nel Libro dei Salmi di Re David, nel Libro dei Proverbi di Re Salomone e nell'Ecclesiaste ............- Tu ti ergi glorioso ai bordi del cielo, o vivente Aton! Tu da cui nacque ogni vita. Quando brillavi dall'orizzonte a est riempivi ogni terra della tua bellezza sei bello, grande, scintillante, Viaggi al di sopra delle terre che hai creato, abbracciandole nei tuoi raggi, tenendole strette per il tuo amato figlio (Akhenaton). Anche se sei lontano, i tuoi raggi sono sulla Terra; Anche se riempi gli occhi degli uomini, le tue impronte non si vedono. II Quando sprofondi oltre il confine occidentale dei cieli la terra è oscurata come se fosse arrivata la morte; allora gli uomini dormono nelle loro stanze, il capo coperto, incapaci di vedersi tra loro; vengono loro sottratti i tesori da sotto la testa e non lo sanno. Ogni leone esce dalla sua tana, tutti i serpenti emergono e mordono. Il buio è totale e la terra silente: Colui che li ha creati riposa nell'orizzonte. III La terra si illumina quando sorgi Con il tuo disco scintillante di giorno. Davanti ai tuoi raggi l'oscurità viene messa in fuga il popolo delle Due Terre celebra il giorno, tu lo svegli e lo metti in piedi, loro si lavano e si vestono, Sollevano le braccia lodando il tuo apparire, poi su tutta la terra cominciano il loro lavoro. IV Le bestie brucano tranquille, gli alberi e le piante verdeggiano, gli uccelli lasciano i loro nidi e sollevano le ali lodandoti: Tutti gli animali saltellano sulle zampe tutti gli essere alati volano e si posano di nuovo tornano alla vita quando tu sorgi. V Le navi salpano su e giù per il fiume. Alla tua venuta si aprono tutte le strade. Di fronte al tuo volto i pesci saltano nel fiume. I tuoi raggi raggiungono l'oceano verde. Tu sei colui che mette il seme maschile nella donna, tu sei colui che crea il seme nell'uomo, tu sei colui che risveglia il figlio nel ventre della madre, accarezzandolo perché non pianga. Anche nell'utero sei la sua balia. Tu dai respiro a tutta la tua creazione, aprendo la bocca del neonato, e dandogli nutrimento. VI Quando il pulcino cinguetta nell'uovo gli dai il respiro perché possa vivere. Tu porti il suo corpo a maturazione in modo che possa rompere il guscio. E così quando lo rompe corre sulle sue zampette, annunciando la sua creazione. VII Quante sono le tue opere! Esse sono misteriose agli occhi degli uomini. O unico, incomparabile dio onnipotente, tu hai creato la terra in solitudine come desidera il tuo cuore, gli uomini tu hai creato, e le bestie grandi e piccole, tutto ciò che è sulla terra, e tutto ciò che cammina, tutto ciò che fende l'aria suprema, tu hai creato strani paesi, Khor e Kush e anche la terra d'Egitto, tu metti ogni uomo al posto giusto con cibo e possedimenti e giorni che sono contati. Gli uomini parlano molte lingue, sono diversi nel corpo e nella pelle, perché tu hai distinto popolo da popolo. VIII Negli Inferi tu sai sì che il Nilo straripi, conducendolo a tuo piacimento a portare vita agli egizi. Anche se tu sei signore di tutti loro, signore delle loro terre, ti affatichi per loro, brilli per loro, di giorno sei il disco solare, grande nella tua maestà, anche alle terre lontane hai portato la vita, stabilendo per loro un'inondazione del Nilo nei cieli, che cade come le onde del mare bagnando i campi su cui abitano. Quanto eccelse sono le tue vie, o Signore dell'eternità! Hai stabilito un Nilo nei cieli per i forestieri. Per il bestiame che cammina ogni terra, ma per l'Egitto il Nilo sgorga dall'aldilà. I tuoi raggi nutrono campi e giardini. È per te che vivono IX Tu fai le stagioni per il bene delle tue creature, l'inverno per rinfrescarle, l'estate perché possano gustare il tuo calore. Hai creati cieli lontani in cui tu possa risplendere. Il tuo disco nella tua solitudine veglia su tutto ciò che tu hai fatto apparendo nella sua gloria e brillando vicino e lontano. Dalla tua unicità dai corpo a milioni di forme città e villaggi, campi, strade e il fiume. Tutti gli occhi ti osservano, lucente disco del sole. X Non c'è nessuno altro che ti conosca tranne Akhenaton, tuo figlio. Gli hai dato comprensione dei tuoi intenti. Lui capisce il tuo potere: Tutte le creature del mondo sono nelle tue mani, proprio come tu le hai fatte. Con il tuo sorgere, esse vivono. Con il tuo tramontare, esse muoiono. Tu stesso sei la durata della vita. Gli uomini vivono attraverso di te I loro occhi ricolmi di bellezza fino all'ora del tuo tramonto. Ogni fatica viene messa da parte quando tu sprofondi a ovest. XI Tu hai stabilito il mondo per tuo figlio, lui che è nato dal tuo corpo, Re dell'Alto Egitto e del Basso Egitto, che vive nella verità, Signore delle Due Terre, Neferkhepure, Wanre il Figlio di Re, che vive nella verità, Signore dei Diademi, Akhenaton grande nella lunghezza dei suoi giorni. E per la Nobile Moglie del Re lei che lui ama, per la Signora delle Due Terre, Nefernefruate-Nefertiti, possa lei vivere e fiorire per l'eternità.

Rubare in nome di Dio

Dopo tutto quello che in questi 30 anni è successo il Vaticano non ha cambiato rotta di comportamento, non applica le più basilari legge etiche e pretendono di parlare in nome di Dio. Per trenta denari svenderebbero tutto, Abbiate un minimo di dignità!
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Più informazioni su: Consiglio d'Europa, Ettore Gotti Tedeschi, ior, moneyval, Vaticano. Share on print Share on email More Sharing Services 269 Il Vaticano è stato bocciato giovedì scorso agli esami scritti in una materia che storicamente pratica poco: l’anti-riciclaggio. E ora confida negli orali che si terranno a Strasburgo dal 2 al 6 luglio prossimo, per agguantare almeno una sufficienza risicata (il 4 luglio sarà esaminata la posizione del Vaticano). Il Fatto Quotidiano è in grado di anticipare le linee principali del rapporto Moneyval, il comitato degli esperti anti-riclaggio europei, consegnato giovedì scorso agli Stati membri dalla segreteria dell’organismo del Consiglio d’Europa. Sulle 16 raccomandazioni fondamentali in materia di anti-riciclaggio prescritte dagli organismi europei per l’inserimento all’interno della cosiddetta lista bianca degli Stati virtuosi, lo Stato Vaticano è stato bocciato otto volte su sedici. La valutazione è stata effettuata sulla base delle 40 raccomandazioni sull’anti-riciclaggio e sulle nove raccomandazioni relative all’anti-terrorismo. Per ognuna di esse la disamina della situazione del Vaticano si conclude con un voto che può essere positivo, nel senso del rispetto della raccomandazione Gafi, il Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale costituito a Parigi dal G7 per lottare contro il riciclaggio e il terrorismo, con due gradazioni (compliant, cioè conforme, o addirittura largely compliant) oppure negativo con due gradazioni (non compliant; partially compliant). Il rapporto è stato consegnato anche a Giuseppe Maresca, direttore dell’ufficio V del ministero dell’Economia e Finanze, per la “prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a fini illegali”. Lo Stato della Città del Vaticano, come un qualsiasi paradiso fiscale alla ricerca di una migliore reputazione, aveva chiesto e ottenuto nell’aprile 2011 di essere sottoposto alla valutazione di Moneyval. Lo scopo della Santa Sede era quello di essere posizionato nella “lista bianca” dei paesi affidabili per le loro procedure e normative. Una valutazione positiva permette infatti maggiore fluidità nei rapporti internazionali e avrebbe quindi favorito l’attività delle istituzioni finanziarie come lo IOR. Il rapporto è stato stilato da cinque esperti dei vari paesi più due membri del segretariato Moneyval e la parte più importante della valutazione è quella che riguarda le 16 raccomandazioni fondamentali sulle 49 complessive. La valutazione di otto delle 16 previsioni core and key, come le definisce il rapporto, è negativa cioè “non conforme” o solo “parzialmente conforme”. Ora, l’inclusione della Città del Vaticano nella lista grigia dei paesi poco affidabili durante l’assemblea plenaria di Strasburgo che si terrà dal 2 al 6 luglio, sembra sempre più probabile. A nulla sono serviti i trattamenti di riguardo agli ispettori quando sono venuti a Roma per studiare sul campo lo Ior: erano stati alloggiati nella residenza SantaMarta, all’interno della Città del Vaticano, dove i cardinali sono ospitati durante il conclave. Ma la pace delle suite color pastello dell’ex convento ristrutturato alla fine degli anni Novanta e il silenzio dei giardini vaticani non sono riusciti a mettere di buon umore gli esperti europei al punto da ribaltare il verdetto negativo. Il rapporto raffronta le procedure in vigore all’interno dello IOR, l’Istituto per le Opere Religiose che tutti chiamano banca del Vaticano, anche se in realtà si comporta come una fiduciaria che scherma i suoi clienti, con le 49 raccomandazione elaborate dal Gafi. Il Moneyval è il fratello minore del Gafi che si occupa di dare le pagelle agli Stati del Consiglio d’Europa o anche esterni (come Israele) che però chiedono di essere valutati da Moneyval per poi essere ammessi alle procedure semplificate al fine di snellire le operazioni bancarie dei loro istituti. Per questa ragione, nell’aprile del 2011 il Vaticano, che è un osservatore del Consiglio d’Europa anche se non ne fa parte, ha chiesto di essere valutato. L’obiettivo era quello di incassare i meriti della legge anti-riciclaggio voluta da Benedetto XVI in persona approvata nel dicembre del 2010 ed entrata in vigore proprio nell’aprile 2011. La valutazione era partita sotto i migliori auspici anche perché quella normativa istituiva un’autorità anti-riciclaggio interna al Vaticano, l’Aif, che avrebbe dialogato con l’italiana Uif e le altre omologhe autorità anti-riciclaggio degli Stati membri e che avrebbe potuto raccogliere informazioni grazie ai suoi autonomi poteri di ispezione sullo Ior. Peccato che con una legge successiva del gennaio 2012, il Vaticano ha fatto una brusca marcia indietro. Così l’Aif, presieduta dal cardinale Attilio Nicora, ha perso i suoi poteri ispettivi a beneficio della Segreteria di Stato, diretta dal cardinale Tarcisio Bertone. I poteri congelati, secondo la nuova legge del 25 gennaio scorso, sarebbero stati riattribuiti dalla Commissione Pontificia con un regolamento che però non è mai stato emanato. Inoltre, con un’interpretazione caldeggiata dall’avvocato Michele Briamonte dello studio Grande Stevens e dal presidente del Tribunale del Vaticano, Giuseppe della Torre del Tempio di Sanguinetto, è stato stabilito che lo Ior non fornirà alcuna indicazione sui movimenti dei conti dei suoi clienti antecedenti all’aprile 2011. Una retromarcia che avrà fatto piacere agli illustri correntisti che hanno potuto così chiudere i conti prima della data fatidica dell’aprile 2011 (come ha raccontato anche Ettore Gotti Tedeschi ai magistrati) e che così hanno ottenuto per sempre il segreto sui loro affari, ma che però è costata molto cara al Vaticano. Almeno 4 delle 8 bocciature Moneyval potrebbero essere state influenzate proprio dalla nuova legislazione meno rigida. In particolare, il Vaticano è stato bocciato in cooperazione internazionale e non è un mistero che il flusso di informazioni tra le autorità finanziarie anti-riciclaggio del Vaticano e italiane (Aif e Uif) si è fermato; anche la bocciatura sulla supervisione dell’Aif sullo Ior è stata influenzata dalla cancellazione dei poteri ispettivi autonomi che ha di fatto impedito all’Aif di rispondere in modo esaustivo sui movimenti dei conti che interessavano alla Procura di Roma. E pure la bocciatura in “adeguata verifica” cioè le informazioni che devono essere richieste dagli intermediari finanziari per identificare i propri clienti e l’origine dei loro fondi potrebbe essere figlia delle modifiche normative, come anche la bocciatura sulla segnalazione delle operazioni sospette. Ora il Vaticano spera nella riunione plenaria di Strasburgo per convincere gli ispettori a modificare almeno qualcuna delle 8 bocciature. SCHEDA – MONEYVAL: l’organismo che valuta le misure degli Stati Il “Select Committee of experts on the evaluation of anti-money laundering measures” detto Moneyval, è stato costituito nel settembre del 1997 dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa per la valutazione delle misure anti-riciclaggio adottate dai paesi aderenti allo stesso Consiglio (in tutto 49), ma non membri del Gafi, il Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale formato a Parigi dal G7 per lottare contro il riciclaggio e il terrorismo. Si tratta, in particolare, di paesi dell’Est europeo e dell’ex Unione Sovietica, nonché di Malta, Andorra, Cipro, Liechtenstein, San Marino e, da ultimo, Monaco e Montenegro. Moneyval nel 2011 è stato elevato al rango di organismo indipendente che opera sotto il coordinamento del Comitato dei ministri dell’Economia all’interno del Consiglio d’Europa e che è composto da un board in carica fino al 2014, che vede un russo alla presidenza (Vladimir Nechaev) e quattro membri: Anton Bartolo, vicepresidente (Malta), Alexandru Codescu (Romania), Elzbieta Francow-Jaskiewicz (Polonia), Nicola Muccioli (San Marino). Il Comitato si riunisce a Strasburgo in assemblee plenarie due volte l’anno. Dal 2 al 6 luglio, nell’assemblea di Strasburgo alla quale parteciperà la delegazione dello Stato Vaticano, si deciderà la sorte della Santa Sede.

