giovedì 31 maggio 2012

L'altro Nerone

scultura di Nerone Giovinetto - ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ E’ ora: riabilitiamo Nerone L’incendio di Roma? Lui non c’entrava niente. Anzi, ospitò gli scampati e pagò i danni di tasca sua. Ma fu anche un pacifista, un grande urbanista, un marito innamorato. E varò una ‘patrimoniale’ che fece infuriare i super ricchi… Arianna Di Genova per “l’Espresso“ Nerone non appiccò l’incendio che devastò Roma e anzi la ricostruì con un modernissimo piano regolatore. Si macchiò del delitto più atroce, il matricidio, pur se aborriva il sangue, non mise mai piede in un campo militare perché detestava la guerra, era tiranneggiato dalla poesia e dall’amore per la seconda, impegnativa moglie Poppea. Biondo-rosso, con le lentiggini e gli occhi chiari, salito al trono a meno di 17 anni e suicida a soli 30, l’ultimo imperatore della dinastia Giulio-Claudia, successore di Augusto e nipote del grande generale Germanico, è stato un personaggio controverso che però non merita la fama nefasta che da sempre lo accompagna. Non fu quella macchietta che ci ha restituito il cinema, né il tiranno dissoluto descritto dagli storici. Fu esagerato e teatrale nei comportamenti, ma non un uomo lascivo e crudele. Ebbe la fortuna di avere accanto a sé precettori del calibro di Seneca, si cimentò nella musica, amò la letteratura, le gare sportive e i divertimenti circensi. Marisa Ranieri Panetta, archeologa e studiosa neroniana, avverte: “Nerone non era un personaggio negativo a tutto tondo. Fu un monarca molto amato dal popolo romano e dalle sue legioni. La gente, dopo la sua morte, continuò per anni a depositare fiori sulla sua tomba”. A consolidare le sue parole, c’è una mostra che si inaugura a Roma il 12 aprile: attraverso un percorso che si snoda sui luoghi della vita privata e pubblica dell’imperatore, si tenta di riabilitare la sua figura, o almeno di stabilire una verità più equilibrata. “La mostra cerca di raccontare nel bene e nel male un’intera epoca”, spiega Ranieri Panetta, che è nel comitato scientifico della rassegna voluta dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici e collabora alla sua organizzazione: “Bisogna “tirare fuori dalle ragnatele” Nerone rileggendo i documenti e con l’aiuto dei reperti archeologici scoperti negli scavi più recenti. Quando parliamo della romanità quotidiana, erotica, religiosa, dobbiamo sempre fare lo sforzo di calarci nella mentalità del tempo e non giudicare col nostro metro, frutto di duemila anni di filosofia e di cristianesimo”. Nonostante luci e ombre, Nerone era quindi un imperatore moderno? “Sicuramente è stato un anticipatore dei tempi. Storici e biografi come Svetonio e Tacito, seppure a lui ostili, non ne possono tacere la grandissima popolarità, la fedeltà dei soldati e la munificenza nel regnare. Offrì stipendi a vita ai senatori in difficoltà, pretese lo svolgimento pubblico dei processi, diminuì i premi ai delatori. Dal punto di vista architettonico e urbanistico, Nerone dette un’impronta grandiosa e scenografica a Roma. Le sue terme, vicino al Pantheon, erano famose per il lusso e il comfort. Per se stesso, pretese il meglio: si volle immortalare in un Colosso di bronzo dorato e diede avvio alla Domus Aurea. Per la soddisfazione del popolo, inventò i “missilia”, specie di gettoni a cui corrispondevano dei premi, che lanciava durante i giochi. Si preoccupò anche dei porti di Anzio e Ostia, che fornì di un sistema di canali all’avanguardia. Aveva inoltre un gran senso della propaganda: quando venne a Roma Tiridate, fratello del re dei Parti, avvolse la città nell’oro”. Ebbe, però, molti problemi: il Senato lo dichiarò “hostis publicus”, nemico pubblico… “Nerone fu in contrasto con la sua classe dirigente. All’origine dei dissidi ci fu la sua riforma tributaria che oggi potremmo definire una specie di “patrimoniale”, basata sul censo. L’imperatore non faceva guerre di conquista come Traiano, che ricoprì Roma con l’oro e l’argento dei Daci. Le risorse imperiali non erano inesauribili, così pensò di introdurre tasse dirette. Ma il Senato si oppose e la sua vita privata divenne il bersaglio preferito. Fu attaccato per le sue dissolutezze e cominciarono a circolare libelli diffamatori”. Nerone era un pacifista? “Oggi lo definiremmo così. Fece chiudere le porte del tempio di Giano per dimostrare che l’impero era in pace. Non fu temprato dalla vita militare e durante il suo regno non fece guerre di conquista, piuttosto badò a difendere i confini. Non si recò mai negli accampamenti, eppure gran parte delle legioni gli furono fedeli fino all’ultimo, quando alcune province si ribellarono. Nerone era portato per la filosofia e la musica, adorava le corse con gli aurighi, aveva un carattere che mal si adattava alle ambizioni della madre Agrippina che aveva sposato Claudio per accrescere il suo potere e favorire l’ascesa del figlio. Il suo modello erano i greci: voleva essere un novello Apollo, incoraggiò i concorsi di poesia e le gare atletiche. La cultura, l’arte e l’architettura ebbero tutti gli onori. Lo dovette ammettere anche Tacito che Roma, dopo l’incendio, era più bella di prima.]]> Ma che cosa si può dire dell’incendio? “Non fu lui il responsabile del disastro, ma se ne servì per edificare la sua reggia, incolpando i cristiani della catastrofe. Nerone era ad Anzio quando scoppiò. Fece di tutto per limitare i danni e pagò parte della ricostruzione con le sue risorse. Ospitò gli scampati nei suoi giardini ed ebbe l’idea geniale di riempire le paludi di Ostia con le macerie, così da bonificarle. Per la Roma del futuro, volle materiali ignifughi per le case, tanti porticati, strade più larghe e più punti di rifornimento per l’acqua”. Che rapporti ebbe con le donne? “Amò fino alla perdizione la seconda bellissima moglie Poppea. Con lei dilapidava interi patrimoni, circondandosi del lusso più sfrenato. E quando lei morì volle celebrare nuove nozze con il liberto Sporo perché vi trovava una somiglianza con Poppea. La prima moglie Ottavia, la sorellastra che sposò dodicenne, non venne mai amata, fu ripudiata e poi uccisa. Ma la donna che determinò il suo destino fu la madre Agrippina. Quando Nerone capì, certamente Seneca complice, che per ribadire il suo potere voleva usurparglielo, non si oppose alla sua morte. Dopo, fu perseguitato per sempre dal rimorso.

