martedì 27 giugno 2017

La magia dei Gonzaga

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Palazzo San Sabastiano Mantova Soffitto con l'immagine del Croziol

I Gonzaga hanno  legato indissolubilmente il loro nome, la loro storia e la loro fortuna alla città di cui divennero Signori da quel 16 Agosto 1328, giorno in cui il capostipite della dinastia, Luigi, con la sua astuzia e con la sua ferocia eliminò Passerino Bonaccolsi e prese possesso di Mantova.
Mantova che da quasi duemila anni custodisce fra le sue mura la più preziosa reliquia di tutta la Cristianità: il Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo, il Sangue del Re dei Re, il “Sang Real”,
portato a Mantova, dalla Palestina, da Longino, il soldato romano che trafisse con la propria lancia il costato di Cristo. A seguito delle persecuzioni dei Romani lo stesso nascose nell’orto dell’ospedale per i pellegrini (ove attualmente sorge la Basilica di S. Andrea) il Sangue di Cristo, prima di essere ucciso per decapitazione il 2 dicembre del 37 d.C. Passarono diversi secoli prima che nel 804, S. Andrea, apparso in sogno ad un fedele, indicasse ove era nascosta la Reliquia; il Papa Leone III saputo della scoperta si recò a Mantova con l’ Imperatore Carlo Magno ove accertò la veridicità del ritrovamento tanto che l’Imperatore riportò con sé a Parigi una particella del Preziosissimo Sangue per collocarla nella Cappella Reale.
Successivamente nel 923 o 924 le reliquie furono di nuovo nascoste temendo l’invasione degli Ungari e solo nel 1048, S. Andrea riapparve in sogno al mendicante tedesco Adalberto indicandogli dove ritrovare  la Reliquia che era stata nascosta nell’orto di S. Andrea (nel luogo in cui era posto l’ospedale dei pellegrini, dedicato poi a S. Maddalena, era nel frattempo sorto un oratorio).
Signori di Mantova in quel periodo erano Bonifacio di Canossa e la moglie Beatrice di Lorena, genitori di colei che sarà chiamata la vice-regina d’Italia Matilde di Canossa, i quali parteciparono al ritrovamento. Da quel momento e fino al 1848 il Preziossimo Sangue rimarrà ininterrottamente
custodito fra le mura della chiesa di S. Andrea a Mantova.
E i Gonzaga ? Essi probabilmente ritenevano di essere la “stirpe” destinata, per nobiltà, purezza, discendenza a custodire per diritto divino  il “Sang Real”.
Tale riconoscimento viene a mio parere  “consacrato” di fronte a tutte le famiglie nobili d’Europa quando l’Imperatore Sigismondo di Lussemburgo, legato ai Cavalieri Teutonici e Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri del Dragone (si dice l’ordine cavalleresco più antico al mondo),  di ritorno da Roma dove era andato per farsi cingere della corona imperiale si ferma a Mantova il 22 settembre 1433 ad investire del titolo di Marchese dell’Impero Gianfrancesco Gonzaga e per dare ai Gonzaga un nuovo stemma araldico molto interessante, come lo descrivono le cronache di allora “…li diede uno scudo con l’arma delle quattro aquile in campo bianco, distinto da una croce rossa (n.d.a.Croce rossa patente)…”. Ora, se  le aquile inquartate nello stemma stanno a significare la sottomissione dei Gonzaga all’Impero , neppure il maggior esperto di araldica gonzaghesca da me interpellato ha saputo rispondere alla domanda sul significato della croce rossa patente. Tutti sanno che la croce rossa patente in campo bianco era l’emblema con il quale si riconoscevano i Templari, pertanto ritengo che l’inserimento di tale segno nello stemma araldico stesse ad indicare “a coloro che sapevano” che i Gonzaga erano legati con i discendenti dell’Ordine Templare: i cavalieri del Priorato di Sion !
A rafforzamento di tale tesi bisogna dire che circa cento anni dopo, nel 1527, diventa Gran Maestro del Priorato di Sion (secondo quanto scritto nei “dossier segreti” custoditi nella Biblioteca Nazionale di Parigi) Ferrante Gonzaga, personaggio di primo piano nella storia italiana del Cinquecento, figlio di Isabella d’Este, la Signora del Rinascimento, che sarà Vicerè di Sicilia e poi Governatore di Milano per conto dell’Imperatore Carlo V e capitano delle sue truppe. Egli sarà anche il primo italiano ad essere insignito dell’onorificienza del Toson d’Oro.
Successivamente un altro Gonzaga diventerà Gran Maestro dell’Ordine del Priorato di Sion:
Luigi di Gonzaga – Nevers. Vorrei soffermarmi anche in questo caso sull’importanza dello stemma araldico di questa famiglia che era costituito, stranamente, dall’insieme degli stemmi araldici
delle famiglie che si erano imparentate con i Nevers ed i Gonzaga( i Cleves, i La Marck, gli Artois e poi ancora Brabante, Borgogna, Rethel, Albret-Orval, Alençon, Boemia, Aragona, Bar, Sassonia, fior fiore della nobiltà europea) ed in cui erano inquartati i tre stemmi araldici che indicavano una discendenza imperiale-divina: l’Aquila di Bisanzio, la Croce di Costantinopoli e la Croce di Gerusalemme.
Se prendiamo atto che l’araldica in quell’epoca era un “scienza esatta” e che niente veniva inserito negli stemmi senza un preciso significato, occulto o palese, possiamo capire l’importanza di quanto sopra descritto e ad ulteriore conferma di quanto detto, vorrei citare la conclusione tratta da F. Cadet de Gassicourt e dal Barone Du Roure de Pauline nel loro libro “L’ermetismo nell’arte araldica” (Ed. Arkeios): “…che, anche per tutte le armi la cui origine ci è attualmente sconosciuta, un’idea abbia per forza dovuto presiedere alla loro scelta…Partendo dunque dal principio che nel Medio Evo molti personaggi, non dei minori, fossero affiliati a sette occulte - Templari, Rosacroce, antichi massoni, ecc.- abbiamo supposto, non senza verosimiglianza, che la maggior parte dei membri di quelle società segrete abbiano nel loro blasone dei simboli che permettessero di farsi riconoscere fra di loro, senza fare scoprire ai profani ciò che doveva restare nascosto…”
I Gonzaga, inoltre, si dichiaravano discendenti dalla stirpe merovingia. A riprova di ciò alcuni anni fa fu battuto ad un asta un gigantesco albero genealogico dei Gonzaga che iniziava indicando come capostipite addirittura Genebaldo, antenato di Meroveo fondatore della dinastia merovingia,
appartenente alla stirpe dei Franchi Sicambri, Primo duca dei Franchi Occidentali, morto nel 356 o nel 358.E’ chiaro che il discendere dalla stirpe merovingia era importantissimo per i Gonzaga, poiché se i Merovingi discendevano direttamente dalla stirpe di Gesù Cristo ( come è anche teorizzato nel libro di Baigent, Leigh e Lincoln: “Il Santo Graal”) allora anche nelle vene dei Gonzaga scorreva il “Sang Real”,quindi si sentivano legittimati a  custodire il “Preziosissimo Sangue” .
Numerosi altri sono gli elementi di collegamento fra i Gonzaga ed il Santo Graal,basti pensare all’attrazione che essi avevano per il primo grande romanzo della cultura occidentale, quello riguardante Re Artù ed i Cavalieri della Tavola Rotonda, ove erano presenti tre temi: La Dama, il Re ed il Graal, tanto da custodire nel loro palazzo un’importante biblioteca di codici cavallereschi e di manoscritti narranti le gesta di Lancillotto, Parsifal ed i Cavalieri della Tavola Rotonda. Oppure basti osservare visitando palazzo Gonzaga a Mantova la sala detta “del Pisanello”, così chiamata dal nome dell’autore che dipinse gli affreschi e le sinopie che coprono le pareti di questo magnifico ambiente (che sembra fosse destinato in passato a sala delle riunioni dei cavalieri più importanti del ducato oppure di qualche ordine cavalleresco sconosciuto) rappresentanti alcune scene del torneo di Louverzep tratte dal romanzo “Queste du Graal”.
L’articolo di Marcuzio Isauro “Et in Arcadia ego”, apparso sul  n. 2 di questa Rivista ed in particolare il paragrafo riguardante “I Conti di Collalto”, hanno evidenziato incredibili coincidenze fra la storia dei Collalto stessi e quella dei Gonzaga, a partire dal rapporto con Sigismondo di Lussemburgo, il Toson d’Oro, i Merovingi, oltre al fatto che le famiglie strinsero anche legami di parentela nel corso dei secoli poichè Scipione I Collalto sposò Eleonora Gonzaga e una Collalto, Silvia, si unì in matrimonio con Federico Gonzaga. Ma è soprattutto quel senso di appartenenza a quelle che io chiamo “le famiglie del Graal”, la cosa che più le unisce..
Ritengo infatti che siano esistite ed esistano tuttora in Europa, famiglie di antichissima nobiltà, legate fra di loro, oltre che da vincoli di parentela, anche da un legame fortissimo dovuto al fatto di ritenere di essere discendenti della “Stirpe Divina”, la Stirpe del “Sang Real”.
Alberto Cavazzoli
Articolo tratto dal numero 5 della rivista “Templari” – Edizioni Trentini