sabato 16 giugno 2012

Giordano Bruno "del sahara"

Arcavaccata (la traduzione possibile potrebbe essere: Tomba vacante, tomba senza il morto) Laurea honoris causa al professor Ciuccio dalla libera Università del Sud Est del Sahara di Timbuctu. Ciuccio ha pubblicato in Mali la traduzione di un suo importante saggio su Giordano Bruno. Indovinate quale? Ma “La cabala dell’Asino”, no? Un classico! Inoltre egli dirige con il professor Munga Bunga l’edizione in lingua bambara delle opere di Bruno. Tutta la comunità di Arca-Vaccata si trasferirà nel Mali per assistere alla consegna del prestigioso riconoscimento che sarà consegnato al Ciuccio nella capanna dello stregone, alla presenza di tutto il consiglio degli anziani della tribù. Ma d'altro canto si assiste a delle operazioni nefande verso il grande Bruno- Nuovi particolari sul plagio di Michele Ciliberto L’attento Gian Mario Ricchezza, nel corso delle sue ricerche sulla Cena de le Ceneri, (di cui sta per pubblicare la versione in italiano moderno, proseguendo nel suo encomiabile progetto) si è imbattuto in alcune castronerie contenute nel famigerato Meridiano “spurio” della Mondadori. Ecco le perle, descritte dallo stesso Ricchezza: “Non sunt pisces pro Lombardi (è un aneddoto che riguarda un generale dei gesuiti che si era presentato in incognito in un convento della Germania e, mentre i tedeschi mangiavano pesci, a lui era stata data solo insalata). Nota di Nicoletta Tirinnanzi: I lombardi sono dei gamberetti (pag.981) ma dove li è andata a prendere? Boh. Sul personaggio di Nundinio, scrive nella nota: nundinae sono gli anelli che portavano gli interpreti alle fiere (pag.981). La fantasia di certo non le manca. Doppio boh”. Dopo lo sconcio della pseudo-traduzione dei dialoghi su Mordente, ecco un altro esempio del pressappochismo con cui, dopo anni di lavoro (riccamente finanziato dai soldi dei contribuenti), vengono tradotte e commentate le opere di Giordano Bruno. Devo dire, però, caro Gianmario, che in questo caso la Tirinnanzi ha un’attenuante. Bisogna, infatti, ricordare che il Meridiano Mondadori è il frutto del famoso plagio di Ciliberto, il quale lo realizzò “arrangiando” alla bell’e meglio in pochi giorni l’edizione critica realizzata dal legittimo autore, il compianto Giovanni Aquilecchia, il quale commentò sconsolato: “Per quanto riguarda i “miglioramenti” annunciati da Ciliberto, ma non elencati nel suo “Meridiano”, ho constatato che si tratta (a eccezione di qualche banale refuso da lui corretto) di interventi peggiorativi, ampiamente documentati in un mio saggio di imminente pubblicazione. Del resto, questi “interventi” sono stati effettuati tra il 20 dicembre 1999 (data del mio rifiuto ad apporre il mio nome sul “Meridiano”) e, presuppongo, i primi giorni di gennaio 2000, visto che il volume è stato distribuito in febbraio”. In poche parole: pochi giorni di lavoro per realizzare un’”edizione critica” dei dialoghi di Bruno!!! Cosa ti potevi aspettare? Evidentemente, il plagiaro dovette mettere sotto torchio il suo gineceo, che, anche per la fretta, ne combinò di tutti i colori!

Smentita ancora la versione ufficiale : 11 Sttembre

11 Settembre, nuovi indizi smentiscono ancora la "versione ufficiale" di Giulietto Chiesa Il panel di esperti internazionali di cui mi onoro di fare parte, ieri ha reso note le sue ultime conclusioni (in ordine di tempo) circa la cruciale questione dei “falsi rendiconti” sulle azioni, e sui luoghi dove si trovavano, i maggiori leader politici e militari americani in quella fatale giornata. Sono otto capitoli, i cui dettagli possono essere studiati sul sito http://www.consensus911.org e che gettano una nuova, impressionante luce su ciò di cui, a distanza di ormai undici anni, milioni e milioni di persone, in tutto il mondo (diciamo l’immensa maggioranza), non sa nulla. A cominciare dalle menzogne ufficiali che furono raccontate per impedire che il pubblico – in primo luogo quello americano – sapesse dove si trovavano e cosa stavano facendo i quattro più importanti al momento: il presidente statunitense George W. Bush, il vicepresidente Dick Cheney, il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, il generale a capo degli Stati Maggiori riuniti Richard Myers. Gli otto nuovi studi sono stati realizzati dai venti membri del 9/11 Consensus Panel usando i risultati del Foia, Freedom of Information Act, in base all’analisi di tutte le fonti giornalistiche disponibili. E in base alle stesse affermazioni della Commissione ufficiale d’inchiesta. La documentazione è effettivamente impressionante e di menzogne ufficiali ne fuoriescono a torrenti. A cominciare dall’accertamento del fatto, davvero sbalorditivo, che un numero senza precedenti di esercitazioni militari venne concentrato proprio nella giornata dell’11 settembre 2011. Furono ben 7. Ma la Commissione ufficiale d’inchiesta ne ricorda, brevemente, solo una, quella che si chiamò “Vigilant Guardian”. Anche questa, però, veniva fatta a ottobre, tutti gli anni. Solo nel 2001 venne anticipata a settembre. Simultaneamente ci fu anche “Global Guardian”, delNorad, anche questa di regola era sempre stata fatta a ottobre. E via elencando: “Amalgam Warrior” (esercitazione di volo a larga scala, su più regioni Norad, di regola due volte l’anno, ad aprile e a ottobre). Questa volta anch’essa spostata a settembre. Interessante la quarta, “Northern vigilance”, che fece spostare quella mattina quasi tutta la forza aerea della difesa statunitense in Canada e Alaska. Seguivano, anzi erano in contemporanea, la “Vigilant Warrior” (esercizi di allenamento al volo) e “Red Flight” (che determinò il trasferimento dei jet dalla base di Langley, Virginia, ad altra destinazione). Infine ecco il “National Reconnaissance Office” (NRO) che – ma guarda che straordinaria coincidenza! – aveva programmato per quella mattina, esattamente alle 9:10, l’impatto di un piccolo aereo contro una delle torri dell’Aeroporto Dulles di Washington. Impossibile riassumere qui tutti gli aspetti clamorosi che emergono da questi otto capitoli. Una cosa è certa: la Commissione ufficiale, presieduta (illegalmente) da Philip Zelikow, intimo amico e collaboratore di Condoleeza Rice, non solo “dimenticò” sei delle sette esercitazioni in corso, ma sottovalutò incredibilmente la confusione che tutte quelle esercitazioni militari avevano provocato mentre erano in corso i quattro dirottamenti. Inoltre emerge incontrovertibilmente che quella mattina gli schermi radar della difesa aerea statunitense furono accecati da false immagini di ciò che accadeva realmente nei cieli dell’America del Nord. Quelle false immagini vennero eliminate dagli schermi solo dopo che fu colpita la Torre Sud del World Trade Center. Ma chi era al comando in quelle ore? Le fonti ufficiali ripeterono a oltranza che Bush, Cheney, Rumsfeld, Myers (che stava sostituendo il generale Hugh Shelton), Montague Winfield, generale anche lui e a capo della war-room, erano tutti (ma davvero inspiegabilmente) lontani dalla posizione di responsabilità. Cioè non erano dove avrebbero dovuto essere. E che ci arrivarono soltanto dopo che il Pentagono fu colpito, alle ore 9:37. I documenti li smentiscono. Alcuni di loro non solo erano al loro posto, ma erano ben informati di ciò che stava accadendo e discussero perfino se si dovesse abbattere, o meno, il quarto aereo dirottato, il volo 93, i cui frammenti furono ritrovati non a Shanksville (come testificò la Commissione ufficiale) ma su un diametro di parecchi chilometri. Altra smentita alla versione ufficiale. Il Consensus Panel non è un tribunale, ma raccoglie elementi che potranno essere utili per ogni ulteriore ricerca, non importa da chi condotta, da enti pubblici, dai media, dai centri accademici. Chi vuole aprire gli occhi vada a sincerarsene. Sono un contributo all’indagine che Ferdinando Imposimato sta portando a termine per esporre i capi d’accusa al Tribunale Penale Internazionale dell’Aja perché prenda in esame l’ipotesi di incriminare importanti membri dell’amministrazione americana dell’epoca con l’accusa di “concorso in strage”. fonte: ilfattoquotidiano.it ==