San Francesco figlio del paganesimo

Ripreso dal Blog di Roberto Zamperini.
- Andrea Della Robbia, La Crocifissione (particolare con Sole e Luna).-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Chi era davvero San Francesco d’Assisi? Quell’icona della cristianità che tutto il mondo conosce o ci sono ancora certi aspetti del suo pensiero che forse meriterebbero di essere ulteriormente approfonditi? Riprendiamo Il Cantico delle Creature (o Canticus o Laudes Creaturarum), anche noto come Cantico di Frate Sole, che nella storia della Letteratura Italiana viene considerato come il testo poetico più antico che si conosca. Francesco ne sarebbe stato l’autore nel 1226, due anni prima di morire. Si tratta di un testo in cui l’adesione al pensiero cristiano e alla Bibbia è totale o esistono margini di dubbio? Dice Wikipedia: La critica più recente, in particolare Vittore Branca, ha individuato in due soli “luoghi” biblici i veri modelli di riferimento del componimento: il salmo 148 e il cantico dei tre fanciulli nella fornace (Daniele, 3, 51-89). Dunque, nessun dubbio? Così sembrerebbe, eppure … Quasi all’inizio del Cantico, Francesco scrive: Laudato sie mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione. Frate Sole. Una personificazione quanto meno bizzarra se in bocca ad un cristiano. Prima di tutto, proprio per l’ordine in cui Francesco pone il Sole: primo fra tutte le “creature”. Il Sole, indiscutibilmente, rappresenta la sorgente primaria della vita sul pianeta. Se la Natura è la Grande Madre, il Sole è il Grande Padre che ad essa dona energia, luce e vitalità. Ma questa sottolineatura non è già un elemento di paganità? Forse, un pagano non l’avrebbe definito “frate”, cioè fratello, ma magari “padre”, ma certo quella di San Francesco suona come una voce completamente fuori dal coro: un Sole che non è più solo una “cosa” luminosa, ma è un fratello e dunque, verrebbe da pensare, come noi uomini dotato di spirito e d’anima … Così scriveva nel 1928 il giovane Julius Evola: (Le virtù cristiane) … poggiano tutte sul dualismo, l’incompatibilità, la reciproca esclusione di ordine naturale e di ordine sovrannaturale, di immanenza e trascendenza – sia nella persona del Cristo, sia nella dottrina generale. Lo “spirito” è trascendenza, ed è incompatibile con i valori di questo mondo e del suo demoniaco reggitore: qui è il mondo, là lo spirito … Dunque, il dualismo tra spirito e materia nel cristianesimo è totale e, d’altra parte, esso già è insito nell’idea stessa di un Dio che sta “oltre” la Natura e “oltre” l’orizzonte dell’uomo. Dirà, alcuni anni dopo, lo stesso Evola in “Rivolta contro il mondo moderno“: … nei riguardi dell’uomo … prende forma la nozione della “creatura” separata da Dio, quale “creatore” … Conseguenza di questo dualismo cristiano fu la sconsacrazione e la disanimazione della natura. Forse Evola non sarebbe d’accordo, ma come non vedere nell’accento francescano sulla Natura e sul Sole un sentire diverso? D’altronde, Francesco include anche la Luna e le stelle nelle sue lodi: Laudato si’ mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle. I Quattro Elementi. Altrettanto sorprendente è il seguito, con la lode dei Quattro Elementi. Francesco, ancora una volta ne fa dei fratelli come nel caso del Sole, e attribuisce loro dei caratteri che farebbero pensare ad entità viventi. La terra poi, è una madre. Ecco cosa dice Francesco: Laudato si’ mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si’ mi’ Signore, per sora aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si’ mi Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si’ mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. La seconda morte. Ma sin qui siamo ancora all’interno di una critica assolutamente ortodossa. Basta leggere cosa dice Wikipedia, per rendersi conto che la critica letteraria e storica non si sorprende più di tanto. Ma quello che viene dopo è invece assolutamente incredibile. Già, perché Francesco parla della seconda morte, e nella critica non ve n’è traccia! Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare. guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali, beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male. Inutile sottolineare che la seconda morte è un concetto totalmente pagano. Il cristianesimo afferma – in contraddizione con tutti gli insegnamenti della paganità – che l’anima è immortale. Dopo la prima morte – quella di cui siamo tutti più o meno consapevoli – i pagani affermavano che avviene una progressiva dissoluzione dei corpi psichici, che termina in quella che gli stessi pagani chiamavano per l’appunto la seconda morte. Unica via per l’immortalità dell’anima era – per loro – l’Iniziazione. Ma questo è un altro discorso. Che ne pensate voi?
I resti del tempio di Minerva ad Assisi oggi trasformata in chiesa!

venerdì 25 maggio 2012

Bertone trombato! aspettiamo il prossimo

Il caso Emanuela Orlandi: perché ancora oggi fa discutere? siete convinti per una questione di giustizia, per una ricerca della verità, non credo!
Più che altro una faida interna al Vaticano fra alti prelati e cardinali. Resti umani, ossa, tombe da aprire, reliquie dissacrate, ormai si è disposti a tutto, fino all'ultimo. Il Vaticano in sostanza non cambia mai, tutti pretesti per mistificare le cause, i vertici del potere papalino non si fermano mai, la gerarchia deve essere dominante a tutti i costi, imporre le regole dei più forti. Riporto le prime frasi da un articolo di ieri-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.- Misteri del Vaticano: la rimozione di Bertone Scontro finale, resa dei conti, ultima battaglia. Questi i toni dei commenti dopo l’ultima fuga di notizie dal Vaticano, le lettere pubblicate dal Fatto Quotidiano sullo scontro Bertone-Tettamanzi per il controllo dell’Istituto Toniolo. Ratzinger in quella occasione ha sconfessato l’opera del suo segretario di Stato. Tettamanzi infatti, dopo aver spiegato le sue ragioni al Papa, siede ancora su quella poltrona. Ormai tutti parlano apertamente di rimozione del segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone-. Poco mi interessano queste beghe economicho-vaticane, quello che emerge è che il Vaticano ha sempre meno risorse pecuniarie e in ogni famiglia si è pronti a litigi infiniti sopratutto per motivi semplicemente economici, Stato Vaticano compreso. Di Emanuela Orlandi non interessa nulla a nessuno è solo un pretesto per una faida ormai senza confini e lo stato Italiano ne è coinvolto sempre come soggetto passivo. Credo in Mazzini l'unico personaggio che ha avuto a cuore l'Italia, gli Italiani con il nascente stato e la straordinari REPUBBLICA ROMANA. Pretame di malaffare sempre pronto ad azzuffarsi per meno di trenta denari.

la vagina anche come porta della vita

La vagina nei sogni
La vagina nei sogni può richiamare la necessità di un'azione fecondante, e rappresentare il momento di stasi ed immobilità che, per evolvere ed esplicare al meglio tutte le possibilità presenti e future, richiede movimento, intraprendenza ed un "fare" che è tipicamente maschile. Quando la vagina compare nei sogni è molto difficile che abbia un significato legato al sesso o all’eros. La sua natura simbolica è più ampia e archetipica, è lo yin che si contrappone allo yan, il femminile di fronte al maschile, passività, ricettività ed accoglienza opposte ad azione, direzionalità, intraprendenza. Fin dall’antichità le viene riconosciuto un potere vitale e creativo, la fertilità, il calore della madre, la forza della sorgente, la profondità e l’insondabilità della caverna o del formicaio in cui pullula la vita. Come la terra la vagina diventa primario simbolo della creazione, potenziale ricchezza, possibile nutrimento e sostegno. Vederla nei sogni è spesso legato all’emergere di un aspetto della personalità fino a quel momento trascurato o rinnegato, la possibilità di dare alla luce progetti ed idee, la creatività che deve essere espressa, ed il presagio del nuovo che può arrivare nella vita del sognatore. La vagina può rappresentare nei sogni la porta che divide il conscio e l’inconscio, il diaframma fra le potenzialità e la manifestazione, fra il caos informe e la concretizzazione, così che alla sua immagine positiva ed incoraggiante vanno riconosciute tutte le qualità e le potenzialità del sognatore che attendono solo uno sviluppo. Infatti, la vagina nei sogni, può richiamare la necessità di un’azione fecondante e rappresentare il momento di stasi ed immobilità che, per evolvere ed esplicare al meglio tutte le possibilità presenti e future, richiede movimento, intraprendenza ed un “fare” che è tipicamente maschile. La vagina nei sogni di una donna, oltre che agli aspetti fin qui analizzati, può fare riferimento a problemi fisici che si possono manifestare o che preoccupano la sognatrice: infiammazioni, infezioni, aree doloranti, ritardi mestruali. Nei sogni di un uomo andranno valutate eventuali emozioni di paura o di disgusto, oppure l’immagine deforme della “vagina dentata” che, attentando la potenza del pene, può far emergere l’angoscia di castrazione e presagire problemi con la madre o con il femminile in genere.

mercoledì 23 maggio 2012

Il mistero di Verona romana

Il mistero di Verona Romana di Pellini Luigi. Il video parla di Verona e dei suoi allineamenti verso il solstizio d'estate all'insegna di luoghi sacri e legati alle acque sotterranee. La città scaligera rappresenta come moltissime altre la Stonehenge del mediterraneo. Nel solstizio d'estate il sole si alza e i suoi raggi sono allineati sul cardo e su tutte le linee ortogonali del cardo. E' stato di recente pubblicato dalla casa editrice Vita Nova, " NASCITA DI UNA CITTA' TRA ARCHITETTURA, MISTICA E METAFISICA", di Luigi Pellini e Davide Polinari. Il libro approfondisce in maniera esaustiva gli argomenti trattati nel video. Consigliato a tutti. http://www.youtube.com/watch?v=7Eiq-FBQiHo&feature=g-all-s

domenica 20 maggio 2012

Sempre Bertone Cardinal di Stato Pontificio!