La festa solstiziale che celebra l'inizio dell'estate

ESTONIA: La festa pagana che celebra l'inizio dell'estate 
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aanipäev è la più importante festività dell’anno in Estonia. Le celebrazioni di origine pagana, fatte ancora oggi di riti , iniziano durante la notte del 23 giugno per continuare tutto il giorno successivo. Il 24 giugno ha assunto, come in tutti i paesi cristianizzati, il nome di festa di San Giovanni, Jaanipäev in estone.

Le terre baltiche furono tra le ultime in Europa a essere cristianizzate in seguito alle Crociate del Nord. L’opera di evangelizzazione fu difficile: le differenze di lingua e cultura fra preti di lingua tedesca e i contadini estoni ha contribuito al conservarsi di molte tradizioni fino a oggi.

Nel 1578 Barthasar Rüssow, nella sua celebre cronaca delle Guerre di Livonia, documentò come i contadini estoni non fossero per nulla inclini ad andare a messa nel giorno di Jaanipäev e di come preferissero rimanere fuori città a seguire i riti pagani. Inoltre, nel calendario contadino, questa festività segnava lo spartiacque tra la stagione di semina primaverile e quella di fienagione estiva.

Il rituale più diffuso è l’accensione di fuochi, che i più coraggiosi devono saltare. Questo rito serve a ‘purificare’ chiunque ne prende parte: assicura un buon raccolto, protezione contro gli spiriti malvagi e buona fortuna per il resto dell’anno. D’altra parte, come descritto dallo studioso finlandese Lauri Honko, non partecipare ai riti tradizionali può portare a catastrofi come un raccolto povero o la nascita di figli malati.

Il solstizio ha anche un significato romantico. Nel folklore estone questa è l’unica notte dell’anno in cui gli amanti Koit (alba) e Hämarik (tramonto) possono incontrarsi. Da qui derivano diverse credenze legate ai poteri magici della notte di Jaanipäev. I giovani amanti sono invitati ad andare nel bosco per cercare i ‘fiori della felce’ che secondo la tradizione sbocciano solo durante il solstizio. Trovare questo tipo di fiori garantisce salute, felicità e ricchezza per il resto della vita. Inoltre, per vedere il proprio futuro sposo in sogno si dovrebbero raccogliere sette tipi di fiori da sette giardini diversi e metterli sotto il cuscino prima di andare a dormire.

Lennart Meri, primo Presidente dell’Estonia post-sovietica, nel suo saggio ‘Hõbevalge’ postula un’interessante ipotesi sull’origine di Jaanipäev: la festa sarebbe una rievocazione collettiva della caduta del meteorite Kaali sull’isola estone di Saarema, avvenuta durante l’età del bronzo. Questo avvenimento avrebbe ispirato le mitologie baltiche e nord-europee che descrivono la caduta del sole sulla terra e il suo ricordo si sarebbe tramandato tramite l’accensione dei fuochi.

Dal 1992, dopo il ritorno all’indipendenza, Jaanipaev è ufficialmente festa nazionale. Quest’anno la notte di mezza estate cade di venerdì e c’è la possibilità di festeggiare un intero weekend. Questa sera si festeggia in tutto il paese. A Suure-Jaani, nella contea di Viljandi, c’è un festival dedicato alla memoria della famiglia di compositori Kapp. Musica classica ed estone si mischieranno per offrire uno spettacolo per tutti i gusti. Ci sarà anche un contest per cantautori e esposizioni di foto e quadri. Da non perdere il concerto alle tre del mattino nel parco nazionale di Soomaa.

All’Estonian Open Air Museum di Tallinn ci sarà il più grande evento con i falò, gonne colorate danzanti e giochi tradizionali. Per i più romantici ci sarà la possibilità di godere dell’atmosfera creata da Trio Romansid.