venerdì 15 giugno 2012

Lo avete ucciso perché metteva in crisi la Vostra società

L'assassinio di Osho. Perché si uccide un leader spirituale. (Di Paolo Franceschetti) Osho fu assassinato dalla CIA mediante avvelenamento da tallio e morì il 19 gennaio 1990, all’età di 60 anni. Che fu assassinato non lo dice un complottista come me; lo dice lui stesso, lo dicono i suoi allievi, e la storia del suo assassinio è narrata nel libro “Operazione Socrate”, che spiegano anche le ragioni per cui venne avvelenato. Ritengo però che le cose non siano andate esattamente come le raccontano i suoi allievi, e qui spiegherò il perché. Negli anni della mia adolescenza e successivamente, fino alla laurea, non avevo molta simpatia per Osho. I media infatti lo presentavano come un guru spirituale che viaggiava in Rolls Royce, e i cui seguaci facevano orge e fumavano haschisch. Mi infastidiva poi la quantità di libri in circolazione che portavano il suo nome. Sono usciti infatti circa 400 titoli a suo nome, che trattano tutti i temi della vita; la religione, la vita, la morte, l’amore, il denaro, la depressione, la felicità, la politica, l’etica. I suoi seguaci poi mi parevano un po’ sciroccati. Qualche anno fa ne conobbi uno ad un corso di meditazione; gli chiesi come mai, se era stato assassinato, i suoi seguaci non organizzavano manifestazioni, non scrivevano libri, aprivano siti e denunciavano il problema. Mi rispose: “E perché mai dovremmo denunciare la sua morte? Osho non è mica morto. Se ne è andato il suo corpo ma lui è più vivo che mai”. Un’altra volta mi imbattei in un Sannyasin seguace di Osho ad un corso di Shiatsu. Mi disse: “Osho non è stato assassinato. Chi crede di averlo ucciso si sbaglia e non ha capito niente della vita. Osho se ne è andato quando la sua anima ha deciso. Ha solo scelto di andarsene in quel modo”. Dopo aver ascoltato queste risposte rimanevo con la sensazione che i seguaci delle idee di Osho fossero un po' sciroccati e dicevo tra me “ecco perché nessuno si occupa della sua morte; questi qui dicono addirittura che non è morto, o che ha scelto lui di morire”. Anzi, dopo aver parlato con loro mi convincevo che la storia del suo assassinio doveva essere una balla, prima di tutto perché nessuno dovrebbe aver interesse a uccidere il leader di un branco di sciroccati; e in secondo luogo perché questa storia della CIA mi pareva una stupidaggine; “quando non si sa a chi dare la colpa, si tira sempre fuori la CIA o gli extraterrestri”, pensavo. Qualche anno fa presi in mano un libro di Osho, “La via delle nuvole bianche”, e rimasi colpito dalla bellezza e della profondità del libro. Poi ne lessi altri e via via mi convincevo che il suo pensiero era di una profondità fuori dal comune, che mal si attagliava all’immagine di orge e Rolls Royce che i media ne avevano tramandato. D’altronde la data della sua morte era quanto meno sospetta, perché è difficile, ai nostri giorni, morire a sessanta anni per cause naturali, specie se stiamo parlando di un uomo che viveva seguendo una dieta sana e principi anche spirituali sani. Decisi quindi di approfondire. La morte di Osho. Osho aveva lavorato, e poi fondato una comunità spirituale, in India. Nel 1981 si trasferisce in America e fonda una comunità nell’Oregon, ad Antelope. Raineeshpuram. Venne arrestato il 28 ottobre del 1985 a Charlotte nella Carolina del nord e fu tenuto in stato di arresto per dodici giorni. Motivo dell’arresto: immigrazione clandestina. In poche parole, per quello che, in Oregon, è un semplice illecito amministrativo, Osho fu tenuto, illegalmente, dodici giorni in prigione e gli fu comminata una pena di dieci anni di galera (con la sospensione condizionale) in aggiunta all’espulsione dagli USA. Più nel dettaglio, venne accusato perché alcuni cittadini americani che frequentavano la comunità di Osho aveva contratto matrimoni di convenienza con degli stranieri, per far acquisire loro la cittadinanza americana. L’accusa poi era sicuramente falsa, perché Osho era il leader di una comunità che contava oltre 7000 persone; difficile immaginare che fosse direttamente colpevole di questi reati. Ma, quand’anche fosse stato responsabile, Osho viene sottoposto ad una serie di procedimenti illegali, e tenuto in stato di arresto per molti giorni in più rispetto a quella che sarebbe stata la normale procedura. I suoi avvocati non vennero avvisati dell’arresto. Venne trasferito in dodici giorni in prigioni diverse, senza motivo e senza una regolare procedura. Fu registrato in una prigione con il falso nome (per quale motivo?) di David Washington. Fu tradotto in un carcere di Contea e non nel carcere federale, dove per giunta rimase 4 notti anziché una, come previsto in genere per i prigionieri in transito. Leggendo la sua biografia, e il libro che alcuni suoi discepoli hanno scritto sulla sua morte, saltano agli occhi poi alcune cose. Anzitutto la testimonianza di un detenuto in carcere per omicidio, Jonh Wayne Hearu, che al processo dichiarò di essere stato avvicinato per gettare una bomba sulla comunità di Osho. L’insabbiamento di alcune testimonianze di agenti federali che dichiararono che stavano indagando sugli autori di una minacciata bomba nel carcere in cui era stato tradotto Osho; pare che le telefonate partirono da centri istituzionali, ma l’inchiesta su questa vicenda venne insabbiata e il funzionario che stava indagando venne trasferito. Il giorno dell’arresto erano pronti centinaia di militari che avevano circondato la comunità di Osho in assetto da guerra e con elicotteri da combattimento; ma Osho fu avvertito della cosa e quel giorno si fece trovare a casa di una sua seguace, dove si consegnò pacificamente. Per giunta da giorni gli avvocati di Osho chiedevano notizie circa l’eventuale possibile arresto di Osho il quale, nell’eventualità, voleva consegnarsi spontanemente; le autorità americane rassicuravano i legali dicendo che non dovevano temere nulla, ma l’arresto fu effettuato a sorpresa e con la preparazione di un vero esercito. Questo perchè, a mio parere, avevano preparato una strage che fu sventata dall'allontanamento di Osho dalla comunità. Un altro fatto inspiegabile di quei giorni è che Osho disse di essere stato in carcere per undici giorni, quando invece i giorni erano dodici. In altre parole, per un giorno Osho perse la memoria. Non fu mai chiarito il perché e come. La cosa più incredibile, comunque, è che a seguito di queste vicende ad Osho fu riscontrato un avvelenamento da tallio che lo portò alla morte in pochi anni. A questo punto, se un seguace di Osho, non essendo un complottista, si limita a riferire i fatti domandandosi il perché, per me è abbastanza chiaro il susseguirsi degli avvenimenti. Lo spiegamento di forze militari in assetto da combattimento si spiega perché probabilmente, per il governo la cosa migliore sarebbe stato provocare un incidente per poter uccidere Osho direttamente il giorno dell’arresto. I giornali e le TV, che già negli anni precedenti avevano creato problemi alla comunità dipingendoli come satanisti, orgiastici, ecc., avrebbero fatto il resto e la vicenda sarebbe stata liquidata come un atto di ribellione da parte di fanatici fondamentalisti, repressa con le armi dall’eroico esercito americano. Nei giorni successivi all'arresto Osho fu trattenuto in carcere più del dovuto perché doveva prepararsi l’avvelenamento da tallio; l'avvelenamento avvenne probabilmente spargendo la sostanza nel letto dove Osho dormì; lui infatti era solito dormire su un fianco, e la parte del corpo che risultà agli esami maggiormente contaminata fu proprio quella dove Osho aveva dormito. In merito all’assassinio di Osho fu preparata anche una dichiarazione a firma di vari senatori, giornalisti e personaggi pubblici, tra cui Strik Lievers, Luigi Manconi, Marco Taradash, Michele Serra, Giorgio Gaber, Lidia Ravera, Giovanna Melandri, Gabriele La Porta, e altri, in cui dichiarano: “Il quadro dei fatti descritto nel libro è impressionante e gravissimi sono gli interrogativi che ne escono, formulati esplicitamente dagli autori. Va detto con chiarezza: se coloro cui spetta non vorranno o non sapranno dare risposte persuasive, saranno essi a legittimare come fondata la denuncia dei discepoli di Osho. Da parte nostra riteniamo ci siano elementi più che sufficienti per richiedere l’apertura di un’inchiesta sul piano internazionale. Ed è nostra intenzione non lasciare nulla di intentato perché si faccia luce su questa pagina oscura, per sapere se, ancora una volta nella storia, il diverso sia stato prima demonizzato e poi eliminato nell’indifferenza generale. Questo comitato di sostegno nasce perché il caso Osho Rajneesh non sia dimenticato e diventi invece coscienza internazionale”. Perché fu ucciso. La spiegazione data dai suoi allievi, che Osho fu ucciso dai fondamentalisti Cristiani, che vedono Satana in