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Non si capisce come mai costui, così giovane abbia fatto una carriera sfolgorante all’ombra della curia di Genova. Cosa avrà di così «speciale» e acuto questo belloccio oggi di 35 anni che da almeno dieci è prediletto da cardinali e vescovi e curiali? Forse non si può dire, ma si può immaginare. Il belloccio, oggi in un posto chiave della Rai, a Genova organizzava per Natale i «Cardinal dinner» con la Genova danarosa, quella solitamente affollata da evasori, truffatori, intrallazzatori che si riunivano al palazzo del porto attorno al cardinale Bagnasco, che, ingenuo, non si accorgeva di nulla. Scrissi anche un pezzo su Repubblica (edizione locale) che fece solo il solletico e il cardinale prese circa 120 mila euro da questo sforzo da ernia che i ricchi pagani fecero quella sera pur di farsi fotografare con una tonaca paonazza. Misteri della fede! Bertone non ha l’intelligenza di Richelieu né la furbizia di Mazzarino, egli è solo un esemplare rappresentante di un pontificato che lo ha scelto con scienza e coscienza, per cui il papa è responsabile in prima istanza di tutta la corruzione che scorre come una cloaca a cielo aperto sulla tomba di San Pietro. Attorno alla tomba del principe degli apostoli, prosperano malaffare, prostituzione, specialmente maschile, evasione, ricatti, maldicenza, invidia, soprusi, delitti di ogni genere come si conviene a una istituzione che si ispira al vangelo di Gesù Cristo, il povero illuso che credeva di dare una svolta al mondo, mentre finì per dare una spinta all’indicibile che con Bertone ha raggiunto l’abisso della desolazione e dell’indecenza. Povero Cristo! Predicò il Regno di Dio e spuntò Bertone e tutto il brodo di cottura che lo ha nutrito: Vaticano, cardinali, sistema clericale, connivenza con la malavita organizzata attraverso lo Ior e il governo Berlusconi, protetto e garantito dal malaffare clerico-fascista che oggi domina la struttura ecclesiastica e il sistema perverso di potere che regge il Vaticano, facendo di tutto la Geenna della lordura e dell’abiezione. Sergio Rizzo a proposito scrive sul Corriere della Sera il 25 gennaio scorso, col titolo esplicito de «La corruzione in Vaticano che il papa non vede»: “La parola è sinonimo di malaffare e degrado morale. Ma se a pronunciarla è un altissimo prelato vicino al Papa, come rivela questa sera Gli intoccabili, il programma d’inchiesta del giornalista Gian Luigi Nuzzi che va in onda su La7, allora vengono i brividi. «Corruzione» è proprio il termine che quel monsignore usa per descrivere in una clamorosa lettera a Benedetto XVI l’incredibile situazione che si è trovato davanti dopo aver assunto nel luglio del 2009 il delicatissimo incarico. Una bomba sganciata nelle stanze del potere vaticano il 27 marzo del 2011, nell’estremo tentativo di sventare una manovra di corridoio che culminerà con la sua rimozione. «Un mio trasferimento provocherebbe smarrimento in quanti hanno creduto fosse possibile risanare tante situazioni di corruzione e prevaricazione », scrive Viganò al Papa. Facendo capire a Joseph Ratzinger di non essere affatto isolato: «I cardinali Velasio De Paolis, Paolo Sardi e Angelo Comastri conoscono bene la situazione»”. Ironia della sorte, nel calendario cattolico il 25 gennaio ricorre la festa «Conversione di san Paolo»! Non San Paolo ha portato frutti di conversione, ma Silvio Berlusconi ha effuso nei suoi complici e maestri frutti abbondanti di corruzione. A quando una purificazione dell’aria in Vaticano e nella Chiesa dei cardinali? Perché gli uomini di Chiesa, spinti da un istinto naturale, frequentano uomini perversi e corrotti? Su di loro ha sentenziato il Vangelo, che li ripudia senza ombra di dubbio: «2Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei … 25Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza … 27Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. 28Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità» (Mt 23,2.25.27-28). Medita, Bertone, medita! http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/bertone-prove-dell%E2%80%99esistenza-satana/188283/