A Narva, Il Festival Medioevale sarà un’occasione per tornare nel passato: nel cortile del castello di Narva verranno riprodotte le scene del 1346 quando ci fu l’accordo tra il Re di Danimarca e l’Ordine Teutonico. Saranno inoltre organizzati dei tornei fra cavalieri e gare di tiro con l’arco. Le canzoni medioevali accompagneranno gli eventi per tutta la notte.

lunedì 26 giugno 2017

Lettera del Cardinale Bessarione ai figli di Pletone, appena dopo la morte del Grande filosofo Neoplatonico

Giorgio Gemisto Pletone (morto a Mistra il 26 giugno 1452)
l'uomo che gli ispirò la nascita dell'Accademia neoplatonica fiorentina:
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Il sarcofago che contiene i resti del filosofo di Mistrà Gemisto Pletone fuori dal tempio Malatestiano di Rimini
Il cardinale Bessarione così scriveva ai figli di Pletone, Demetrio e Andronico, poco dopo la morte del padre:
« Ho saputo che il nostro comune padre e maestro ha lasciato ogni spoglia terrena ed è salito in cielo...per unirsi agli dèi dell'Olimpo nel mistico coro di Iacco. Ed io mi rallegro di essere stato discepolo di un tale uomo, il più saggio generato dalla Grecia dopo Platone. Cosicché, se si dovessero accettare le dottrine di Pitagora e Platone sulla metempsicosi, non si potrebbe evitare di aggiungere che l'anima di Platone, dovendo sottostare agli inevitabili decreti del Fato e compiere quindi il necessario ritorno, è scesa sulla terra per assumere le sembianze e la vita di Gemisto. Personalmente, dunque, come ho già detto, mi rallegro all'idea che la sua gloria si rifletta anche su di me; ma se voi non esultate per essere stati generati da un padre simile, voi non vi comporterete come si conviene, perché non si deve piangere un tale uomo. Egli è diventato motivo di grande gloria per l'intera Grecia; e ne sarà l'orgoglio dei tempi a venire. LA SUA REPUTAZIONE NON PERIRA', MA IL SUO NOME E LA SUA FAMA SARANNO PERENNEMENTE TRAMANDATI A FUTURA MEMORIA»

domenica 25 giugno 2017

Il pene di Rasputin

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Si dice che durante l’autopsia il suo membro venne asportato e secondo la leggenda misurava circa 30 centimetri.
Si narra poi che sia stato conservato, essiccato, da una nobildonna. Una volta scoperto questo macabro particolare la figlia di Rasputin reclamò la reliquia del padre, che tenne con sè fino alla sua morte.
Successivamente se ne perdono le tracce ma ora un museo dice di avere il membro di Rasputin conservato in formaldeide. Ma com’è possibile, se era sempre stato conservato essiccato? Probabilmente la diceria della sua “dote” e il membro in formaldeide sono stati messi in circolazione per sostenere le teorie che lo volevano come amante della zarina e uomo libertino che amava le orge.

Io penso invece che sia satao solo un uomo religioso e molto carismatico che credeva del potere delle preghiere e della meditazione.

I riti della pioggia del paganesimo ripresi (o copiati) dalla chiesa cristiana

I riti della cristianità sono stati ripresi dal complesso ed articolato mondo pagano. In questi momenti di crisi idrica e di grossi cambiamenti climatico atmosferici si riscopre il rito, la preghiera e le liturgie di un mondo considerato fuori dalla modernita. Con l'occasione riprendo riprendo un articolo  da Repubblica di 14 anni fa che apre scenari nuovi ed inaspettati verso una spiritualità diversa . Concludo credendo profondamente che certi riti possono influire non solo sull'andamenti metereologico, ma sull'egregore collettivo che riesce ad interferire sulle leggi della fisica in maniera "omeopatica"..........Riprendiamo dagli antichi le potenzialità delle nostre menti individualmente ed in maniera, sopratutto collettiva.