tutto ciò che non è cristiano, non mi convince per varie ragioni. C’è infatti un particolare, non piccolo, ma anzi di assoluta importanza, che sfugge ai seguaci di Osho. Bush padre, come il figlio, e come Reagan (presidente al tempo dell’arresto di Osho) NON sono cristiani nel senso “cristiano” del termine. Il cristiano vero, in teoria, dovrebbe essere tollerante e amorevole verso tutti, e non dovrebbe per nessun motivo uccidere. Loro sono cristiani nel senso “rosacrociano”; fanno parte cioè di quel ramo dei Rosacroce deviato, l’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro, che parlano di Dio e di Cristo intendendo questi termini in senso esattamente opposto al senso cristiano. Non a caso in nome di Dio scatenano guerre uccidendo milioni di persone, e Bush spesso ha ripetuto infatti che “Dio è con lui”. Perché il Dio in nome del quale scatenano la guerra è il loro Dio, Horus, non il Dio dei Cristiani. Bush quindi non è un cristiano, e, anzi, da un certo punto di vista Osho è più cristiano di molti “cattolici”, in quanto seguiva alla lettera i principi di amore e tolleranza che sono scritti nei 4 vangeli. Anzi, dal punto di vista dei Rosacroce, il movimento di Osho contribuisce col suo sincretismo ad abbattere la forza dell’ideologia cattolica, e quindi in questo senso è funzionale agli interessi della religione di Bush. Il problema quindi non può essere religioso. Leggendo gli scritti di Osho mi sono convinto che la ragione dell’omicidio è di tipo spirituale. Infatti, la comprensione e l’interiorizzazione dei principi su cui si basa la filosofia di Osho è idonea a scardinare proprio quei capisaldi su cui la massoneria rosacrociana basa la sua forza: ovvero il concetto della morte, e il concetto del denaro. Osho con i suoi scritti incita a non temere la morte ed a viverla come uno stato di passaggio, in cui addirittura si vivrà meglio che nel corpo fisico. E, nonostante girasse in Rolls Royce, non era attaccato al denaro. Da giovane insegnava all’università ma rifiutò una promozione perché, lui disse, non voleva regalare ancora più soldi allo stato con le tasse. Dopo qualche tempo lasciò il lavoro perché non si ritrovava in quel mondo lavorativo. E non si preoccupò mai del denaro, perché sosteneva che nell’universo arriva sempre esattamente ciò di cui hai bisogno, nel momento giusto. Le Rolls Royce arrivarono perché la sua comunità attirava anche gente ricca, e ciascuno metteva in comune ciò che aveva; a Rajneeshpuram ciascuno metteva in comune ciò che aveva e che poteva. Gli avvocati gestivano gratis i problemi della comunità; i muratori costruivano, i medici curavano, i docenti di varie displine insegnavano e, ovviamente, chi aveva soldi, donava soldi. Osho spiegava che la civiltà occidentale viveva una strana schizofrenia nel rapporto con il denaro; da una parte alcuni lo eleggono ad oggetto di culto; dall’altra, quando si incita a vivere una vita spirituale, si tende a disprezzarlo o farne senza. In realtà il denaro e il lusso sono un mezzo come un altro, che possono esserci o meno, ma che non devono intaccare la serenità interiore che invece si acquista con altri mezzi. Apparentemente contraddittorio poi anche il suo rapporto con la vita; se da un lato insegnava ad amarla e a viverla in pieno, dall’altro non ne era attaccato. Esemplare, in questo il racconto della sua morte effettuato dai suoi seguaci: nella notte lui si sentì male per l’ennesima volta, sfinito dagli anni del dopo carcere e dai dolori. – Chiamiamo Amrito? – chiesero i suoi seguaci. Amrito era il medico personale di Osho. – No, rispose lui. E’ il momento che me ne vada. Inutile forzare ancora le cose. Oramai soffro troppo in questo corpo. Insomma, Osho faceva paura perché il sistema massonico in cui viviamo si basa su due fondamenti: la paura della morte. la paura della perdita economica. Senza queste paure il sistema massonico, che vive di minacce dirette o indirette (se ti opponi perderai il lavoro; perderai la vita; perderai l’onore perché ti infagheremo) non potrebbe resistere. Senza la paura della morte (tua e dei tuoi cari) svanisce anche il ricatto familiare che si riassume nella frase: non ti opporre al sistema se tieni alla tua famiglia. Aggiungiamo anche che la comunità di Osho, vivendo secondo un sistema di valori e abitudini differente da quello su cui basano le comunità occidentali (ciascuno metteva in comune ciò che aveva) sarebbe perfetta per contrastare gli effetti della crisi economica in cui stiamo per piombare a capofitto. La crisi economica infatti si basa essenzialmente sulla perdita della disponibilità del denaro, inteso come posta contabile. Ma se imparassimo a vivere incentivando forme di scambio tipiche dell’antico baratto (io ti do ciò che ho, abilità manuali, conoscenze intellettuali, il mio lavoro di falegname, avvocato, medico, elettricista, esperto di Pc, ecc., in cambio tu mi dai ciò che hai, prodotti dell’orto, materie prime, il tuo terreno, la tua casa, ecc...) gli effetti della crisi economica potrebbero in parte essere attenuate se non addirittura azzerate (si pensi a piccoli paesi di montagna o di campagna, in cui il mettere in comune fin da subito le proprie capacità e i propri beni potrebbe essere una soluzione immediatamente praticabile). Anche dal punto di vista religioso, Osho poteva far paura, ma per un altro motivo. Egli non ha fondato una sua religione, né si ispirava ad una religione particolare. Nei suoi libri e nei suoi discorsi utilizzava il Vangelo quando parlava a persone cattoliche, i Sutra buddisti quando parlava a buddisti, i Veda indiani quando parlava a induisti, e attingeva da fonti ebraiche, sufi, e chassidiche. Scrisse anche “Le lacrime della Rosa mistica”, tra i tanti libri. Si possono leggere i suoi scritti, quindi, pur restando buddisti, cristiani, o ebrei. Ma dava una lettura dei testi sacri più moderna e al passo coi tempi, il che poteva far paura a coloro che ancora ragionano con schemi che risalgono a migliaia di anni fa, e che usano la religione come uno strumento per tenere sotto controllo le menti degli adepti. Osho, in altre parole, fu ucciso per lo stesso motivo per cui furono uccisi altri leader spirituali famosi, come Ghandi e Martin Luther King. Più in generale, fu ucciso per la stessa ragione per cui vengono uccisi tutti quelli che si ribellano al sistema denunciandolo fin nelle fondamenta, dai cantanti, agli scrittori, ai registi, ai magistrati, ai giornalisti. La diffusione delle idee di Osho poteva contribuire a scardinare il sistema. Ma su un punto aveva ragione Osho. Il suo pensiero, per quanto abbia potuto fare il sistema in cui viviamo, non è andato perduto. Lo testimoniano la continua ristampa e le nuove edizioni dei suoi libri, che si diffondono costantemente sempre di più. Per certi versi Osho è più vivo che mai. ----------------------------- “Si dovrebbe accogliere la morte con gioia... è uno dei più grandi eventi della vita. Nella vita, esistono solo tre grandi eventi: la nascita, l’amore e la morte. La nascita, per tutti voi, è già accaduta: non potete farci più nulla. L’amore è una cosa del tutto eccezionale... accade solo a pochissime persone, e non lo si può prevedere affatto. Ma la morte, accade a tutti quanti: non la si può evitare. È la sola certezza che abbiamo; quindi, accettala, gioiscine, celebrala, godila nella sua pienezza. La morte è semplice svanire nella fonte. La morte è andare nel regno di ciò che non è manifesto: è addormentarsi in Dio. Di nuovo tornerai a fiorire. Di nuovo rivedrai il sole e la luna, e di nuovo e ancora... fino a quando non diventi un Buddha, fino a quando non riuscirai a morire in piena coscienza; fino a quando non sarai in grado di rilassarti in Dio consciamente, con consapevolezza. Solo allora, non esiste ritorno: quella è una morte assoluta, è la morte suprema.” “Se mi hai amato, per te, io vivrò per sempre. Vivrò nel tuo amore. Se mi hai amato, il mio corpo scomparirà, ma per te, io non potrò mai morire. Anche quando me ne sarò andato, so che tu mi verrai a cercare. Certo, ho fiducia che tu verrai a cercarmi in ogni pietra e in ogni fiore e in ogni sguardo e in tutte le stelle. Posso prometterti una cosa: se mi verrai a cercare, mi troverai... in ogni stella e in ogni sguardo... perché se hai veramente amato un Maestro, con lui sei entrato nel Regno dell’Eterno. Non è una relazione nel tempo, dimora nell’assoluta atemporalità. Non ci sarà morte alcuna. Ιl mio corpo scomparirà, il tuo corpo scomparirà, ma questo non farà una gran differenza. Se la scomparsa del corpo creasse una pur minima differenza, dimostrerebbe soltanto che tra noi non è accaduto l’amore.” OSHO MAI NATO MAI MORTO HA SOLO VISITATO QUESTO PIANETA TERRA 11.12.1931 19.01.1990 Osho ha vinto sulle tenebre, sull'ingiustizia, sulle religioni degenerate, sull'inciviltà, sull'ignoranza. Sei sempre con tutti noi!