Il cardinale Bertone: uomo senza Dio ed esperto in malaffare di ogni specie

Cena alla carbonara per la diabolica alleanza massonica Articolo di Paolo Farinella, prete e biblista che mi inquieta -.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.. E’ tutto vero. Tanto è vero che sembra incredibile. Giovedì 8 luglio, nel giorno più caldo dell’estate, in casa di Bruno Vespa il servo per tutte le stagioni, si radunano per la «santa cena», un manipolo di massoni e fratelli di potere: Tarcisio Bertone, segretario di Stato di Benedetto XVI, in questo momento fuori servizio a Castelgandolfo, Silvio Berlusconi e il suo prosseneta nonché «gentiluomo di Sua Santità», Gianni Letta, Cesare Geronzi, il cui solo nome è una garanzia di malaffare e il Pierferdi Casini, cristiano di acciaio inossidabile e cattolico col marchio «Fisichella» e il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Nel 150° anniversario dell’unità d’Italia, torna la massoneria a riunirsi non più nelle bettole e nelle cantine, in mezzo al carbone, ma nel tinello del «servo dei servi», sua schiavitù Vespa Bruno, sempre pronto col grembiulino da quaquaraqua a servir portate di indecenza e di indegnità. Il Promettitore di tutto a tutti vede che si sta sgretolando il consenso perché stanno emergendo il vuoto primordiale e il nulla del suo governo, accompagnati da un rosario di corruttele e di «cricche» di cui non si vede la fine perché siamo solo alle sorgenti. Un bel rinfrescante estivo ci voleva proprio con gli ingredienti giusti a dosi uguali: Vaticano, governo, anzi Berlusconi, P2, massoneria, finanza (alla Geronzi), e tutto innaffiato dall’oste Casini che alla fine presenta il conto e alza sulle mance. Bello, un sacco bello per l’Italia decotta. Casini stava prima con Forlani che finì a sbavare davanti al giudice che lo accusava di essere ladro e tangentaro; poi passò con Berlusconi e per cinque anni lo appoggiò in ogni lordura, pur di avere la presidenza della Camera; poi si smarcò da lui per riprendersi la sua autonomia e giurando che mai sarebbe ritornato con il Berlusconi; poi si allea con Fini per fare lo sgambetto al governo del padrone; poi ritorna a Canossa perché, figlio, è dura stare lontano dalle poltrone e dal potere, ma visto che ci siamo chiediamo il massimo: vicepresidenza del consiglio dei ministri, ministero degli esteri e delle infrastrutture e qualche centinaio di posti economici che contano, di quelli, per intenderci «arraffa-arraffa». Staremo a vedere. E l’impegno con Fini? Ecchissenefrega? Limpido come l’olio adulterato. Resta una domanda: in questo covo di sciacalli, di corrotti, di uomini senza principi e senza morale, responsabili del degrado della nazione, gestiti da un capo del governo immorale «a planta pedis usque ad verticem capitis», indegno, bugiardo e destabilizzatore, cosa ci fa il cardinale segretario di Stato, l’eminenz Tarcisio Bertone seduto a cena con questi piduisti e massoni? Non c’è via di mezzo: o lo è anche lui come loro o lì non deve stare. In nome di quale competenza e autorità discute di rimpasto e/o scioglimento di governo? Si è mosso all’insaputa del papa? MI pare strana la cosa perché il segretario di Stato rappresenta sempre il papa. Ciò vuol dire che il papa è «informato dei fatti»? e condivide, che ha mandato cosciente e consapevole il segretario di Stato? Con quale mandato? Salvare Berlusconi dalla caduta e farlo risorgere, costi quel costi, in nome dei sani e santi «principi non negoziabili» come lo spergiuro, la falsità come metodo di governo, la corruzione come sistema di cooptazione, la collusione con la malavita organizzata come scopo di governo, rapporti di natura sessuale con minorenni o «dame bianche» portate al seguito presidenziale in veste ufficiale? Oppure in nome dei principi etici e del «bene comune» per cui si mandano nei parlamenti donnine compiacenti e gentili con un essere laido che non ha il minimo senso etico né privato né pubblico? Il papa, e a ruota, il segretario di Stato, il presidente della Cei, ad ogni occasione ribadiscono sempre ché «la chiesa non si occupa di politica e non ha soluzioni tecniche da offrire» perché è sempre «super partes». Ciò significa che il papa e il suoi dipendenti non riescono a coniugare contemporaneamente i verbi «predicare» e «razzolarare». Se un Bertone qualsiasi può andare a cena da Vespa con simile compagnia, significa che lui e chi rappresenta non hanno alcuna autorità morale di parlare in nome del Vangelo e tanto meno di Dio, il quale li aveva già avvertiti 25 secoli oro sono: «Guai a voi, pastori …Per colpa del pastore si sono disperse e sono preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate … Eccomi contro i pastori: a loro chiederò conto del mio gregge e ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto» (Ez 34,5-10). In occasione degli auguri natalizi, il 21 dicembre 2009, parlando alla Curia romana, lo stesso Benedetto XVI ha detto che è ricorrente per la Chiesa e i vescovi «la tentazione di fare politica», cioè di «cedere alla tentazione di prendere personalmente in mano la politica e da pastori trasformarsi in guide politiche». Come si conciliano queste parole con la presenza di Bertone alla cena alla bettola «da Vespa» perché per conto di Berlusconi convincesse Casini ad entrare nel governo? La Chiesa di Cristo è degradata ad una conventicola di farabutti e di mercanti senza scrupoli che lo stesso Cristo vomita perché della Sposa di Cristo hanno fatto una meretrice da bordello. Al segretario di Stato, «arbiter elegantiarum», le parola di S. Antonio da Padova: «Che cosa dirò degli effeminati prelati del nostro tempo, che si agghindano come donne destinate alle nozze, si rivestono di pelli varie (Sermone Annunciazione 3,14) [i prelati] sono donna, in lat. mulier, perché… molli, effeminati e corrotti, si presentano per denaro nei tribunali e nelle curie, come le prostitute (Sermone X Domenica dopo Pentecoste 1,9) ... i prelati corrotti… non c’è in essi alcuna forma di virtù, non c’è onestà di costumi, ma solo marciume di peccati … questi indegni prelati della Chiesa non hanno alcuna energia nella mente, non essendo capaci di resistere alle tentazioni del diavolo: ma tutta la forza l’hanno nelle braccia e nei fianchi, forza di rapina e di lussuria» (Sermone IV Domenica Pentecoste. 3,14) [testi in Sant’Antonio da Padova, I Sermoni, Messaggero di Sant’Antonio Editrice, Padova 20054, pp. 1093, 579, 459].

La vergogna Romano Cattolica continua

Indagato Monsignor Vergari per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi 19 MAGGIO 2012 di ANTONELLA GUGLIELMINO in BREAKING, FATTI con 1 COMMENT L’ex rettore della Basilica di Sant’Apollinare è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma. Il reato è concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi Il caso di Emanuela Orlandi, malgrado siano passati 29 anni dalla sua scomparsa, diventa sempre più noir con contorni ed intrecci sempre più oscuri. L’ex rettore della Basilica di Sant’Apollinare, Monsignor Pietro Vergari, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma per concorso nel sequestro della Orlandi, sparita il 22 giugno del 1983. E proprio nella Basilica di Sant’Apollinare è stato sepolto il boss della Magliana, Enrico De Pedis, chiamato ‘Renatino’, ucciso in un regolamento di conti nel 1990. Lunedì scorso è stata aperta la tomba dove è stato tumulato De Pedis e l’ossario, la scientifica sta facendo tutte le ricerche necessarie che ancora non sono state concluse. Ma qual’ è il collegamento tra il De Pedis e la scomparsa di Emanuela Orlandi? A suscitare la curiosità della Procura è stata una telefonata fatta alla redazione della trasmissione ‘Chi l’ha visto’ nel 2005. “Riguardo al fatto di Emanuela Orlandi – disse – per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all’epoca.” Gli interrogativi si moltiplicano, che tipo di favore aveva fatto un boss malavitoso all’arcivescovo vicario di Roma, Ugo Pioletti, e come mai era stata data l’autorizzazione a seppellire un delinquente in una Chiesa. Infatti, il corpo di De Pedis è stato trasportato nella Basilica in un secondo momento, perché prima aveva trovato sepoltura in una tomba della moglie di De Pedis. Si scopre che l’autorizzazione è stata ottenuta grazie a una dichiarazione scritta di Monsignor Pietro Vergari e lo sta bene di Pioletti. Il testo della dichiarazione “Si attesta che il signor Enrico De Pedis nato in Roma – Trastevere il 15/05/1954 e deceduto in Roma il 2/2/1990, è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la Basilica e ha aiutato concretamente tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana”. Quale tipo di favore ha fatto il malavitoso agli alti prelati che gli ha fatto guadagnare la sepoltura nella Basilica con questo tipo di dichiarazione?

sabato 19 maggio 2012

Il mistero di Verona XXVII


Il sindaco di Verona Flavio Tosi condiziona le scelte della fondazione Cariverona. Cariverona è la fondazioni più importante e potente, per potere economico e peso politico d'Italia. Anche alla luce delle ultime elezioni del maggio 2012 dove è stato riconfermato dagli elettori. Flavio Tosi lo si vede spesso in varie trasmissioni, è un personaggio che conosce le regole della medialità riesce e vuole essere un personaggio sganciato dall'etichetta politica. Nonostante sia nato nell'ambiente leghista della prima ora tenta di darsi una sua autonomia, una purezza di merito, individuale caricando il prestigio individuale. Personalmente non riesco a comprendere che gioco si stia instaurando, ma aldilà delle congetture personali questa è l'ultima proposta per reintegrare a pieno titolo il complesso che in origine costituiva l'acropoli di Verona ed il gioiello della citta di Verona da sempre e per sempre. Sarà Castel San Pietro la nuova sede del museo di Storia Naturale di Verona. Lo ha reso noto questo pomeriggio l’assessore alla Cultura Erminia Perbellini, al termine della riunione della Commissione Sesta. “Nell’ambito di un ridisegno del sistema museale veronese – ha detto Perbellini - si è individuata in Castel San Pietro la nuova sede del museo di Storia Naturale, a completamento del progetto di riqualificazione del colle del castello, che ci auguriamo venga presto finanziato con i fondi P.O.R della Regione Veneto”. Il progetto è stato illustrato oggi, nel corso della Commissione, alla presenza di Fausto Sinagra e Giancarlo Giani di Fondazione Cariverona e degli architetti dello studio Gris, curatore dei lavori I lavori di riqualificazione del museo sono iniziati nei giorni scorsi dalla vasca viscontea, nella parte nord, ed avranno una durata stimata in circa tre anni.
Tutta una serie di discorsi, ma credo che La Fondazione sia in seria difficoltà......
Certo è che a Castel San Pietro la nuova sede del museo di Storia Naturale, causerà tutta una serie di danni, forse credendo di poter cancellare una testimonianza cos' viva verso la prima religiosità che abbia conosciuto Verona! 14/06/2011
La ricostruzione dell'acropoli di Verona come probalbilmente poteva apparire nel primo secolo