 "il batter d'ali di una farfalla in Brasile, può provocare un tornado in Texas" 

                 
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    Da mille anni la Chiesa prega per vincere la siccità

    ROMA - Serve "scomodare" Dio per chiedergli il miracolo della pioggia come hanno fatto nei giorni scorsi molti parroci e ieri, a sorpresa, persino, il Papa? «Certo che serve», risponde Vittorio Messori, biblista, lo scrittore cattolico italiano più tradotto al mondo, coautore insieme a Giovanni Paolo II di "Varcare la soglia della speranza", best seller da oltre 20 milioni di copie vendute. Messori, non potrà negare che è piuttosto sorprendente sentire il Pontefice invocare l' intervento divino per la pioggia. «Mi sorprendo per la sorpresa perché non dimentichiamo che, purtroppo, la preghiera per la pioggia è stata una delle cose soppresse dalla riforma liturgica. Per oltre mille anni la Chiesa due volte all' anno, prima di Pasqua e al tempo dell' Ascensione, ha sempre celebrato nelle campagne le Rogazioni, cioè delle liturgie che si svolgevano all' aperto, con processioni, Messe e con invocazioni Dio e tutti i santi perché scendesse la benedizione sulla terra, perché tutti i frutti venissero salvati con l' arrivo della pioggia, al momento opportuno, e del sole, quando era necessario». Quindi le preghiere per la pioggia invocata dal Papa non è una novità. Però in teoria sono proibite. Perché? «Non sono state proprio proibite, ma in qualche modo oscurate, secondo me, per un equivoco di fondo di molti liturgisti che nella nuova riforma liturgica hanno soppresso certe cose che secondo loro avevano preso il posto di cerimonie pagane. Ma, le preghiere per la pioggia e per i beni terreni non erano un effetto del paganesimo: Gesù disse di non essere venuto per distruggere, ma per completare. Le Rogazioni, così come le ha adottate la Chiesa, venivano certamente dalla tradizione pagana, ma rispondevano a un bisogno religioso profondo dell' uomo. Poi, la Chiesa le ha cristianizzate con le Rogazioni». Invocare Dio per il bene dell' acqua fa parte anche della tradizione biblica... «Vero. Nella Bibbia si fa riferimento alla pioggia almeno duecento volte, soprattutto nell' Antico Testamento. La pioggia nella prospettiva giudaico-cristiana è un simbolo altamente religioso perché è qualche cosa che scende dal cielo sulla terra dopo esservi arrivata dalla terra sotto forma di nubi. Quindi, per la tradizione giudaico-cristiana, viene direttamente da Dio per dissetare gli uomini. Nella essenza biblica, quindi, la pioggia ha una simbologia altissima: è il simbolo del legame tra Dio e l' uomo». Ma oggi ha ancora senso recitare preghiere "particolari" che, forse, appartengono a un mondo che non esiste più? «E' riduttivo e sbagliato pensare che la preghiera debba essere recitata solo per le grandissime occasioni. Nella prospettiva cristiana, Dio è nostro padre e noi siamo suoi figli. Per cui ogni figlio ha il diritto-dovere di chiedere al padre di essere aiutato, anche nei bisogni quotidiani, come appunto è l' acqua. Siccome la pioggia riguarda direttamente la vita delle persone non si vede perché non si debba pregare Dio per averla». Nella Bibbia ci sono altri riferimenti alla preghiera per la pioggia? «Nella Lettera di Giacomo c' è un invito specifico a pregare per l' acqua con queste parole: "Molto vale nella preghiera del giusto fatta con insistenza. Elia pregò che non piovesse e non piovve. Poi, pregò affinché piovesse e il Cielo diede la pioggia e la terra dette i suoi frutti". Quindi, il profeta Elia, per far punire i peccatori pregò Dio di non far piovere e per premiare i giusti invocò il dono dell' acqua. E fu ascoltato». Anche l' attuale mancanza d' acqua può essere intesa come una punizione divina per i peccatori, come le grandi calamità bibliche? «Sì, certo, la mancanza di acqua è una calamità. Ma, come dice sempre la Scrittura, le vie di Dio non sono le nostre vie. Quando si parla di punizioni divine sono sempre molto prudente perché nessuno di noi conosce il pensiero di Dio. Però, certamente, nella prospettiva biblica, la mancanza di pioggia è spesso anche una forma di punizione per i peccati commessi». Forse anche per questo il Papa ha condannato i piromani e ha chiesto più attenzione per la tutela ambientale. «Il piromane va condannato come chiunque danneggia l' ambiente. Però, nella Bibbia l' albero ha anche un fortissimo significato simbolico: perché ha le radici in terra e le foglie protese verso il cielo. E' un segno di legame tra la terra e il cielo, un simbolo carico di valori religiosi non solo per il cristianesimo. Un simbolo, non casualmente, preso a modello anche dai partiti - la Quercia, l' Ulivo...-, anche se spesso non se ne accorgono. Non c' è da meravigliarsi: in fondo, le ideologie politiche non sono altro che religioni secolarizzate».
    ORAZIO LA ROCCA