Ribellarsi è giusto! L'Italia alla rovina!

di ENZO TRENTIN Le campagne di ribellione politica contro le dittature, compresa quella partitocratica italiota, possono cominciare in molti modi diversi. In passato, queste lotte non erano quasi mai pianificate e nascevano in maniera sostanzialmente accidentale. Anche il ventaglio delle cause scatenanti era piuttosto ampio: un inasprimento delle misure repressive, l’arresto o l’uccisione di personalità di spicco, la penuria di scorte alimentari, la mancanza di rispetto verso un credo religioso oppure l’anniversario di un evento importante. A volte, una singola iniziativa della dittatura ha fatto infuriare la popolazione al punto da aizzare una rivolta di cui nemmeno gli insorti avrebbero saputo prevedere la fine. Altre volte, un individuo coraggioso o un piccolo gruppo hanno compiuto azioni capaci di attirare consenso. Una particolare ragione di protesta, la solidarietà verso qualcuno che ha subito un torto, possono spingere la gente a unirsi alla lotta. A volte, la chiamata alla resistenza da parte di un singolo o di un piccolo gruppo può essere raccolta da una quantità sorprendente di persone. Se la spontaneità presenta qualità positive, spesso è connotata da svantaggi. Di frequente, la resistenza democratica non è stata in grado di prevedere una reazione brutale da parte del regime, con il risultato che i rivoltosi hanno patito gravi sofferenze e il movimento è collassato. In altre occasioni, l’assenza di pianificazione da parte dei democratici ha lasciato al caso decisioni cruciali, con esiti disastrosi. Persino quando il regime è crollato, la mancanza di una strategia per gestire la transizione verso un sistema democratico ha contribuito all’emergere di una nuova dittatura. Pianificazione realistica In futuro, l’azione popolare improvvisata giocherà senza dubbio un ruolo importante nelle rivolte contro le dittature. Tuttavia, oggi è possibile calcolare i metodi più efficaci per abbattere un regime, determinare la maturazione della situazione politica e della percezione popolare e scegliere il momento più opportuno in cui cominciare la campagna. Una riflessione basata su Scelta delle tecniche più efficaci Se si desidera raggiungere un obiettivo, bisogna pianificare le proprie azioni. Più l’obiettivo è importante, o più appaiono gravi le conseguenze in caso di fallimento, e più è importante organizzarsi al meglio. La pianificazione strategica aumenta le probabilità che tutte le risorse disponibili siano mobilitate e impiegate nel modo più efficace. Questo vale soprattutto per un movimento democratico (che dispone di risorse materiali limitate e i cui membri sono in costante pericolo) intenzionato ad abbattere una potente dittatura come quella della partitocrazia che conta un numero elevato di collaborazionisti. «Pianificare una strategia», in questo contesto, significa organizzare una gamma di azioni che partono dal presente per giungere a una situazione futura idealizzata. Nel nostro caso, da una dittatura dei partiti a un futuro sistema democratico che contempli l’effettivo utilizzo degli strumenti per l’esercizio della sovranità popolare. Un piano per raggiungere quell’obiettivo consiste di solito in una serie di campagne successive e di altre attività organizzate e concepite per rafforzare la popolazione oppressa e indebolire la dittatura. Sia chiaro che l’obiettivo non è semplicemente distruggere la dittatura al potere, ma impiantare un sistema democratico basato su strumenti di democrazia diretta di facile e tempestiva attivazione. Una strategia su vasta scala che limiti l’obiettivo all’abbattimento della dittatura in atto corre il grave rischio di originare una nuova tirannide. Quattro concetti importanti nella pianificazione strategica Per ragionare in modo strategico, è necessario fare chiarezza sul significato di quattro concetti fondamentali: disegno complessivo, strategia, tattica, metodo. serve a coordinare e dirigere tutte le risorse disponibili (economiche, umane, morali, politiche, organizzative e via dicendo) di un movimento che vuole realizzare i suoi obiettivi in un conflitto. Il disegno complessivo, concentrandosi sugli obiettivi e le risorse del gruppo nel conflitto, determina la tecnica d’azione più efficace (per esempio la scelta dei vari strumenti della lotta nonviolenta, da applicarsi di circostanza in circostanza) da utilizzare nello scontro. I leader del movimento devono valutare e pianificare quali pressioni e influenze esercitare sugli avversari. Inoltre, il disegno complessivo prevede il calcolo delle condizioni e del momento più opportuno per mettere in pratica le diverse campagne di resistenza. Il disegno complessivo costituisce il sistema di riferimento su cui operare le singole strategie di lotta, oltre a stabilire i compiti specifici da assegnare ai vari gruppi di cui si compone la resistenza, e distribuire delle risorse a loro disposizione. La strategia inscritta nel disegno complessivo, stabilisce il modo migliore per raggiungere obiettivi specifici in un conflitto. Preoccupazione principale della strategia è determinare se, quando e come combattere, oltre a come ottenere una maggiore efficacia nella lotta. La strategia è paragonabile all’idea dell’artista, mentre la pianificazione strategica assomiglia più al progetto di un architetto. Una strategia può comprendere anche gli sforzi per creare una situazione tale da far prevedere agli avversari che uno scontro aperto condurrà alla loro capitolazione, convincendoli perciò alla resa prima di un conflitto. In caso di scontro, poi, il miglioramento della situazione strategica assicurerà comunque il successo. La strategia serve anche a pianificare un buon uso della vittoria, una volta che si è raggiunta. Applicata al conflitto in sé, la pianificazione strategica è l’idea basilare di come si svilupperà la campagna e di come le diverse parti di cui è composto il movimento dovranno unificare gli sforzi per raggiungere nel modo più efficace gli obiettivi preposti, tra cui la disposizione di specifici gruppi d’azione per operazioni più modeste. Pianificare una strategia accurata significa considerare i requisiti per ottenere il successo della tecnica di lotta prescelta. Tecniche diverse hanno requisiti diversi. Certo, il semplice soddisfacimento dei «requisiti» non è sufficiente ad assicurare il successo; potrebbero servire altri fattori. Nell’escogitare delle strategie, i fautori della democrazia devono definire con chiarezza i loro obiettivi e stabilire come misurare l’efficacia degli sforzi per raggiungerli. Ciò permette allo stratega di identificare i requisiti precisi per assicurare ciascuno degli obiettivi stabiliti. La stessa esigenza di chiarezza si applica anche alla pianificazione tattica. La tattica e i metodi di azione sono utilizzati per mettere in pratica la strategia. Con tattica ci riferiamo all’utilizzo sapiente delle forze di una fazione cosi da trame vantaggio in una situazione particolare. Una tattica è un’azione particolare, impiegata per raggiungere un obiettivo particolare. La scelta della tattica appropriata deriva dalla nozione di cosa sia meglio utilizzare, tra i mezzi di lotta disponibili, come supporto alla strategia in una fase particolare del conflitto. Per avere maggiore efficacia, la tattica e i metodi con cui applicarla devono essere scelti senza distogliere mai l’attenzione dal raggiungimento degli obiettivi strategici. I successi tattici che non portano al raggiungimento dei fini strategici rischiano di rivelarsi come uno spreco di energia. Perciò, la tattica deve rientrare in un’azione particolare che corrisponda a una strategia specifica, a sua volta inserita nel contesto del disegno complessivo di cui abbiamo parlato in precedenza. La tattica prevede sempre lo scontro, mentre la strategia implica considerazioni di più ampio respiro. Una tattica particolare può essere compresa solo come parte di una strategia generale in una battaglia o in una campagna. Le tattiche sono applicate per periodi di tempo più ridotti rispetto alle strategie, oppure in aree più limitate (geografiche, istituzionali e cosi via), o praticate da un numero ristretto di individui. Nell’azione nonviolenta, la differenza tra un obiettivo tattico e uno strategico può essere parzialmente indicata dall’importanza minore o maggiore dell’obiettivo in questione. Le azioni tattiche offensive sono scelte per sostenere il raggiungimento di obiettivi strategici e costituiscono lo strumento con cui lo stratega può creare le condizioni favorevoli a sferrare l’attacco decisivo contro l’avversario. Di conseguenza, è fondamentale che la responsabilità di pianificare ed eseguire operazioni tattiche sia complementare alla capacità di considerare il contesto in cui applicarle, e di scegliere dunque i metodi più efficaci per realizzarle. Chi partecipa a tali azioni deve essere addestrato all’uso della tecnica scelta e dei metodi specifici. Il metodo definisce le armi o gli strumenti peculiari dell’azione. Nel contesto della lotta nonviolenta sono comprese decine di forme d’azione particolari: scioperi, boicottaggi, non collaborazione politica e via dicendo. Sono poco meno di duecento le tecniche di azione nonviolenta, classificate in tre categorie principali: protesta e persuasione, non collaborazione e intervento. l metodi di protesta e persuasione nonviolenta sono in gran parte dimostrazioni simboliche, come sfilate, marce e veglie (54 in tutto). La non collaborazione si divide in tre sotto categorie: (a) non collaborazione sociale (16 metodi), (b) non collaborazione economica, compreso il boicottaggio (26 metodi) e gli scioperi (23 metodi), e (c) non collaborazione politica (38 metodi). Le forme di intervento nonviolento attraverso mezzi psicologici, fisici, sociali, economici o politici, come l’occupazione rapida e nonviolenta e il governo parallelo (41 metodi), costituiscono il gruppo finale. Lo sviluppo di una pianificazione strategica responsabile ed efficace per la lotta nonviolenta dipende dall’attenta formulazione e selezione di un disegno complessivo, dalle singole strategie, tattiche e metodi. La lezione che possiamo trarre da questa analisi è che per un’attenta strategia di liberazione dalla dittatura partitocratica italiota è necessario un utilizzo mirato dell’intelletto. Una pianificazione errata può contribuire a generare disastri, mentre un uso efficace delle capacità intellettuali può tracciare un percorso strategico che utilizzerà con giudizio le risorse disponibili per spingere la società verso il traguardo della libertà e della democrazia.