Il mistero di Verona XXVI

L'archivio di Monsignor Giovanni Ongaro non si sa dove sia finito. Ongaro fu un grande conoscitore di aramaico, ebraico biblico e greco antico. Uomo di grande cultura si interressò anche di religioni antiche ed ebbe con Umberto Grancelli delle curiosità comuni. Oltre a frequentarsi, fra loro si intreccio un rapporto epistolare che è per ora andato perso. La moglie di Umberto alla sua morte disperse, si sbarazzò della biblioteca, dell'archivio e così anche dell'ultimo testo inedito dll'insigne veronese. Ongaro fu un prete scomodo e nonostante la sua amicizia con Don Calabria negli ultimi anni della sua vita fu emarginato. Il suo archivio con molta probabilità è stato portato in Vaticano. Resta il fatto che Umberto Grancelli riteneva Ongaro una delle menti pià profonde della cultura veronese.Due personaggi scomodi nella mediocre verona del dopoguerra.

Il mistero di Verona XXV

Prendendo a pretesto le ultime scoperte: "La Stonehenge della Turchia cambia la storia del Neolitico" di Giordano Stabile - 15/06/2011 Fonte: La Stampa [scheda fonte] Il complesso di Göbekli Tepe risale al 10 mila avanti Cristo mentre le piramidi di Giza sono del 2600 a.C. e Stonehenge del 2000 a. C. I 40 monoliti (alcuni di 16 tonnellate) sono disposti in quattro cerchi principali: sono decorati con figure di animali di raffinata fattura Gli scavi sono condotti da Klaus Schmidt del Deutsches Archaeologisches Institut di Berlino In Italia è appena uscito il suo libro «Costruirono i primi templi» (Oltre Edizioni) Devo precisare che a Verona oltre al cerchio mandalico di fondazione della città esistono siti e colline con manofatti allineati al sistema siderale risalenti al 10000 anni fa (legati anche al sistema ortogonale che poi sarà adottato dai costruttori romani al fine di dare la direzione al cardo e il decumano secondo le tradizioni delle civiltà che hanno preceduto Roma. Come la civiltà di Rinaldone che ha lasciato in Etruria testimonianze precise, numerose e coeve a quelle turche, vedi gli studi e i numerosi testi scritti dal Giovanni Feo per Stampa Alternativa, e ancora all'immenso patrimonio di dolmen e menhir del Salento. Verona e i dintorni della sua provincia hanno testimonianze importantissime ma da dimenticare per lla sopraintendenza. Per essere più preciso sottolineo che nel comune di Negrar proprio a ridosso della città scaligera esiste un osservatorio astronomico anch'esso di 10000 anni fa, straordinariamente intatto posto in un altopiano, ma non solo, nei santuari posti nel monte Pipaldolo e di monte pagano vicino a Montecchio (frazione del comune di Verona) sono presenti tutta una serie di muretti a secco e di piccoli obelischi di pietra a comporre cerchi a segnare solstizi ed equinozi, allineati e posti nel terreno in maniera da riprodurre i moti e le orbite celesti. Un patrimonio enorme volutamente dimenticato e lasciato all'incuria.
trovato sul Monte Pipaldolo (sopra Novaglie, alla periferia di Verona)

Il mistero di Verona XXIV

Lo scavo archeologico al seminario di Verona è stato una delle più importanti ricerche archeologiche effettuate nell’ ultimo decennio, non solo a Verona, ma in tutto il nord Italia. I veronesi, di quest’ avvenimento, non hanno saputo e visto, praticamente “nulla”, se non un piccolo articolo, quasi un incidente di percorso, apparso su L’Arena di Verona, il 17 maggio 2008. La Veja: Verona scavi archeologici: dal Seminario spunta un tesoro Di tutte le strutture murarie romane riportate in luce, qualcuno ha chiamato il cortile del seminario “la Piccola Pompei di Verona”, ora, che non esistono più, i veronesi in futuro potranno solo vedere quelle riportate da questa foto, che “santo Google” ci ha permesso di avere. Forse, in un prossimo avvenire, dalle soprintendenze… anche qualche altra foto… Miserevole presupposto però! Questo luogo cosi ricco si è trovato un santuario una necropoli e una fonderia antica. Luogo legato agli studi della "Verona magica" e insolità e Grancelli aveva previsto il sito!

Il mistero di Verona XXIII

Una immagine significativa della porta romana ancora esistente quella di "Portoni Borsari". La foto è stata scattata con il sole al tramonto al solstizio d'inverno che illumina in asse tutta la via Postumia fino alla chiesa di Santa Anastasia. Una magia che si ripete da millenni operata dall'ingegno dei costruttori romani. La questione è intimamente legata al cardo o dei cardi della città di Verona. L'orientamento del cardo è allineato al tramonto del sole, nel solstizio d’inverno, e alla nascita del sole al solstizio d'estate. La città di Verone possiamo affermare orientata sul solstizio d'estate, è una delle citta legate alla luce quando il sole esprime il suo massimo potere radiante.

Il mistero di Verona XXII


              Umberto Grancelli: il sapere lontano portato fino a noi attraverso una catena, che per secoli, ebbe la continuità anche attraverso personaggi della famiglia da Lisca.
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La città di Verona costruita dai romani dentro l'ansa dell'Adige studiata in maniera innovativa da Umberto Grancelli La grande anima di Verona Volutamente dimenticato dall'intellighenzia del dopoguerra e ostracizzato anche in seguito, un po' per paura un po' per incomprensione, le sue idee cominciano a prendere luce. Nella sua grandissima conoscenza spirituale coglie nella città di Verona gli aspetti sacrali, gli allineamenti della fondazione romana, che rispettano e assorbono le concezioni ortogonali delle civiltà che precedono i romani. Nelle viscere di quel colle(l'attuale colle San Pietro) si nascondono cunicoli, anfratti, ipogei, acque, condotti e pozzi che mai nessuno si è preso la briga di indagare e di capirne gli usi, un'incuria voluta e mirata. Nel testo di Grancelli "Piano di fondazione di Verona romana" si prospettano cammini mandalici che preparano e conducono l'uomo a lasciare il piano umano per aspirare al divino. La maggio parte dei turisti sono attratti dalla storia di Giuliettta e Romeo, una patacca o meglio un falso mito. Verona è ben altro. Senza parlare della bellezza che Verona dona al turista attento e curioso, bisogna uscire dai percorsi usuali. Gli stili e le testimonianze preromane, romane, medioevali, rinascimentali, barocche convivono in una armonia unica e irrepetibile. Comunque esiste anche la parte meno nota, anche agli stessi Veronesi. I misteri di una città sono nei suoi sotterranei nelle cripte, negli strati inferiori, qui si indaga, con difficoltà per conoscere la personalità nascosta della villa e i suoi misteri. Il popolo di una città si porta i segreti ancestrali, i Miti ,gli archetipi ,nei comuni gesti di tutti i giorni. Oggi si assiste ad un continuo svuotamento dello organismo collettivo tutto è appiattito dalla falsa scienza, Cercare la porta che conduce all'averno, al regno dell'ade un luogo solo di paure? oppure il tempio dell'anonima ed assai misteriosa morte mistica prima della grande rinascita, e questo è uno dei tanti temi affrontati da Grancelli Il culto qui si concentra in modo specifico sul fenomeno della morte ,senza il sapore di rimembranze familiari e lutto personale,ma un’anticamera per l’eternità. Il piano della città svela il suo segreto, un cosmogramma mandalico da percorrere come un pellegrinaggio consapevole. Percorrere il sacrario per raggiungere il MISTERIUM MAGNUM conseguendo l'iniziazione. I nativi americani piantavano un palo, come centro visibile del villaggio Punto visibile su cui ruotano le attività delle persone. Ancora oggi nelle città la colonna o il monumento assolvono al topos visivo ,il riferimento e di ricordo per dotare della giusta potenza la città. Chissà se riusciremo a salvare il colle sacro di Verona? Le città nascono e sono fondate sempre da un sacerdote che delimita i suoi primi confini ,ma anche il centro , attraverso un rito solo. Così si costituisce l'urbe, la civitas è più un agglomerato di case senza genialità. Tutto grava sul centro della città e da li si espande in armonia con il territorio, seguendo un andamento simmetrico e ordinato Quando la città perde il suo centro di fondazione è il caos ,e bisogna ritrovarlo al più presto