Monti uomo di poca biografia

Una cappa di silenzio soffoca la biografia non autorizzata di Monti (gb) Certo che il vecchio Ezra ne conosceva una più del diavolo. Ma sì, Ezra Pound, il poeta pazzo, secondo i suoi connazionali americani… Che però anche loro ne sapevano una più del diavolo, visto che con la scusa della follia, oltre a chiuderlo in gabbia, gli hanno tappato la bocca per impedirgli di ripetere al mondo le ideuzze un po’ scomode che Pound andava proclamando, anni prima, dai microfoni di Radio Roma. Specie quelle teorie sull’usura, non so se avete presente. Ebbene, il vecchio Ezra, fra l’altro, diceva che «La libertà di parola senza la libertà di diffusione è solo un pesce dorato in una vaschetta sferica». Che a ben pensarci è una frase che calza perfettamente a una storiella che mi hanno raccontato nei giorni scorsi. Una storiella vera, però, non una favoletta per bambini. Da una decina di giorni è uscito in libreria un libro che s’intitola “Il Grigiocrate” ed è una biografia non autorizzata del professor Mario Monti, in passato già docente all’università Bocconi, commissario europeo all’Ue, presidente europeo della Trilateral Commission, membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, international advisor della banca d’affari Goldman Sachs, advisor della Coca Cola Company, Senior European Advisory Council dell’agenzia di rating amerciana Moody’s, e ora, incidentalmente, presidente del Consiglio italiano. Il libro, scritto dal giornalista Augusto Grandi e dagli studiosi Daniele Lazzeri e Andrea Marcigliano, è pubblicato da una piccola casa editrice toscana, FuoriOnda, conosciuta per le sue posizioni di sinistra moderata. Gli autori, invece, chi più chi meno sono schierati sul crinale abbastanza chiaro della destra. Ma la prefazione del volume, dopo il rifiuto (pare) di Massimo Fini, è stata scritta niente meno che da Piero Sansonetti, ex direttore del quotidiano di Rifondazione comunista Liberazione, ora direttore del settimanale Gli Altri. Insomma, uno strano pastiche dal sapore fasciocomunista che non dovrebbe dispiacere ad Antonio Pennacchi; oppure, più semplicemente, un’operazione editoriale che se ne frega delle etichette e privilegia il desiderio di divulgare notizie, fatti e idee al di là degli schieramenti novecenteschi. L’idea di partenza, fra l’altro, non era neppure malvagia: raccontare vita e opere del professore bocconiano succeduto a Silvio Berlusconi come non l’ha mai fatto nessuno. Quindi senza censure, omissioni, edulcorazioni, infingimenti, riguardi, squilli di tromba o lingue felpate. Esercizi in cui, in questi sette mesi, si è invece segnalato il 99 per cento dei giornalisti della tivù e della carta stampata. I quali, come al solito, dimostrano la propria proverbiale lontananza dal mondo reale e dagli umori dei lettori. E’ sufficiente navigare un po’ su internet, dai siti di contro informazione ai social network tipo Facebook, per accorgersi quali sono le opinioni su Monti, ma anche le informazioni indipendenti che circolano in rete. Basti dire che digitando le parole “Mario” e “Monti” su Google, la prima parola automaticamente associata dal motore di ricerca al nome del premier è “massone”… Ma torniamo al libro, che oltreché gustoso, documentato e ben scritto porta a galla molti dei retroscena che hanno sempre accompagnato la carriera dell’uomo “in grigio”, il Grigiocrate appunto, secondo una felice intuizione sull’aspetto sobrio, modesto e un po’ noioso del professore e il suo ruolo di perfetto tecnocrate in linea con i voleri della grande finanza internazionale, di cui – come dimostra il suo curriculum – ha sempre fatto pienamente parte. Benché pubblicato da un editore di medio-piccole dimensioni, nelle settimane precedenti all’uscita gli ordini in libreria pare siano andati piuttosto bene. Una biografia “piccante” su Monti, anziché i soliti soffietti scritti da maggiordomi in livrea, poteva giustamente attrarre l’attenzione del lettore non troppo cloroformizzato. Ci aveva pensato persinoL’Espresso, con una succosa anticipazione, a suscitare una certa attesa per l’uscita de “Il Grigiocrate”. Il 30 maggio il libro è uscito ma, contrariamente alle attese dell’editore – che sperava in un interessamento trasversale e bipartisan – una grossa fetta degli organi d’informazione ha “stranamente” disertato l’appuntamento. Almeno per ora. Passi per le televisioni, costituzionalmente schierate con il potere, e per i quotidiani (parecchi) che appartengono alle stesse élite finanziarie che sostengono il governo Monti; ma autori ed editore speravano che il saggio potesse trovare eco presso la stampa e gli ambienti politici e culturali non appecoronati davanti al Professore. Finora ha mostrato interesse per il volume soltanto parte dell’editoria giornalistica del centrodestra: Il Giornale ha scritto un articolone positivo, il Secolo d’Italia vi ha dedicato una pagina, ne hanno parlato diffusamente La Padania e il quotidiano online L’Occidentale, recensioni sono apparse su molti siti internet, blog e pagine di Facebook e Twitter e alcuni giornali locali. Silenzio totale, invece da parte delle testate antigovernative dell’area di centrosinistra e dai partiti critici con l’esecutivo Monti come Idv, Sel, Rifondazione. Strano, perché a parole quegli ambienti politici si sono sempre scagliati contro i tecnocrati legati all’alta finanza, contro i professori che usurpano il primato della politica, contro la sospensione della democrazia, il golpe bianco etc etc. Ma nei fatti, invece, hanno contribuito a calare una cortina di silenzio. Del “Grigiocrate” non ha scritto Il Fatto, che pure si era mostrato interessato prima dell’uscita del libro. Non hanno scritto il manifesto e tanto meno L’Unità, anzi dal giornale fondato da Gramsci (che se potesse oggi forse ne disconoscerebbe la paternità) è arrivato chiaro il messaggio che quello è terreno minato. Ma c’è di più. Un paio di presentazioni organizzate presso circoli e ambienti culturali vicino a Idv e Sel, considerati non a torto dall’editore come potenzialmente più ricettivi di altri, sono andati pressoché deserti. Persino i relatori si sono dati malati all’ultimo minuto con scuse risibili, come quando a scuola c’è un compito in classe. Alla presentazione in programma a Roma, presso la stampa estera, si sono presentati parecchi corrispondenti stranieri ma un solo giornalista italiano. Che alla fine pare non abbia neppure scritto. Un redattore di un’importante agenzia di stampa nazionale ha provato a proporre la recensione o quanto meno la presentazione del libro su Monti, ma è stato vivamente sconsigliato dal suo capo di tornare sull’argomento. Altri giornalisti, conoscendo i loro polli (cioè caporedattori), non ci hanno neppure provato. Solo sfortunate casualità oppure un ben organizzato boicottaggio? Ah, saperlo… «La libertà di parola senza la libertà di diffusione è solo un pesce dorato in una vaschetta sferica», diceva Pound. E per quanto riguarda la diffusione hanno un ruolo importante le librerie, senza le quali la vendita di un prodotto editoriale è praticamente esercizio inutile. E i punti vendita, per fortuna, non sembrano essersi accodati alla congiura del silenzio: il libro è presente nelle principali città italiane, oltreché sui siti di vendite online come Amazon, Feltrinelli, Ibs e Bol. Di sicuro, però, “Il Grigiocrate” non è reperibile nella libreria interna dell’università Bocconi, dove un docente (bocconiano anch’egli) l’ha inutilmente cercato sugli scaffali delle novità. E un commesso imbarazzato gli ha spiegato che non sarebbe stato possibile farlo arrivare neanche su ordinazione. fonte: barbadillo

lunedì 11 giugno 2012

Le vie insospettate della prima ROMA Augusta e Imperiale

ROMA ARCHEOLOGIA: Dott.ssa Paola Virgili, Ecco la magica via di luce cosi` Augusto in 13 minuti si trasformava in un dio – Scoperto il sentiero sacro dal Pantheon al suo mausoleo. La Repubblica (11/06/2012), p. 23. Un collegamento insospettato fra il Mausoleo di Augusto e il Panteon.Augusto l'Imperatore divinizzato da due costruzioni Straordinarie che ci testimoniano la GRANDIOSITA' di ROMA. Ecco dove trovare l'articolo completo. http://rometheimperialfora19952010.files.wordpress.com/2012/06/augusto.pdf

L'atto finale della distruzione del Castejon con il suo altare megalitico

L'ultimo atto, in parallelo a Castel San Pietro, si sta consumando in sordina per i soliti miseri interessi di qualche ottuso costruttore pronto a spargere cemento sui resti (tutt'ora presenti) della sacralità arcaica. Dopo la lottizzazione degli anni ’80 si sperava che le rimanenti parti ancora integre del castelliere fossero state salvaguardate per le generazione a venire, ma il menefreghismo è totale, bisogna edificare anche in questi momenti di crisi. L'ignoranza e di casa sia nel potere politico sia in quello tecnico. Questa è la prova del degrado totale che questa società ha toccato. La gru è ormai installata sul Castelon di Colognola ai Colli e sta dimostrare in maniera precisa l'inizio dei lavori. La determinazione nel distruggere definitivamente l'ultimo monumento megalitico carico di sacralità e ignorato da tutti gli organi competenti alla salvaguardia è determinata. Per essere buoni possiamo usare il termine insensibilità, ma credo nella cattiveria organizzata verso questo manofatto simbolo unico di una religione antica legata al Sole e ai ritmi celesti. Ecco i transennamenti che ormai siamo abituati a vedere anche a Castel San Pietro, con le ruspe e la distruzione programmata del mondo arcaico pagano. Siamo consapevoli della nostra impotenza, possiamo solo commentare questi fatti incresciosi. Ma il BEL PAESE sta andando "remengo" anche per questo. Riporto il mio vecchio post inserito sempre su questo blog di VENERDÌ 27 MARZO 2009, titolato: La distruzione annunciata-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Il Castejon di Colognola ai Colli Giovanni Solinas seguì con grande apprensione e denunciò le vicissitudini della sistematica distruzione della collina, che era chiamata dagli abitanti della zona di Colognola ai Colli:<< Castejon >> Questa collina che potremo annoverare fra il complesso organizzato dei castellieri che dalla Lessinia si dislocano verso valle, in questo caso a ridosso della Postumia, era un importante insediamento abitato già dal XIV sec. a.C. Attraverso gli intrallazzi di Sindaci, Speculatori,Archeologi, Contadini ecc. si e perpetrato la devastazione del più bell'abitato di origine protostorica esistente in Italia un crimine contro il patrimonio dell'umanità. Con l'immagine di come era negli anni sessanta Qui sotto come era negli anni novanta Il seguito lo stiamo vedendo: sarà distrutto tutto, ma proprio tutto! quale futuro possiamo avere?

venerdì 8 giugno 2012

Articolo di Massimo Fini

Cosa resta al cittadino beffato? Nel 1998 pubblicai un libro, Denaro. “Sterco del demonio”, in cui prevedevo il tracollo del sistema del denaro e quindi del modello di sviluppo che su di esso si basa. Perchè le due cose sono strettissimamente legate, il capitalismo finanziario non è solo la logica e inevitabile conseguenza di quello industriale – e quindi chi si meraviglia, dei suoi cosiddetti eccessi è come uno che avendo inventato la pallottola si meravigli che si sia arrivati al missile – ma ne è anche la precondizione, senza il capitale non sono possibili gli investimenti. Quella previsione era basata su un calcolo molto semplice: fatto 100 il denaro circolante nel mondo nelle sue proteiformi incarnazioni, soprattutto quelle del credito e del debito che sono denaro nella sua forma più pura e astratta – quando il barista segna quanto gli devo crea denaro - con l'un per cento di quel cento si potevano comprare tutti i beni e i servizi del mondo. Che cos'era il resto? Non era ricchezza, non era nulla o, per essere più precisi, era una scommessa sul futuro che però, data l' enorme massa in gioco, ipotecava questo futuro fino a epoche così sideralmente lontane da renderlo, di fatto, inesistente. E concludevo così: “ questo futuro...dilatato a dimensioni mostruose dalla nostra fantasia e dalla nostra follia, un giorno ci ricadrà addosso come drammatico presente. Quel giorno il denaro non ci sarà più. Perchè non avremo più futuro, nemmeno da immaginare, ce lo saremo divorato”. Quel giorno è già qui. O ci siamo molto vicini. Mi rifiuto di credere che le leadership mondiali, i loro staff, gli economisti, i commentatori a vario titolo non fossero consapevoli. Han solo fatto finta di non vedere. E hanno continuato a far finta anche dopo la crisi dei 'subprime' americani del 2008. Si sono limitati a immettere nel sistema altro denaro inesistente, drogando così il cavallo già dopato nella speranza che faccia ancora qualche passo avanti (la truffa della 'crescita' quando è a tutti evidente che la follia delle crescite all'infinito è giunta al suo capolinea). La cosa può durare per un po', ma alla fine l'overdose mortale è certa. Gli scenari che si aprono sono sostanzialmente due. Il modello di sviluppo basato sulle crescite esponenziali si disfa gradualmente e altrettanto gradualmente azzera i nostri risparmi, le pensioni, le modeste ricchezze accumulate in decenni di lavoro. E in un certo senso è giusto che sia così perchè i risparmiatori sono i fessi istiruzionali del sistema, e non per nulla vengono sempre portati in palmo di mano, poiché sono dei creditori e c'è una legge dell'economia che dice che “alla lunga i debiti non vengono pagati”. Il secondo scenario è ancor più apocalittico ma, in un certo senso, più interessante. Il mondo del denaro crolla di colpo e, con esso, il sottostante modello di sviluppo industriale, la cosiddetta 'economia reale'. Avete presente quando guardate un film su una vecchia cassetta? All'andata il nastro procede regolarmente ma arrivato alla fine si riavvolge in pochi secondi. Anche per il sistema denaro-industria sarà una questione rapidissima, di settimane, forse di giorni. Allora la gente delle città rendendosi conto che non può mangiare l'asfalto né bere il petrolio si riverserà, alla ricerca di cibo, nelle campagne dove troverà i contadini pronti a riceverla con i forconi. Sarà un'apocalisse sanguinosa e lunga al termine della quale si ricostituirà, come dopo il crollo dell'Impero romano, il feudo, comunità di piccole dimensioni, chiuse, autosufficienti , difese da armigeri. Ma 'en attandant Godot' c'è una questione più impellente. Il cittadino schiuma di rabbia impotente perchè non sa con chi prendersela. Se c'è una dittatura si può fucilare il dittatore, se c'è un'autocrazia si può processare l'autocrate. Dal punto di vista politico non serve a nulla perchè quello che viene dopo è quasi sempre peggio. Però è almeno uno sfogo salutare, se non altro per le coronarie. Ma in democrazia? In democrazia, che è un sistema proteiforme, come il denaro, sgusciante, amorfo non c'è mai un responsabile ben individuabile. Per ritornare in Italia a chi andiamo a chieder conto? All' 'esule' di Hammamet, all'ecotoplasma di Andreotti, a Forlani che non si sa bene se sia ancora vivo o morto, a Giuliano Amato, a Ciampi, a Berlusconi e ai suoi scherani, ai Della Loggia, ai Panebianco, agli Ostellini che lo hanno sostenuto, a D'Alema, a Veltroni 'l'amerikano', a una sinistra ameboide? Una rivoluzione allora? Le rivoluzioni sono sempre andate in culo alla povera gente. La rivoluzione contro lo zarismo, una autocrazia paternalistica, all'acqua di rose (dieci fucilati in tutto) ha partorito lo stalinismo, vale a dire venti milioni di kulaki e di contadini sterminati. Quella francese non eliminò la nobiltà ma spremette a sangue i contadini come l'aristocrazia, sciamannata, pochissimo attenta a sfruttare le sue terre, non aveva mai fatto. Eloquente è una lettera che un proprietario dell'Indre, Gabriel Alamore, scrive al proprio affittuario, Pierre Henry: “Quello che deve approfittare dell'abolizione dei diritti feudali sono io, il proprietario, non tu, l'affittuario”. L'aristocrazia era arrogante ma non aveva sulle proprie rendite l'attenzione micragnosa, burocratica, arida dei borghesi. Lo stesso Adam Smith si meraviglia che su grandi appezzamenti di terra dati in possesso ai contadini i nobili si accontentassero, come remunerazione, di un paio di galline e di qualche corvée personale. Il fascismo nacque anche sulla spinta dei fanti-contadini reduci dalla guerra, cui era stato promesso, in cambio, il riscatto delle terre. Ma Italo Balbo preferì l'alleanza con gli agrari e i contadini rimasero in braghe di tela. Le sole rivolte realmente popolari di cui si abbia conoscenza in Europa, quelle di Stenka Razin e di Pugacev in Russia, furono soffocate nel sangue. Con le rivoluzioni quindi è meglio lasciar perdere se oltre ai danni non si vogliono subire anche le beffe. Del resto le democrazie hanno provveduto a mettersi al sicuro. Nate su bagni di sangue non accettano, nemmeno concettualmente, che possa esser loro resa la pariglia. Se in Italia dai un onesto cazzotto a Daniele Capezzone insorge tutto l'arco costituzionale gridando all'eversione. In Italia si può rubare, taglieggiare, imporre tangenti, farsi regalare mezze case, vacanze, viaggi, corrompere testimoni, promuovere troie a cariche pubbliche, ma se ti azzardi a fare uno sgambetto a uno stronzo questa è la cosa veramente intollerabile. E allora cosa resta al cittadino beffato, ingannato, depredato? Nulla. Se non, forse, nel proprio piccolo, alzare steccati. Con certi mascalzoni non si parla, non si interloquisce, non si polemizza nemmeno. Si lascia che affondino nella loro merda. Non è granchè, poiché ci sguazzano a meraviglia, ma in fondo è pur sempre una punizione dantesca. Massimo Fini Il Fatto Quotidiano, 7 giugno 2012 Altri articoli... La differenza tra i morti in Siria e in Afghanistan Gli Ostellini della morale Nato, sette guerre chiamate con furbizia "operazione di pace" Il coprofago Mughini La morte del romanzo ha ucciso anche la critica letteraria Meglio Angela della Zio Sam Ma quali Fratelli d'Italia? Ecco perchè il voto del 2013 potrebbe segnare la fine della democrazia all'italiana Delio, elogio del cazzotto "una tantum" Africa, la guerra che non c'era Restare in Afghanistan per altri due anni? Inutile e antieconomico Il Presidente senza qualità Se l'anziano al bar non è gradito perchè "inquina" l'immagine I Talebani e gli orrori dell'Occidente Democrazia: i Nuer e noi

giovedì 7 giugno 2012

Un incontro con Simone Weil

Cristina Di Mauro che lavora per Doc in Progress, una società di produzione di Torino che si occupa di documentari. (www.docinprogress.com). Con i suoi collaboratori ha prodotto il film titolato “Un incontro con Simone Weil”, che racconta la filosofa, attivista e mistica francese attraverso lo sguardo molto personale della regista Julia Haslett. Il film, di cui trovate una sinossi qui sotto, non è una biografia in senso stretto ma si focalizza piuttosto su quanto gli insegnamenti della Weil siano contemporanei e di grande ispirazione in un periodo complesso come quello attuale. Qui la sinossi ufficiale: “Un incontro con Simone Weil racconta la storia di Simone Weil: filosofa, attivista e mistica francese (1903-1943), una donna che Albert Camus ha definito “ l’unico Grande Spirito del nostro tempo”. Simone Weil ha passato la sua breve vita in difesa degli ignorati e diseredati, dal punto di vista sociale e politico. Nel suo viaggio alla ricerca di Simone Weil, la regista Julia Haslett si confronta con questioni molto profonde legate alla responsabiltà morale, che tanto spazio ha nel pensiero della Weil, all’interno della sua stessa famiglia e nel contesto più ampio dell’America del 21° secolo. Usando gli scritti della Weil come paradigma di comprensione, la Haslett dipinge un ritratto commovente di una giovane donna straordinaria, che, senza posa, ha cercato di vivere secondo i suoi principi.” Maggiori informazioni sul film le trovate qui:http://www.linestreet.net/ithome.html A questo link trovate il trailer: http://www.youtube.com/watch?v=QrblMkzdjIs&noredirect=1