Il mistero di Verona XXI


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Una data fondamentale il 551, ovvero il colpo di stato dei Pipinidi (Chiamati altrimenti Carolingi). Il papato di Roma appoggiò spudoratamente il cambiamento di potere alterando anche le fonti scritte e "inventandosi" in seguito il titolo antisonante di Sacro Romano Imperatore al rampollo della dinastia Pipinide, addirittura la chiesa di Roma spinse il futuro imperatore al divorzio con la prima moglie (che non si sa nemmeno il nome dato che la storia scritta lo ha volutamente cancellato) del fedifrago Carlo Magno (ebbe più di due mogli ufficiali e uno stulo enorme di concubine con il conseguente numero indefinibile di figli illegittimi ) . Il potere di intervenire sulla scrittura e così sulla storia narrata dai vincitori per interessi materiali e opportunità politiche. Chi sapeva scrivere al tempo si permetteva di portare alla cronaca moltissime bugie chiaramente per basse opportunità politiche. Verona nella tradizione di Alboino era parente di Teodorico il Grande per cui doppiamente legato a Verona (non si conosce la data di nascita, ma vide la luce in Pannonia, Morì in Verona, forse 28 giugno 572) fu dal 560 circa e re d'Italia, sposò in seconde nozze Rosmunda, figlia di Cunimondo(che sconfisse ed uccise riservandosi il Cranio che usò non per schernire la moglie, ma per un antichissimo rituale proprio di questi popoli nordici. Anche in base al concetto della trasmissione del carisma regale per via femminile, in questo caso la figlia Rosmunda). Carlo Magno quando prese la città scaligera ha dovuto lasciare le maestranze e l’organizzazione longobarda se voleva una continuità politica ed economica del contado. Il Sacro Romano Impero fu una grande bufala ideata in Vaticano dato che di Sacro non aveva nulla, di romano men che meno, e per via dell’Impero si sciolse come neve al sole dopo la morte di Carlo Magno. Riporto la filastrocca DECISAMENTE FALSA E TENDENZIOSA insegnata nelle scuole francesi fino agli anni settanta che sottolinea la scarsa considerazione storica verso i re della dinastia Merovingia, che in realtà costituiscono la vera ed unica dinastia di Francia e d’Europa, l’unica nobiltà dato che l’ultimo re francese come l’attuale dinastia inglese sono genie che nulla hanno a che vedere con le casate originali. Regnanti legati alla degenerazione dei tempi moderni. Forse il re perduto va ricercato fra l’antica nobiltà romana o legata a popoli altaici. Anche il destino di Carlo Martello è legato a quello di Teodorico il Grande di Verona la sua leggenda lo accomuna ambedue finiscono in un paradico di fuoco e come la fenice da quelle fiamme rinascono eternamente. La sorte di Teodorico fu più tardi condivisa dalle anime di alcuni re dei Franchi, che avevano osato ledere gli interessi delle grandi comunità ecclesiastiche, e fra questi anche il padre di Carlo Magno, che secondo la leggenda fu gettato nel cratere di Vulcano, sarebbe stato salvato in extremis dall’intervento di S. Dionigi (Saint Denis). Mentre un secolo dopo l’anima di Carlo Martello sarebbe finita nel cratere dello stromboli. La leggenda Ariana si confonde con la maledizione cristiana, nella continuità. Le bon roi Dagobert Le bon roi Dagobert A mis sa culotte à l'envers ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi! Votre Majesté Est mal culottée. C'est vrai, lui dit le roi, Je vais la remettre à l'endroit. Comme il la remettait Un peu il se découvrait ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Vous avez la peau Plus noire qu'un corbeau. Bah, bah, lui dit le roi, La reine l'a bien plus noire que moi. Le bon roi Dagobert Fut mettre son bel habit vert ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Votre habit paré Au coude est percé. C'est vrai, lui dit le roi, Le tien est bon, prête-le moi. Du bon roi Dagobert Les bas étaient rongés des vers ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Vos deux bas cadets Font voir vos mollets. C'est vrai, lui dit le roi, Les tiens sont neufs, donne-les moi. Le bon roi Dagobert Faisait peu sa barbe en hiver ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Il faut du savon Pour votre menton. C'est vrai, lui dit le roi, As-tu deux sous ? Prête-les moi. Du bon roi Dagobert La perruque était de travers ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Que le perruquier Vous a mal coiffé ! C'est vrai, lui dit le roi, Je prends ta tignasse pour moi. Le bon roi Dagobert Portait manteau court en hiver ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Votre Majesté Est bien écourtée. C'est vrai, lui dit le roi, Fais-le rallonger de deux doigts. Du bon roi Dagobert Du chapeau coiffait comme un cerf ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! La corne au milieu Vous siérait bien mieux. C'est vrai, lui dit le roi, J'avais pris modèle sur toi. Le roi faisait des vers Mais il les faisait de travers ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Laissez aux oisons Faire des chansons. Eh bien, lui dit le roi, C'est toi qui les feras pour moi. Le bon roi Dagobert Chassait dans la plaine d'Anvers ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Votre Majesté Est bien essouflée. C'est vrai, lui dit le roi, Un lapin courait après moi. Le bon roi Dagobert Allait à la chasse au pivert ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! La chasse aux coucous Vaudrait mieux pour vous. Eh bien, lui dit le roi, Je vais tirer, prends garde à toi. Le bon roi Dagobert Avait un grand sabre de fer ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Votre Majesté Pourrait se blesser. C'est vrai, lui dit le roi, Qu'on me donne un sabre de bois. Les chiens de Dagobert Étaient de gale tout couverts ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Pour les nettoyer Faudrait les noyer. Eh bien, lui dit le roi, Va-t-en les noyer avec toi. Le bon roi Dagobert Se battait à tort, à travers ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Votre Majesté Se fera tuer. C'est vrai, lui dit le roi, Mets-toi bien vite devant moi. Le bon roi Dagobert Voulait conquérir l'univers ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Voyager si loin Donne du tintoin. C'est vrai, lui dit le roi, Il vaudrait mieux rester chez soi. Le roi faisait la guerre Mais il la faisait en hiver ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Votre Majesté Se fera geler. C'est vrai, lui dit le roi, Je m'en vais retourner chez moi. Le bon roi Dagobert Voulait s'embarquer pour la mer ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Votre Majesté Se fera noyer. C'est vrai, lui dit le roi, On pourra crier : « Le Roi boit ! ». Le bon roi Dagobert Avait un vieux fauteuil de fer ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Votre vieux fauteuil M'a donné dans l'œil. Eh bien, lui dit le roi, Fais-le vite emporter chez toi. La reine Dagobert Choyait un galant assez vert ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Vous êtes cornu, J'en suis convaincu. C'est bon, lui dit le roi, Mon père l'était avant moi. Le bon roi Dagobert Mangeait en glouton du dessert ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Vous êtes gourmand, Ne mangez pas tant. Bah, bah, lui dit le roi, Je ne le suis pas tant que toi. Le bon roi Dagobert Ayant bu, allait de travers ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Votre Majesté Va tout de côté. Eh bien, lui dit le roi, Quand tu es gris, marches-tu droit ? Quand Dagobert mourut, Le diable aussitôt accourut; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Satan va passer, Faut vous confesser. Hélas, lui dit le roi, Ne pourrais-tu mourir pour moi ? Le bon roi Dagobert A mis sa culotte à l'envers ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi! Votre Majesté Est mal culottée. C'est vrai, lui dit le roi, Je vais la remettre à l'endroit. Comme il la remettait Un peu il se découvrait ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Vous avez la peau Plus noire qu'un corbeau. Bah, bah, lui dit le roi, La reine l'a bien plus noire que moi. Le bon roi Dagobert Fut mettre son bel habit vert ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Votre habit paré Au coude est percé. C'est vrai, lui dit le roi, Le tien est bon, prête-le moi. Du bon roi Dagobert Les bas étaient rongés des vers ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Vos deux bas cadets Font voir vos mollets. C'est vrai, lui dit le roi, Les tiens sont neufs, donne-les moi. Le bon roi Dagobert Faisait peu sa barbe en hiver ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Il faut du savon Pour votre menton. C'est vrai, lui dit le roi, As-tu deux sous ? Prête-les moi. Du bon roi Dagobert La perruque était de travers ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Que le perruquier Vous a mal coiffé ! C'est vrai, lui dit le roi, Je prends ta tignasse pour moi. Le bon roi Dagobert Portait manteau court en hiver ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Votre Majesté Est bien écourtée. C'est vrai, lui dit le roi, Fais-le rallonger de deux doigts. Du bon roi Dagobert Du chapeau coiffait comme un cerf ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! La corne au milieu Vous siérait bien mieux. C'est vrai, lui dit le roi, J'avais pris modèle sur toi. Le roi faisait des vers Mais il les faisait de travers ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Laissez aux oisons Faire des chansons. Eh bien, lui dit le roi, C'est toi qui les feras pour moi. Le bon roi Dagobert Chassait dans la plaine d'Anvers ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Votre Majesté Est bien essouflée. C'est vrai, lui dit le roi, Un lapin courait après moi. Le bon roi Dagobert Allait à la chasse au pivert ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! La chasse aux coucous Vaudrait mieux pour vous. Eh bien, lui dit le roi, Je vais tirer, prends garde à toi. Le bon roi Dagobert Avait un grand sabre de fer ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Votre Majesté Pourrait se blesser. C'est vrai, lui dit le roi, Qu'on me donne un sabre de bois. Les chiens de Dagobert Étaient de gale tout couverts ; Le grand saint Éloi Lui dit : Ô mon roi ! Pour les nettoyer Faudrait les noyer. Eh bien, lui dit le roi, Va-t-en les noyer avec toi.----)

Il mistero di Verona XX


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Umberto Grancelli in compagnia del pittore Federico Bellomi nella Lessinia tanto amata da entrambi. Scheda bio-bibliografica di Umberto Grancelli Umberto Grancelli nacque il 4 marzo del 1904 da Floriano, insegnante di storia al Maffei (liceo classico di Verona) e da Elena Simeoni, sorella del grande studioso e divulgatore dell'arte e della storia veronese. I suoi testi pubblicati oltre al Piano di fondazione di Verona romana, furono: Il mistero di Verona romana, Preistoria veronese, Gli ominidi alla conquista del mondo e Il simbolo nella vita di Gesù opera in cui l'autore dà prova di tutta la sua profonda conoscenza etnico-religiosa ed ermetica (il testo originale ha l'introduzione dell'insigne studioso di metapsichica de Boni, dell'omonima fondazione e biblioteca bolognese Bozzano de Boni). Inoltre Grancelli lavorò intensamente negli ultimi anni della sua vita ad un testo che doveva essere la summa delle sue ricerche, ma alla sua morte la sua biblioteca ed il suo ultimo lavoro furono persi, probabilmente a causa del disinteresse della moglie. Morì di cancro il 1° marzo 1970 e volle essere sepolto nella piccola tomba di famiglia senza nessuna foto e nemmeno il nome: la grande modestia che lo accompagnò lo cottraddistinse anche nelle ultime volontà. Una grande persona di una umiltà sconcertante. Personaggio strano per il suo tempo. Svolse il suo lavoro presso la provincia diventandone segratario generale, un'attività che gli permise di visitare tutta la Verona sotterranea e anche approfondire i luoghi insoliti dislocati nella provincia. Contrastò in più occasioni la liberalizzazione della caccia, ma suo malgrado dovette desistere per le disposizioni precise arrivate da Roma. Si interessò alla salvaguardia degli strati più poveri della popolazione: per la loro sussistenza primaria e per l' assistenza sanitaria. Tenne rapporti con tutti i rappresentanti della cultura veronese del suo tempo, in particolare con Monsignor Ongaro (insegnante di aramaico antico, ebraico, greco e latino nel locale seminario) scambiò per anni idee, confrontandosi con la grande conoscenza che il prelato aveva di antiche religioni e sembra che esistesse un carteggio fra i due, ricco di considerazioni sul cammino del cristianesimo, ed in particolare sulle numerose eresie cristiano-gnostiche dei primi secoli e sulle religioni antecedenti alla Chiesa Cattolica Romana. Frequentava molti circoli, sebbene non fosse accademico era invitato a tenere conferenze nella stessa Accademia di Agricoltura di Via Leoncino. Negli ultimi anni frequentò anche un gruppo ufologico senza però intervenire attivamente, la sua insaziabile curiosità lo portava ad interessarsi di tutto ciò che lo lambiva. Molti lo ricordano come persona anche dalla battuta mordace, ma a lui interessava soprattutto l'uomo e l'umanità e la sua vita fu spesa a rispondere alle eterne domande: chi siamo,da dove veniamo e dove andiamo. Alla sua morte fu operata, da parte dell'intelligenza veronese, una sorta di "dannatio memoriae": venne rimosso dal mondo cattolico date le sue idee paganeggianti, ma anche la sinistra lo volle rimuovere dato che il suo nome era legato al fratello Luigi, avvocato che aderì di slancio al fascismo senza però macchiarsi di nessuna infamia. Chi ancora oggi legge il suo testo chiave Piano di fondazione di Verona romana ne resta affascinato per il viaggio mandalico che l'autore intraprende in una città completamente sconosciuta e da scoprire pagina per pagina. Fuori dalle solite banalità turistiche e di luoghi comuni, ma per conoscere una città diversa, con i sui riti di fondazione, vicina alla tradizione prisca legata per allineamenti ad altre città sacre ed importanti come: Firenze, Pavia, Rimini, Padova, Milano, Parigi e Roma.