La Massoneria e la chiesa

--------Mi è capitato di leggere questo articoletto che lo trovo colmo di inesattezze, la firma è di Paolo Aldo Rossi Professore all'Università di Genova, non lo riporto integralmente, ma solo la prima parte. La Chiesa Cattolica è sempre stata contraria alla Massoneria addirittura scomunicando i suoi membri ossia li scomunica latae sententiae. Il 26 novembre 1983 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicava una dichiarazione sulle associazioni massoniche (cfr AAS LXXVI [1984] 300) ribadendo quel che scriveva Leone XIII nella Lettera al Popolo Italiano «Custodi» (8 dicembre 1892) - “Ricordiamoci che il cristianesimo e la massoneria sono essenzialmente inconciliabili, così che iscriversi all’una significa separarsi dall’altra” (il cristianesimo va letto come “cattolicesimo romano”) ... data la maggioranza di cristiani in Massoneria La lettera apostolica In eminenti apostolatus di papa Clemente XII del 1738, la bolla Providas Romanorum di papa Benedetto XIV del 1751, l'enciclica Humanum Genus di papa Leone XIII del 1884 , il Codex Juris Canonici promulgato da papa Benedetto XV nel 1917, nei canoni 1240 §1 1º (rifiuto delle esequie religiose di chi sia membro della massoneria), 1399 8º (divieto dei libri che propongano la massoneria come dottrina valida), 2335 (scomunica latae sententiae – senza processo e automaticamente - per chi si associa ad una setta o loggia massonica), 2336 §2 (imposizione di denunciare al Sant'Uffizio sacerdoti e religiosi che aderiscano ad una tal associazione.----------- Risponderò sommariamente e in maniera telegrafica Come prima cosa ricordo che esistono molte massonerie conosciute, semi conosciute, sconosciute, di frangia, spirituali, speculative ecc.Giovanni XXIII aprì all'Ordine di Malta quello della villa Sull'Aventino e degli "uffici" in via Condotti. Dietro all'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni,addirittura si nasconde nel simbolo: 4 cazzuole.In questo ordine agisce un certo tipo di massoneria anche se la loro appartenenza al Cristianesimo Romano e sicura, quasi a dire dei "Templari moderni". La Rivoluzione Francese fu innescata dalla massoneria prevalentemente di rito Egizio e nella massoneria prerivoluzionaria francese si sa che a costituirla erano anche tantissimi "monsignori", pensiamo al Cardinale Fesh Zio di Napoleone. Ricordo ancora il famoso triangolo di Piazza del Gesù a Roma costituito: dalla Chiesa dei Gesuiti, dalla sede della DC, e dalla sede della Massoneria di rito scozzese accettato, non era un caso! Certo si parla genericamente di Massoneria, ma esiste una dignitosa ed alta Massoneria quella dell'amato Reghini legata agli studi Pitagorici e mai compromessi con il potere. Poi oltre che ai Gesuiti, in antitesi, esiste l'Opus Dei legata alle banche e alle fondazioni (si sanno benissimo i nomi e i cognomi)Ufficialmente non è una massoneria ma agisce ed è strutturata come un sistema massonico.

mercoledì 6 giugno 2012

Il fungo della trascendenza

Affresco del XII secolo che rappresenta l'Amanita Muscaria come albero del bene e del male, nella chiesa (ora diroccata) di Plaincourault in Francia.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Credo sia inutile soffermarsi sull'uso dell'Amanita Muscaria dato che sulla rete esistono parecchi riferimenti. Ricordo che nella Villa di Valsanzibio esiste vicino all'abitazione nobile un fungo ora rimasto bianco dato che il marmo ha perso i suoi colori originali di "Cappuccetto" cerchietti bianchi su sfondo rossoo

lunedì 4 giugno 2012

iIl gesto della benedizione viene da un mondo precristiano

La medesima posizione delle dita della mano di Sabazio Anticipa di secoli la benedizione adottata dai cristiani La mano “pantea” di Sabazio, in atto di “benedizione”.Delle cinque dita il mignolo e l'anulare sono piegate sul palmo come l'atto benedicente adottato dai sacerdoti cristiani secoli dopo......................................................................... Le fattezze di questa mano (quale quella, celebre, di Pompei o quella di recente ritrovata in Abruzzo) sono intrecciate a complesse simbologie esoteriche (tartarughe, lucertole, serpenti, teste di montone, falli e la stessa pigna sul pollice, indizio non nuovo a chi abbia familiarità con i “papiri magici”). Caratteristico degli iniziati ai misteri di Sabazio era il gesto di benedizione, fatto con la mano destra alzata, il pollice l'indice e il medio eretti, l'anulare e il mignolo ripiegati, gesto rituale ancora una volta usurpato dai galilei come benedictio latina. Un gesto la cui valenza esoterica pare non sia sfuggita però ad Elifas Levi… Il rito di iniziazione degli adepti avveniva con una cerimonia notturna, durante la quale gli iniziandi venivano fatti sedere, coperti con una pelle di cerbiatto e strofinati con fango e crusca; venivano poi fatti rialzare pronunciando la formula "ho fuggito il male, ho trovato il meglio". Infine veniva compiuta l’unione simbolica con il Dio, per mezzo del contatto con un serpente d'oro sotto le vesti. Le ricorrenze maggiori erano invece celebrate di giorno, nei boschi. I sacerdoti, che procedevano agitando serpenti sul capo e tenendo ben alti una cesta ed un vaglio, erano seguiti da un corteo danzante e chiassoso (ci è noto il grido rituale Sabài o Euoè Sabòi); i sabaziasti, che avevano la testa cinta di corone di finocchio e pioppo ed usavano scambiarsi il noto saluto benedicente, facevano uso di vino e si dedicavano ad un culto orgiastico che culminava col sacrificio di un cerbiatto.

sabato 2 giugno 2012

Le ultime ore di Cosimo

L'intelligenza di Cosimo de Medici fu viva fino alla fine. Sul letto di morte uno di coloro che assisteva Cosimo ebbe a far notare al morituro: "Perché signore tenete gli occhi chiusi" e Cosimo de Medici con la sua sagacia ebbe a rispondere " sto facendo le prove" Grande fino all'ultimo.

venerdì 1 giugno 2012

Storia avventurosa di Alberto Mario

Alberto Mario un risorgimentale fuori dagli schemi e figlio della bassa rodigino-veronese. Si recò al tempo in Inghilterra ove sposò Jesse White, giovane inglese simpatizzante del movimento repubblicano italiano. Qui consolidò i suoi rapporti con Mazzini collaborando anche alla redazione della rivista "Pensiero e Azione".
Alberto Mario (Lendinara 1825 – Lendinara 1883) Giornalista, commentatore politico e di costume, patriota, partecipò agli eventi più importanti del Risorgimento italiano e fu in rapporto con Mazzini e Garibaldi al quale era legato da amicizia. Nacque a Lendinara nel 1825, ma dalla città natale fu costretto ad allontanarsi nel 1848 per aver partecipato alla rivolta antiaustriaca degli universitari padovani (8 febbraio); esule, partecipò volontario alla 1° guerra di indipendenza, poi stabilitosi a Genova frequentò, da repubblicano qual era, ambienti mazziniani; qui conobbe nel 1857 Jessie White con la quale fu anche incarcerato; sposatisi l’anno seguente, i due vissero qualche tempo a Londra fino a che Mazzini li inviò negli Stati Uniti per fare propaganda alla causa italiana fra gli emigrati. Tornati in Italia richiamati dalla 2° guerra di Indipendenza (1859), i due non giunsero in tempo per parteciparvi, ma l’anno dopo presero parte alla spedizione dei Mille. In seguito Alberto Mario partecipò sempre come volontario a fianco di Garibaldi, alla 3° guerra di Indipendenza (1866) con la quale anche il Veneto (e quindi Lendinara) fu unito al Regno d’Italia. A Lendinara ritornò fuggevolmente, da Firenze dove risiedeva, nel febbraio del 1867 per accompagnare Garibaldi e Acerbi in campagna elettorale per le prime elezioni parlamentari cui il Veneto partecipava. Tornò per stabilirsi nel suo paese dal 1869 e qui fu Consigliere Comunale e Consigliere Provinciale. Come Consigliere Comunale si occupò di istruzione pubblica (per una scuola efficiente e laica), come Consigliere Provinciale perorò interventi a rimedio della disastrosa situazione idrica del Polesine e si prodigò per ottenere interventi da Roma anche prima della disastrosa rotta dell’Adige del 1882; per questo motivo, a Roma si recò più volte, anche già gravemente malato. Morì a Lendinara nel 1883 ed è qui sepolto nel cimitero “nuovo” costruito anche in seguito alle sue polemiche. A lui Lendinara deve anche la fondazione della Società Operaia di Mutuo Soccorso (1866) di cui fu prima presidente, poi presidente onorario. Nel corso della sua vita collaborò a vari fogli di ispirazione mazziniana, scrisse articoli per giornali italiani e stranieri sulla situazione italiana e pubblicò “La camicia rossa” sulla spedizione dei Mille.
Brevissima storia di Jesse White sposa di Alberto Mario che dopo l’attiva partecipazione alla spedizione dei Mille e la seguente delusione politica per lo sbocco monarchico delle annessioni, si avvicinò sempre di più a Cattaneo e alle sue idee federaliste. Era giunto secondo Mario il momento di abbandonare la lotta armata a favore di metodi democratici che favorissero la partecipazione politica di più ampi strati sociali. Il grande interesse per la politica nazionale e internazionale non gli impedì comunque di riannodare la relazione col natìo Polesine nell’ultimo ventennio della sua vita. Nel 1869 iniziò a risiedere stabilmente a Lendinara. Qui la sua attività fu incessante: ricoprì la carica di consigliere comunale per vari anni, divenne membro della Società Operaia di Mutuo Soccorso, aderì alla Lega democratica veneta e fondò l’Associazione anticlericale di Lendinara. L’interesse per le sorti della sua terra rimase vivo fino alla fine dei suoi giorni. Si spense fra l’1 e il 2 giugno 1883 a causa di una malattia incurabile. Fra i suoi scritti, oltre alla copiosa produzione giornalistica e saggistica, dobbiamo ricordare l’affresco storico di "Camicia rossa" nel quale tratteggiò con grande vigore non solo gli avvenimenti ma le figure dei singoli protagonisti dell’epopea dei Mille.