Il mistero di Verona XIX


CONFERENZA STAMPA SUL MISTERO DI VERONA E IL SUO "SCOPRITORE" UMBERTO GRANCELLI Nell’odierna ricorrenza del solstizio invernale onoriamo Umberto Grancelli, illustre veronese scomparso nel 1970, il quale, fra i molti meriti che, peraltro, ad oggi non gli sono valsi quel compianto e quella memoria che dalla Città avrebbe meritato, ebbe quale principale quello di intuire le regole alle quali si sono uniformati i Romani nella fondazione della “nuova” Città sull'ansa del fiume legandola inscindibilmente alla “vecchia” in sinistra Adige (l'odierna Veronetta). E', infatti, la vecchia urbe a determinare, aggregandola a sé lungo il tracciato di un immaginario cerchio mandalico, la nuova città costruita dai romani intorno al primo secolo avanti cristo all'interno dell'ansa fluviale atesina (la Verona contornata dall'Adige ovvero Athesis circumflua). Per la costruzione del nuovo abitato, reticolare, viene profuso un enorme lavoro consistente nell'elevazione del livello del terreno sul quale l'insediamento verrà ad insistere per rendere quest'ultimo più stabile e più salubre. L'allineamento principale della città viene impostato sul punto in cui nasce il sole al solstizio d'estate e sul tramonto dello stesso a quello d'inverno (circostanza, quest’ultima. che giustifica l'odierna celebrazione della memoria del compianto Umberto). L'altro allineamento, formante un angolo di novanta gradi con il precedente, si imposta sulla retta che toccando Porta Leona (nel cui paramento murario è stata rinvenuta l'iscrizione che rimanda ai magistrati la costruzione delle mura, delle porte e delle cloache alla quale viene fatta risalire la nascita del municipio) arriva sino alla Chiesa di San Rocchetto sopra Quinzano. Questa linea è costituita da via Cappello che dopo Piazza delle Erbe diviene via Sant’Egidio. Oltre ai due allineamenti indicati che si intersecano ortogonalmente se ne riviene un terzo il cui tracciato muove dall'ipogeo di Santa Maria in Stelle in Valpantena, attraversa, lungo il percorso il centro dell'Arce a Castel San Pietro per concludersi presso una costruzione romana circolare indicata nell'Iconografia Rateriana con la denominazione di Horreum corrispondente ad un magazzino di cereali ubicato all'incirca alla confluenza degli attuali assi stradali di Via e Vicolo Stella. Da questi principi ispiratori del piano di fondazione di Verona Romana così come colti e delineati dal Grancelli ne scaturisce una Città magica dimenticata, spesso banalizzata da un dozzinale turismo di massa, che ignora gli affascinanti misteri intuiti solo da un viaggiatore attento come dall’abituale frequentatore curioso. In questa prospettiva ogni emergenza monumentale racchiude in sé, come in uno scrigno, una preziosa memoria, e sia le pietre così come le chiese cristiane sorte sul tracciato dell'originario cerchio mandalico, ci rivelano una religiosità atavica profondamente insita nell'uomo che non ha scalfito i luoghi i quali hanno preservato intatta, per chi sa discernerla, la loro sacralità. Puntando il compasso sulla Chiavica ove un tempo i romani ebbero a costruire un’importante opera idraulica (nelle immediate vicinanza della chiesa di Santa Maria alla Chiavica), ed aprendolo al centro del Colle di Castel San Pietro si viene a descrivere un cerchio che rappresenta il cammino evolutivo e spirituale dell’uomo con due punti, diametralmente opposti rispetto all’Arce (o Arx costituita dalla sommità del Colle di San Pietro dove era presente un tempio) che non sono toccati dalla circonferenza e attualmente sono occupati ad est dalla chiesa di San Giovanni in Valle e ad ovest da quella di Santo Stefano ai Cavalieri. Il percorso viene a coincidere con quello dell'eroe mitico fondatore della città, assurgendo, in quanto tale, ad un significato simbolico universale, attraverso le sette tappe lungo le quali si snoda e si sviluppano su sei punti fondamentali dato che il primo e l'ultimo coincidono con l'Arce o meglio con sommità e viscere del colle di Castel San Pietro, fulcro e apice punto di partenza e di arrivo legato appunto alla dualità di un Dio bifronte. Dall’alto del colle dove è nato il primo insediamento della città di Verona, incomincia il viaggio e l'eroe inizia la discesa natale verso l’Orfanum, il torrione cilindrico così denominato nell’Iconografia Rateriana sulle cui vicinanze è stata costruita l’attuale abside di San Giovanni in Valle punto in cui l’eroe acquisisce (la luce) la percezione e la consapevolezza delle proprie capacità e potenzialità,ovvero l’illuminazione iniziale, per proseguire nell’area del Seminario (dove vicino è ubicata la la chiesa di Santa Maria in Organum), tutta la zona era legata alle attività marziali come comprovato dal non lontano toponimo di Campo Marzio, dove si sfruttava anche la forza delle rogge che scendevano dalle colline adiacenti (per muovere gli “Organum” dell’antica zona industriale romana di Verona) ove l'eroe si temprava e si forgiava nella preparazione per il superamento delle prove iniziatiche. L'ulteriore, progressiva tappa del circolare percorso, era costituita dal luogo del nutrimento, il magazzino di cereali di cui all'edificio indicato come Horreum nell'Iconografia Rateriana, l'eroe si nutriva ed si alimentava per essere pronto a sostenere le difficoltà dell’agone. Il percorso toccava quindi la tappa di Santa Maria in Solaro, il sito dell'attuale Duomo, allora la zona termale (balneum) della purificazione. La penultima tappa era rappresentata dalla Chiesa di Santo Stefano ai Cavalieri preludio dell'incontro con la morte essendo ivi ubicato, come enunciato dal Grancelli, un grande cimitero. Il luogo era altresì dedicato a Venere( eros è sempre legato al fratello Tanatos) e nei pressi della chiesa proto-cristiana furono rinvenute delle are e dei reperti dedicati a Iside, retaggi di un iseo-serafeo esistente e legato indissolubilmente al protomartire cristiano Santo Stefano come a Roma l’Iseo Campese, Pozzuoi, Industria (l’attuale Monteu da Po, Torino) e Benevento, . Il ciclo si concludeva e si esauriva con l'approdo dell'eroe alla base dell'Arce , così che dalle profondità della terra l’uomo-eroe era pronto ad ascendere verso le stelle. L'eroe, una volta ritornato all'Arce compiva nelle sotterranee cavità la discesa agli inferi per prepararsi alla rinascita ed alla risalita celeste. E così poteva uscire come Arianna dal labirinto, attraverso il dedalo di gallerie che si dipanano sotto il Sacro Colle. Iniziava così un ulteriore ciclo nel perpetuo alternarsi dei ritmi temporali e spaziali. Castel San Pietro, il Poggio atavico dominante il complesso urbano viene così a configurarsi inequivocabilmente come la “Montagna Sacra” che unisce il mondo inferiore a quello celeste conferendo a quello terreno le potenzialità spirituali. Il ciclo dell'eroe, della discesa e dell'ascesa, della caduta e della risalita, rinviene una singolare corrispondenza ed assonanza con l'analogo ciclo istoriato nel rosone della Chiesa di San Zeno nonché, in senso ovviamente traslato, con l'umana esistenza nel suo ineluttabile svolgimento dalla culla alla tomba. Le suggestive tappe dell'Orphanum, dell'Organum, dell'Horreum, del Balneum, del Revanum, corrispondenti ad edifici sacri (fana e templa del Ritmo Pipiniano ) puntualmente individuati dall Grancelli nel contesto urbano si compongono nella mirabile sintesi di un magico percorso che apre prospettive del tutto inedite e inesplorate da approfondire ed indagare per comprendere la limitatezza dell’essere umano, con le sue potenzialità spirituali che gli offrono l’occasione di avvicinarsi, senza pericoli, confondendosi nel Dio ineffabile del Cosmo .